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10 luglio, un giorno come tanti per la Storia e le storie

A volte ci sono date che ritornano a segnare, in anni diversi, fatti importanti della Storia, ma anche storie che lo sembrano meno

Olgiata, Roma, 10 luglio 1991, una storia (nera) qualunque?

Era il 10 luglio del 1991 quando il killer entrò nella stanza da letto della contessa Alberica Filo Della Torre, 42 anni, la strangolò e la colpì con uno zoccolo alla testa. Proprio quel giorno, nella villa avvolta nel verde dell’Olgiata, zona esclusiva di Roma, la contessa avrebbe dovuto festeggiare dieci anni di matrimonio con Pietro Mattei, un costruttore romano. Il delitto fu scoperto da una domestica filippina mentre in casa si trovavano i due piccoli figli che avevano da poco fatto colazione e nella villa erano al lavoro alcuni operai per preparare la festa che si sarebbe tenuta in serata.

Mattei, invece, era al lavoro. Il riserbo e il silenzio di uno dei quartieri romani più esclusivi fecero da sfondo a quell’ omicidio che, a distanza di tanti anni, resta ancora un mistero. Un groviglio di piste coinvolse personaggi di tutti i generi, dal domestico filippino a funzionari dei servizi segreti. Anche il marito della donna fu sfiorato dai sospetti, ma l’indagine del PM Cesare Martellino finì per incentrarsi su un vicino di casa: Roberto Jacono. Alcune macchie di sangue scoperte dagli investigatori su un pantalone furono analizzate con il test del DNA, ma l’esito fu negativo e la sua posizione fu archiviata.

Furono fatte anche rogatorie in Svizzera per passare al setaccio i conti correnti della vittima sui quali si ipotizzò che potessero essere passati fondi illeciti del Sisde. A un certo punto, fece capolino anche lo strano personaggio di Roland Voeller, che già era stato testimone nel “caso di via Carlo Poma” (l’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 Agosto del 1990, nella sede dell’Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, dove la ragazza lavorava. Ndr).

La prima inchiesta sul delitto dell’Olgiata viene archiviata nel giugno del 2005 dal Procuratore aggiunto Italo Ormanni. Nuovi accertamenti, senza seguito, furono avviati nell’ottobre successivo, sulla base di un’intervista di Naike Rivelli, figlia di Ornella Muti. Alla fine del 2006 l’inchiesta venne riaperta dopo un’istanza presentata per conto di Pietro Mattei dall’Avvocato Giuseppe Marazzita, per riesaminare con le nuove tecnologie i reperti sui quali possono essere rimaste eventuali tracce organiche.

Il 14 novembre 2011 Manuel Winston Reyes, reo confesso dell’omicidio di Alberica Filo Della Torre, è stato condannato a 16 anni di reclusione. L’ex domestico di casa Mattei è stato condannato (con il rito abbreviato che consente uno sconto di un terzo della pena) solo per l’accusa di omicidio volontario. Il GUP Massimo Di Lauro ha dichiarato, infatti, prescritto il reato di rapina. La Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

(Dagli Archivi dell’Agenzia Giornalistica ANSA).

10 Luglio 1943, con lo sbarco alleato in Sicilia, scatta l’”Operazione Husky”

«Il mare era pieno di navi, piccole e grandi, cariche di soldati che una volta scesi in acqua tenevano alti i fucili per non farli bagnare». C’è il 10 luglio 1943 e tutta la Seconda guerra mondiale nel diario che Agnese Modica ha tramandato a figli e nipoti. La donna si trovava a Renna, una frazione di Noto, in Provincia di Siracusa, e dal balcone di casa sua si scorgeva il mare:

