1° Maggio: tempi grami per la festa dei lavoratori

Che cosa ha rappresentato nell’immaginario collettivo e nella storia la festa dei lavoratori
di Luciano Di Pietrantonio, ex Segretario della CISL di Roma e del Lazio - 29 Aprile 2012

Senza dubbio la festa del lavoro che si celebra in questo 1° Maggio 2012, è senza tema di smentita, una delle più “difficili” dal dopoguerra ad oggi.

Possiamo definire di “tempi grami” questo periodo per le condizioni sociali, economiche, politiche e morali del nostro paese.

Che cosa ha rappresentato nell’immaginario collettivo e nella storia la festa dei lavoratori?

Il 1° Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, ne tanto meno sociali per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi, per migliorare la propria condizione.

“Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine coniata in Australia nel 1855, condivisa da gran parte del movimento organizzato del primo Novecento.
Si apri cosi la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo di Maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare forme di lotta e affermare la propria autonomia e indipendenza.

Negli Stati Uniti, nello Stato dell’Illinois, nel 1866 ci fu il primo riconoscimento, con molte limitazioni, della giornata lavorativa a otto ore; sempre nello stesso anno in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti, oltre 400 mila lavoratori incrociarono le braccia il 1°Maggio e nella sola Chicago 80 mila operai scioperarono e parteciparono a un grande corteo.
Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi ci furono scontri fra manifestanti e polizia, per protestare contro i licenziamenti di una fabbrica, ci furono diversi morti.
Da quei fatti e nel ricordo dei “martiri di Chicago”, che erano diventati il simbolo della lotta nacque il 1° Maggio.

Nel 1890 per la prima volta si svolsero manifestazioni simultaneamente in tutto il mondo, cosi come indicato dal Congresso costitutivo della “Seconda internazionale” riunito a Parigi, l’anno successivo l’evento si rinnovò in Italia come negli altri Paesi con grande successo.

A Roma la manifestazione era stata convocata in Piazza Santa Croce in Gerusalemme, nei pressi di S. Giovanni; la tensione era alta; ci furono tumulti che provocarono morti e feriti, centinaia di arresti tra i manifestanti, con la folla che sosteneva la causa dei lavoratori.

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Nel resto d’Italia e del mondo le manifestazioni del 1° Maggio ebbero uno svolgimento più tranquillo, lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori e dei cittadini.

Nel nostro Paese il fascismo decise la soppressione del 1° Maggio, durante il ventennio fu fatto coincidere con le celebrazioni del 21 aprile, il Natale di Roma, mentre la festa del lavoro veniva connotata come “sovversiva”.

Nel dopoguerra, il ripristino della festa del 1° Maggio fu conseguenza della Liberazione. Nel 1947 a Portella della Ginestra in Sicilia, venne scritta una pagina nera a opera della banda Giuliano. Durante una manifestazione per festeggiare la fine della dittatura, la ritrovata libertà e rivendicare migliori condizioni di lavoro per i braccianti e i mezzadri agricoli venne compiuta una strage, che causò 11 morti e 50 feriti.

Le forti trasformazioni sociali nel corso degli anni, il mutamento delle abitudini, la progressiva omogeneizzazione degli stili di vita, l’industrializzazione del paese, il ruolo della cultura e dello studio, la crescita dei servizi e della comunicazione, le conquiste di migliori condizioni economiche e civili, hanno profondamente cambiato il significato di una ricorrenza che aveva esaltato la distinzione della classe operaia.

Il modo di celebrare il 1° Maggio è quindi cambiato negli ultimi due decenni dello scorso secolo. Questa condizione è da attribuire alla partecipazione e alle lotte dei lavoratori di tutte le categorie che hanno modificato la società italiana.

Dal 1990, CGIL- CISL- UIL hanno scelto di celebrare la giornata del 1° Maggio promuovendo una manifestazione nazionale dedicata a specifici temi: quest’anno a Rieti, per accendere i riflettori sulla “Provincia dimenticata” e far conoscere le problematiche delle piccole realtà territoriali spesso ignorate per le loro dimensioni.

