150 anni di Roma capitale d’Italia. Qualche riflessione e qualche domanda

Olga Di Cagno - 2 Febbraio 2021

3 febbraio 1871 per Regio Decreto Roma è designata quale Capitale del Regno d’Italia.

3 febbraio 2021 dopo 150 anni Roma è semplicemente la capitale dell’Italia.

Camminare per Roma significa camminare nella storia, essere immersi e completamente sommersi dalla grandiosità delle monumentalità simbolo di un passato aureo, ma camminare per Roma, oggi, significa anche scoprirla fragile, colpita, dimessa.

Sembra, a ben guardare, che ci sia stato una sorta di blocco temporale a causa del quale l’Urbe abbia fermato il suo moto.

Certamente i mesi appena trascorsi non sono sati favorevoli ed avranno indubbiamente contribuito al processo di congelamento, ma si ha l’impressione che questo percorso sia iniziato già prima della deflagrazione della pandemia.

Roma, agli albori del giovanissimo regno unitario si era presentata come una città piccola, raccolta all’interno della sua cinta muraria, concentrata intorno ad alcuni poli attrattivi e per il resto lasciata alla gestione dei singoli.

Non era questo il racconto che veniva tramandato della Città Eterna, sede dell’Impero, centro della cristianità, custode di tesori culturali.

Roma però non era più la grande Roma, era solo la scolorita immagine riflessa di se stessa, i suoi abitanti quasi non si rendevano conto dell’immenso privilegio che avevano nel poter vivere in una città che aveva dato tanto alla storia.

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Tutto era concentrato in mano a pochi, in pochi luoghi ed il resto, il fuori era lasciato abbandonato.

Il vivere quotidiano, specialmente per le persone che non appartenevano ai gruppi privilegiati, era complicato: una burocrazia bizantina appesantiva qualsiasi possibilità di respiro, tutto era concentrato a livello centrale ed i pochi poteri demandati ai livelli più vicini ai cittadini erano perlopiù inesistenti.

La popolazione era stanca, invecchiata dentro, rassegnata all’immutabilità della situazione.

Questa la situazione poco prima del 3 febbraio 1871, ed oggi?

Cosa ha Roma da offrire, oltre la sua storia si intende, cosa ha da far vivere in qualità di capitale?

Il suo ruolo di capitale ha ancora un senso oggi?

Lo avrebbe se alle semplici affermazioni si fossero aggiunti azioni concrete innescando e portando avanti processi amministrativi che permetterebbero a Roma di poter respirare (di questi tempi un’azione veramente importante).

Quanto del quadro appena sopra tratteggiato è possibile rivedere nelle moderne fotografie?

E se si facesse un’operazione ai limiti del rivoluzionario?

Ridare importanza ai territori, fornire ai livelli amministrativi più vicini ai cittadini la possibilità di agire, la possibilità di poter esercitare quei poteri che, sulla carta, potrebbero e dovrebbero esercitare.

Una città inserita a pieno titolo nel novero delle grandi capitali mondiali ha necessità di ringiovanire, di svecchiarsi, di comprendere come la situazione amministrativa dell’oggi sia obsoleta.

La Città, dovrebbe riprendere un percorso iniziato ormai nel precedente millennio e rendere effettivo, agente il famoso (che di questi tempi potrebbe essere quasi appellato come famigerato) decentramento amministrativo.

I municipi diventare vero centro operativo delle scelte politiche, i territori riprendere la responsabilità della gestione, i cittadini contribuire alla crescita culturale della Città.

Allora forse, la fotografia avrebbe altri colori e altri protagonisti: i territori!

150 anni sono trascorsi dalla designazione di Roma come capitale, ma molto c’è ancora da fare per fare sì che quella designazione diventi realtà e renda Roma Capitale.

 


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