 «Sembrava popolato da mosche. Invece erano uomini e barche che si muovevano velocemente per raggiungere la riva». Agnese non c’è più dal 2020, ma le sue memorie restano: «Per lei quel giorno fu l’inizio della liberazione dal nazifascimo» sottolinea la figlia Santina. Anche se l’Operazione Mincemeat, il piano di inganno strategico condotto nella primavera del 1943 dai servizi segreti britannici, aveva fatto credere che lo sbarco sarebbe avvenuto in Grecia, l’isola non era sguarnita come testimonia la storia di “resistenza a oltranza” della Divisione Livorno a Gela. Le casematte, i bunker e i pillow sono tutt’ora visibili lungo le strade a ridosso della costa in Sicilia orientale, ossia i luoghi dove misero piede gli anglo-americani e i canadesi. Si trattò dell’”Operazione Husky”, Quello in Sicilia sarà il primo grande sbarco alleato sulle coste italiane. Anche se ancora ci vorranno molti mesi di guerra sanguinosa quello sbarco segnerà l’inizio della fine per il fascismo e l’occupazione tedesca del nostro Paese. (*)

Il 10 Luglio 1976, a Roma, viene ucciso il Giudice Vittorio Occorsio 

Occorsio, nato a Roma il 9 Aprile 1929, Magistrato, prima di essere assassinato aveva partecipato al Processo per la strage di Piazza Fontana, a Milano del 12 Dicembre 1969 e ai Processi al Movimento terroristico di ispirazione nazifascista “Ordine Nuovo” (6 Giugno 1973).

Nota: nell’ambito del Processo per la strage di Piazza Fontana, il 31 Marzo 1971, Vittorio Occorsio emette mandato di cattura nei confronti di Clemente Graziani ed altri 39 imputati, tutti appartenenti al Movimento Politico di estrema destra Ordine Nuovo (MPON), con l’accusa di ricostituzione del Partito fascista. Tra questi vi era il parlamentare del MSI, Sandro Saccucci, già coinvolto nelle indagini per il Golpe Borghese (8-9 Dicembre 1970). È questo atto che espone Vittorio Occorsio e lo rende il più isolato tra i Magistrati della Procura di Roma. 

Ad ucciderlo sarà il killer nazifascista Pierluigi Concutelli, militante dell’Organizzazione nera. Il Giudice Occorsio venne freddato a pochi metri da casa sua con 32 colpi di mitra, mentre si sta recando in ufficio con la sua Fiat 125 special. L’omicidio avvenne all’incrocio tra via Mogadiscio e via Giuba, nel Quartiere Trieste.

Pochi giorni prima Vittorio Occorsio aveva interrogato Licio Gelli, Venerabile Maestro della Loggia Massonica Coperta Propaganda 2. Nonostante lavorasse su inchieste scottanti gli era stata tolta la scorta, senza motivo. Dalla macchina del Giudice scomparirà la borsa che conteneva importanti documenti e, come rivelato dal giornalista Franco Scottoni, un documento che svelava l’acquisto da parte dell’Organizzazione mondiale per l’assistenza massonica (Ompam) di un edificio a Roma per otto milioni di dollari, ovvero, una cifra pari al totale di quella pagata per i riscatti dei rapimenti per cui era stato arrestato Albert Bergamelli, un noto criminale francese, fondatore dell’Organizzazione malavitosa romana denominata Clan dei marsigliesi, attiva in Italia nel corso degli anni settanta del ‘900.

Nell’auto del Magistrato sarà rinvenuta la rivendicazione dell’agguato firmata da “Ordine Nuovo”. Dai fascisti Vittorio Occorsio veniva accusato di “avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi erano portatori. Vittorio Occorsio aveva infatti, istruito due processi contro il MPON”.

