25 aprile: è una festa che deve unire e non dividere

Il dovere di non dimenticare
di Luciano Di Pietrantonio, Ex Segretario della Cisl di Roma e del Lazio - 24 Aprile 2012

Il 25 aprile 1945 le città di Milano e di Torino furono liberate dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Tale data è stata assunta come giornata simbolo della Liberazione d’Italia, la legge n° 260 del 27 maggio 1949, ufficializzò e rese definitiva “la Festa della Liberazione”, che ogni anno viene ricordata nelle città del nostro paese.

Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza Italiana inizia, (anche se di fatto esistevano forze politiche e nuclei antifascisti che da tempo operavano in clandestinità nelle città e nelle campagne) con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945.

La Resistenza Italiana fu solo la prima parte del cosiddetto “periodo costituzionale transitorio” e si concluse con la nomina del primo Governo Parri il 21 giugno 1945.

La seconda parte terminò il 1 gennaio 1948, giorno dell’applicazione della nuova costituzione della Repubblica Italiana.

In Europa, la Resistenza ha avuto una durata più ampia, dal 1940 al 1945, a partire dalla Francia con il generale De Gaulle, in Jugoslavia con il Maresciallo Tito, in Polonia, in Belgio, in Olanda e nei Paesi dell’Est Europeo (Cecoslovacchia, Romania e Grecia), che hanno lottato per gli stessi ideali della Resistenza Italiana.

Quale è stato il contributo di sangue della Resistenza Italiana alla causa della liberazione?

Un contributo molto elevato, secondo i dati raccolti dalla Presidenza del Consiglio, che si riassumono in 35.828 partigiani caduti, 21.168 partigiani mutilati e invalidi, 9.980 civili uccisi per rappresaglia sul solo territorio nazionale.

A queste perdite si aggiungono altri 32.000 resistenti caduti all’estero tra Dodecaneso, Grecia, Albania, Montenegro, Jugoslavia e Francia; 16.176 militari morti nei campi di concentramento tedeschi, 40.082 uccisi fra deportati politici ed ebrei e 10.000 soldati caduti a fianco degli Alleati.

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La controguerriglia dei Tedeschi e dei fascisti e le repressioni furono spietate e colpirono anche donne e bambini senza alcuna distinzione, si ricordano alcune : 335 massacrati a Roma alle Fosse Ardeatine, i 53 ostaggi impiccati a S.Terenzio in Lucchesia, le 532 persone del Villaggio S.Anna in Versilia, messo a fuoco e la popolazione sterminata in piazza, le 107 vittime inermi di Valla sull’Appennino e i 1830 martiri dei villaggi distrutti nella Provincia di Bologna : Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno.

Anche a Roma si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) con la partecipazione dei sei partiti antifascisti (liberale, democristiano, socialista, comunista, d’azione e democratici del lavoro) che sostenevano, oltre alla lotta partigiana, l’esigenza di un Governo straordinario in alternativa a quello del Maresciallo Badoglio. nominato dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, come autentica espressione “di quelle forze politiche che avevano sempre lottato contro la dittatura fascista” e decidere alla fine della guerra, sulla forma di Stato : Repubblica o Monarchia.

Gli scopi di guerra della Resistenza, collocati nel riscatto del popolo italiano dalla servitù e nell’orgoglio ritrovato, nella consapevole conquista delle libertà politiche, tanto più durature quantomeno gratuitamente conseguite, non erano molto gradite dagli Alleati, i quali avrebbero preferito contare su piccoli nuclei di informatori e di sabotatori.

Eppure, nonostante le diffidenze e la riluttanza degli Anglo-Americani verso l’espansione delle formazioni partigiane, queste furono chiamate a collaborare intensamente sul piano militare, specialmente nell’ultima fase della guerra in Italia.

“Senza queste vittorie partigiane – si legge nel rapporto conclusivo al Quartier Generale alleato, il Comandante Hewett della Special Force britannica – non ci sarebbe stata in Italia una vittoria alleata così rapida, così schiacciante e così poco dispendiosa.”

Ecco perché il 25 aprile è “la Festa della Liberazione”. Abbiamo il dovere di non dimenticare, essa rappresenta il passaggio dalla dittatura alla democrazia e alla libertà e appartiene di diritto a tutto il popolo italiano e non solo a una parte di esso.

Le polemiche sulle celebrazioni, che si terranno a Roma quest’anno, sono spesso incomprensibili e riaprono un clima che va respinto, perché dopo un ventennio di dittatura, la libertà e la democrazia sono cose indispensabili, come l’aria che respiriamo tutti i giorni.

E’ una festa che deve unire e non dividere, ricordarci sempre che uomini e donne di tutte le età sono morti allora, per garantirci i diritti democratici dei quali oggi ciascuno di noi gode. Grazie a loro. 


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