Inoltre è diventato un appuntamento storico il tradizionale “Concerto” del 1° Maggio a piazza San Giovanni, dedicato in questo 2012 a “La musica del desiderio. La speranza, la passione, il futuro”, con la diretta Non-Stop della Rai sarà possibile vederlo in ogni parte del paese.

La festa del lavoro, definirla oggi “difficile” è un eufemismo, ma i “tempi grami” in questa fase della vita italiana sono presenti, perché il paese è in una fase recessiva, il debito pubblico non da tregua, l’etica pubblica e privata non è più segno distintivo di parte della classe dirigente.

Bastano alcuni dati per verificare come la crisi economica e sociale e soprattutto le grandi disuguaglianze, che si sono accentuate,nell’ultimo quindicennio, che hanno impoverito in modo particolare lavoratori e pensionati, rendendo spesso marginale l’azione politica e rivendicativa del sindacato.
La pressione fiscale in Europa è al 39,4 in Italia è al 45,4; nell’ultimo anno i tichet sanitari, in oltre la metà delle Regioni, hanno avuto un impennata superiore al 50%; le retribuzioni medie dell’Italia si collocano al 23° posto nell’area Ocse, su 34 economie avanzate di tutto il mondo, siamo sotto la media dell’Ocse e dietro a noi Portogallo e Grecia; la disoccupazione giovanile (nella fascia d’età 15/24 anni) è al 32%; su 16,7 milioni di pensionati, uno su due incassa meno di 1000 euro : oltre 5 milioni da 500 a 1000 euro al mese, circa 2,5 milioni meno di 500 euro al mese, infine quasi la metà dei patrimoni (circa il 45%) è di proprietà del solo 10% delle famiglie. Questi sono alcuni indicatori oggettivi che caratterizzano la situazione del nostro paese.

L’atto di responsabilità del sindacato, per aiutare il nostro paese a non fare la fine della Grecia, ha avallato una riforma delle pensioni durissima, oltre a misure di tassazione senza precedenti imposte dall’incapacità politica di governare il nostro paese. E’ stata alimentata l’evasione fiscale e aumentato le distanze fra classi, gruppi e categorie sociali, penalizzando sempre i più deboli e larghe fasce di ceto medio, ignorando gli effetti della speculazione finanziaria sempre in agguato.

I richiami dell’Europa all’Italia (spesso interessati, ma vanno decise nuove politiche e regole comunitarie per la crescita) e il forte debito pubblico hanno favorito l’avvento di un Governo tecnico chiamato a risanare con rigore, rendere equi i sacrifici e a favorire crescita e sviluppo.
Per la verità fino ad oggi solo sacrifici!

Viene da domandarsi, richiamando quanto afferma l’Enciclica “Laborem exercens”: “Nell’attuale mutato quadro di riferimento ha ancora senso parlare di priorità del lavoro sul capitale? Esistono ancora oggi buone ragioni per sostenere il principio del primato del lavoro e la centralità dell’uomo”.

Saranno necessarie nuove forme di responsabilità, intesa come spirito di servizio, superando il culto dell’individualismo e dell’approssimazione nella gestione della cosa pubblica e dell’economia; certamente le forze politiche e le forze sociali dovranno tenere conto, ove il sindacato deve superare le differenze e le divisioni di questi ultimi anni, avendo avanti agli occhi e nel cuore, il valore e lo spirito che ispirò il 1° Maggio.

In gioco ci sono le sorti delle giovani generazioni del nostro paese e il futuro dell’Europa.

Ecco perché i “tempi grami” si potranno superare facendo riferimento ideale al nostro tricolore, come ricordato nel 150° dell’Unità d’Italia: il Rosso, il passato civile; il Bianco, la pacifica convivenza delle persone e delle comunità; il Verde, la speranza in un futuro migliore e di progresso.

Bisogna crederci, impegnarsi e partecipare, pensando anche alla storia del 1° Maggio : Festa Internazionale del Lavoro, può aiutare.
 


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