Questo omicidio, peraltro, vide la convergenza di numerosi terroristi di destra. Il mitra con cui è stato ucciso il Giudice, un Ingram M.A.C.M. 10, calibro 9 mm, un’arma di fabbricazione americana, proveniva dalla polizia franchista spagnola e era arrivato nelle mani di Concutelli attraverso Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale e uomo di peso dell’Internazionale Nera. Secondo molti, però, oltre alla vendetta dell’estrema destra, il delitto Occorsio potrebbe avere avuto origine anche dalle indagini del Magistrato sui legami tra mafia e criminalità romana. Non a caso, le intuizioni di Occorsio troveranno alcune conferme nelle attività di Michele Sindona come riciclatore di soldi di provenienza mafiosa. Ma in seguito saranno anche noti e confermati i legami stretti tra la mafia, la criminalità organizzata (leggi a Roma la Banda della Magliana) e i nazifascisti.

Per l’omicidio di Vittorio Occorsio, nell’Ottobre 1976 furono indagati prima Danilo Abbruciati della Banda della Magliana, e poi Alvaro Pompili, imprenditore romano noto fiancheggiatore della Banda della Magliana, ma anche lo stesso Licio Gelli che venne sentito dai Magistrati di Firenze e costretto a fornire una lista degli iscritti alla sua loggia.

Il 16 Marzo 1978, il giorno della strage di Via Mario Fani, per il rapimento Moro, furono condannati per l’assassinio del Giudice Occorsio i neofascisti Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro, come esecutori materiali. Assolti, invece, altri imputati quali mandanti; mandanti che non saranno mai individuati.

Concutelli il 13 Febbraio 1981 ucciderà in carcere strangolandolo – con la complicità di un altro nazifascista il detenuto, Mario Tuti – Ermanno Buzzi, anche lui fascista, detenuto per la strage di Brescia, che aveva confidato di voler confessare la verità sull’attentato fascista del 28 Maggio 1974 in Piazza della Loggia.

Ancora, Concutelli ucciderà, sempre in carcere nell’Agosto 1982 e ancora strangolandolo, il fascista Carmine Palladino, ucciso perché sospettato di volersi pentire e di voler collaborare con gli Inquirenti impegnati nelle indagini sui neofascisti romani per la strage di Bologna. Concutelli, che condannato a tre ergastoli, beneficerà degli arresti domiciliari dal 2009 per gravi motivi di salute, è morto a Ostia (Roma) il 15 Marzo scorso.

(*) Occorre ricordare che durante i violenti combattimenti successivi allo sbarco alleati in Sicilia rimarrà ucciso, tra i tedeschi, Carl Ludwig Hermann (Luz) Long che durante le Olimpiadi di Berlino del 1936 aveva conosciuto l’atleta nero americano Jesse Owens e con lui gareggiato aiutandolo, con alcuni consigli tecnici a vincere l’ennesimo oro (Ovens ne vincerà quell’anno ben quattro) nella finale del salto in lungo. I due diventeranno amici per la pelle e Long, mandato a combattere in Sicilia e sentendo vicina la sua fine, scriverà al “fratello” Jesse la lettera che potete leggere appresso:
“Mio caro Jesse sono stanco e temo che presto la guerra vorrà anche la mia vita … qui muoiono tanti soldati e non sono preoccupato per me … sono preoccupato per mia moglie e mio figlio che mai conoscerà suo padre. Dopo la guerra va in Germania, ritrova mio figlio e parlagli di suo padre. Parlagli dell’epoca in cui la guerra non ci separava e digli che le cose possono essere diverse tra gli uomini su questa terra […] ti abbraccio, tuo fratello Luz”..
Jesse Owens mantenne la promessa che aveva fatto all’amico fraterno e dopo la guerra incontrò più volte Kai, il figlio del suo amico, portando avanti la loro amicizia fino alla sua morte nel 1980. Nel 2009 Julia e Marlene, nipoti dei due campioni, inaugurarono i mondiali di atletica leggera di Berlino, proprio all’Olympiastadion, con un meraviglioso “giro d’onore” mano nella mano. Il corpo di Luz Long è sepolto nel Cimitero Militare germanico di Motta Sant’Anastasia, Catania, Sicilia, Italia.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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