23 Maggio 2020. Ricordiamo Giovanni Falcone nella Giornata Nazionale della Legalità

28 anni fa la strage di Capaci in cui furono uccisi dalla mafia il magistrato, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani
Luciano Di Pietrantonio - 22 Maggio 2020

Ogni anno, viene celebrata il 23 maggio “La Giornata nazionale della Legalità”,  data in cui si verificò nel 1992, la strage di Capaci (Palermo), nel tragitto tra lo Scalo di Punta Raisi e la città, in cui furono uccisi dalla mafia, il giudice Giovanni Falcone, sua moglie il magistrato Francesca Morvillo e i tre giovani agenti di scorta della Polizia di Stato: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

 

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Dopo 28 anni, ci sono ancora incertezze e sospetti sulle complicità che hanno favorito la strage di stampo terroristico – mafioso.

L’indignazione e la condanna per l’attentato di Capaci ebbe risonanza non solo in Italia, ma anche all’estero; il Presidente Scalfaro eletto il 25 maggio 1992, Capo dello Stato, si recò sul luogo della strage due giorni dopo – prima del giuramento al Parlamento – per manifestare la partecipazione e  la solidarietà degli italiani ai famigliari delle vittime e onorare i caduti.

I processi celebrati, alla Corte d’Assise di Caltanissetta, hanno condannato all’ergastolo 24 imputati, personaggi di spicco di Cosa Nostra, che ha svolto un ruolo esclusivo in questa tragedia.

Le rivelazioni di nuovi pentiti e in particolare di due “collaboratori di giustizia”, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, hanno indotto il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta a riaprire l’inchiesta su Capaci e su quella della strage di Via D’Amelio dove morì il giudice Piero Borsellino e i cinque agenti della scorta.

Sull’attentato di Capaci rimangono ombre e dubbi sul possibile ruolo di concorrenti esterni e un probabile secondo livello sul quale occorre ancora indagare.

La delicata e insoluta vicenda della presunta trattativa, fra mafia e pezzi dello Stato è un grande interrogativo da sciogliere, anche se le 24 condanne deliberate su Cosa Nostra, in Corte d’Assise, mantengono integra tutta la loro validità e  legittimità.

La ricerca della verità è sempre l’obiettivo che l’opinione pubblica richiede sempre con insistenza. Non a caso nel 2012, l’allora Procuratore di Caltanissetta Lari  dichiarò che il nostro “è un Paese in cui diversamente dagli altri, la questione criminale e la questione giustizia non sono aspetti secondari, ma s’intrecciano alla storia nazionale. Ed anche se oggi il contesto è molto mutato rispetto al ’92, occorre avere consapevolezza che le stragi hanno pesantemente condizionato la vita del nostro Paese.”

Quindi, malgrado le 24 condanne all’ergastolo, la ricerca della verità completa è ancora da individuare, il lavoro investigativo che è in essere, è complesso, perché in “questi delicati settori, occorre una grande professionalità, un grande rispetto delle regole e avere sempre a mente la Costituzione – affermava Lari – perché l’esigenza di avvicinarsi sempre di più, nelle indagini, all’accertamento della verità con modestia e senza voli pindarici”.

 

Chi era Giovanni Falcone?

Nel 2007 venne conferita alla memoria la medaglia d’oro al valor civile, vero e proprio eroe nazionale, è stato – con il collega Paolo Borsellino – rappresentante di punta del “pool antimafia”, gruppo innovativo di magistrati che si sono dedicati a tempo pieno alle indagini di mafia nel corso degli anni ottanta.

Al loro lavoro si devono, tra gli altri successi, la collaborazione del boss Tommaso Buscetta con la giustizia e il clamoroso maxiprocesso a Cosa Nostra, conclusosi con 360 condanne.

La sua fama e il suo metodo facevano il giro del mondo, anche se in Italia registrava anche sconfitte e difficoltà: i corvi, le gelosie, poteri più o meno opachi vedevano in Falcone, il paladino della legalità, che rappresenta – anche ai giorni nostri – un viatico per la crescita e lo sviluppo.

Probabilmente una delle cause, che hanno affrettato l’attentato di Capaci, anche fra tante perplessità e dubbi, sia stata la notizia che il Consiglio Superiore della Magistratura si stava orientando per conferire a Giovanni Falcone l’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia: bisognava bloccarlo e fu eliminato con cinque quintali di tritolo, posizionati sotto una galleria sulla strada per Palermo.

La mafia non è affatto invincibile

“La mafia non è affatto invincibile – sosteneva Falcone – è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi una anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte la forze migliori delle Istituzioni”.

La lezione di Giovanni Falcone ci ricorda che: “Gli uomini passano, le idee rimangono” e citava spesso una frase di J. F. Kennedy : “Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali siano le conseguenze personali, quali siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.”

 

L’esposizione di un lenzuolo bianco

Oggi a 28 anni dalla strage di Capaci, ,la “Giornata nazionale della Legalità”, a causa dell’emergenza sanitaria, viene ricordata con celebrazioni simboliche, come quelle nei Comuni del nostro Paese, con l’esposizione di un lenzuolo bianco nel Palazzo comunale, alle 17,57 (ora dell’attentato) un minuto di silenzio, indossando la sciarpa tricolore, da parte dei Sindaci, simbolo dell’unità nazionale.

Questa ricorrenza, è sempre bene ricordare, che è dedicata a tutte le vittime di mafia, uccise e sacrificate per la legalità del nostro Paese. Le scuole, insegnanti e studenti, negli anni passati in sono stati sempre in prima fila, per l’educazione alla legalità, in questa giornata simbolica per progredire cultura ed etica ai nuovi cittadini.

Inoltre la TV e la Radio hanno programmato trasmissioni mirate a far conoscere l’impegno civile di questo “Grande servitore dello Stato”, e dei “Servitori dello Stato” meno noti, ma uniti nello stesso sacrificio della vita.  Sono stati stampati molti libri, anche a fumetti, e va ricordato quello di Maria Falcone – sorella del giudice ucciso – con la giornalista Francesca Barra dal titolo “ Giovanni Falcone. Un eroe solo”.

Infine è opportuno ricordare che nell’Accademia dell’FBI di Quantico, in Virginia, negli Stati Uniti d’America, ha come motto: Fedeltà, Coraggio e Integrità, valori condivisi e praticati da Falcone e determinanti nella missione di contrasto a Cosa Nostra, ci sono due busti, uno è dedicato al Grande giudice italiano, quale riconoscimento degli investigatori americani impegnati contro la criminalità e il traffico di stupefacenti.

Ecco perché Giovanni Falcone, ucciso per la legalità, è considerato un eroe del nostro tempo e tanti italiani lo riconoscono come tale, e il 23 maggio si fa memoria collettiva, ricordando le centinaia e centinaia di persone alle quali, la mafia e le organizzazioni malavitose, hanno tolto la vita.

 

 

Luciano Di Pietrantonio

 


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