29 maggio 1985: 30 anni fa la strage allo stadio di Heysel

39 persone persero la vita: 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi, 1 irlandese, oltre 600 i feriti nella finale di finale della Coppa dei Campioni, tra Juventus e Liverpool
di Luciano Di Pietrantonio - 29 Maggio 2015

Il gioco del calcio, per noi italiani è lo sport nazionale, dovrebbe essere vissuto come un momento in cui i problemi spariscono e per novanta minuti si è tifosi della propria squadra. Il calcio andrebbe  vissuto come un momento di gioia, in cui vincere è importante, ma perdere non è la fine del mondo.

Dovrebbe essere apprezzato e ricordato per i gol, i campioni in campo e la felicità sugli spalti. Purtroppo non è stato sempre così, e non lo è ancora neanche oggi.

Probabilmente la nostra memoria recente va agli incredibili fatti accaduti il 19 febbraio 2015, alla vigilia della partita di calcio fra la Roma e gli olandesi del Feyenoord, che vandalizzarono la celebre “Barcaccia” del Bernini, a piazza di Spagna. Il salotto della capitale d’Italia, sotto assedio dagli esagitati tifosi olandesi, ridotto a una discarica di bottiglie e di rifiuti, ma è stata una vicenda scandalosa e incomprensibile, fuori dal campo di gioco. Il cui bilancio si commenta da solo, per le forze dell’ordine 40 agenti feriti: 31 poliziotti e 9 carabinieri; 19 tifosi olandesi processati per direttissima, sui 23 arrestati e danni ai negozi nella zona, valutati in 3 milioni di euro.

Poi ci sono anche le tragedie vere, che si materializzano nei campi di gioco e negli stadi.

Trenta anni fa, una drammatica vicenda accaduta in Belgio, che commosse non solo tutti gli ambienti sportivi, ma l’intera opinione pubblica mondiale. In questi giorni viene riproposta e ricordata dai giornali, riviste, blog e dalle televisioni, con ricchezza di particolari e testimonianze, per la sua crudezza e drammaticità: divenne una tragedia fra le più grandi della storia del calcio e dello sport.

StrageStadioHeyselEra il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles si doveva giocare la finale della Coppa dei Campioni, tra Juventus e Liverpool e prima dell’inizio della partita ci fu la catastrofe. Il settore riservato ai tifosi juventini, che era posto all’interno della curva riservata al pubblico inglese, venne presa d’assalto dagli hooligans (nome inglese che significa persone dal comportamento violento, indisciplinato e ribelle, per indicare i tifosi più turbolenti e violenti). I tifosi bianconeri cercarono di scappare, ma vennero respinti dalla polizia.

A quel punto per evitare scontri con gli inglesi, si ammassarono contro il muro opposto della curva del Liverpool, e per il troppo peso il muro crollò, corpi calpestati, schiacciati, soffocati e 39 persone persero la vita: 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi, 1 irlandese, oltre 600 i feriti. Tanti i giovani fra le vittime, fra questi  Andrea Casula di 11 anni, Giuseppina Conti di 17 anni,  Gianni Mastroiaco e Giancarlo Gonelli di 20 anni, comunque l’età media,  dei 39 morti, era di 28 anni.

La partita si disputò egualmente e la Juventus vinse il Trofeo per 1 a 0. Questa la dinamica essenziale di quel drammatico evento, che richiama alla memoria eventi analoghi, per caratteristiche e modalità, come quelli dell’ottobre 1982, per la Coppa Uefa nella partita Spartak Mosca e Haarlem, 66 morti; dell’aprile 1989, nell’incontro Liverpool e Nottingham Forust, 96 vittime; dell’aprile 2001, a Jahonnesburg in Sud Africa per Kaizer Chiefs e Orlando Pirates, con 43 persone decedute.

La Sposa di Maria Pia

Perché la partita Juventus – Liverpool non è stata sospesa? Quanti interessi inconfessabili, quante scommesse, quanta poca considerazione per la vita umana, quindi perché fermare la partita?

Tanti tifosi non capirono il dramma che si stava compiendo. Si possono attribuire responsabilità e colpe per comprendere le cause? Certamente alcune sono evidenti: gli Hooligans, veri criminali in veste di tifosi, la polizia belga inadeguata e insufficiente, uno stadio vecchio, fatiscente e privo di qualunque garanzia di sicurezza (per fortuna oggi non c’è più), la folla terrorizzata che cercava di fuggire. Il caos più completo. Si giocò in un clima irreale e impaurito, per “evitare incidenti peggiori”.

Gli appelli dei capitani di Juventus e Liverpool, la voce del povero Scirea (con quel tono di quieta timidezza, il sussurro di un uomo buono, “restate calmi, giochiamo per voi”), la partita che doveva iniziare alle 21,40, invece che alle 20,15. Allora le finali cominciavano presto e c’era solo la Rai, con la cadenza sbigottita e impotente di Bruno Pizzul, che raccontò l’evento. Questo è stato il clima di quella incredibile e inaspettata tragedia, che non si può dimenticare a trent’anni di distanza.

Nei giorni successivi, alla tragedia, dirigenti e atleti della Juventus (compreso Michel Platini, all’epoca giocatore bianconero) si recarono a fare visita ai feriti gravi negli ospedali della zona, mentre nella camera mortuaria allestita all’interno di una caserma, i parenti delle vittime furono accolti dal Re Baldovino e dalla consorte Fabiola, per manifestare la vicinanza della Casa Reale belga, a coloro che erano stati colpiti da “una sorte di lutto e di dolore”.

Oggi il calcio, malgrado questi tristi ricordi, di cui facciamo memoria, è alle prese con uno scandalo planetario, perché è coinvolta la Fifa (la Federazione calcistica internazionale, che governa il calcio in tutto il mondo). Sono coinvolti due vice presidenti, e sette dirigenti arrestati, con accuse di corruzione, frode, racket, riciclaggio di denaro sporco e evasione fiscale. L’inchiesta è all’inizio,  partita dagli Stati Uniti, si sviluppa in Svizzera, dalla Russia viene considerata un’ingerenza degli americani, gli sviluppi saranno certamente sconvolgenti per il calcio di tutto il mondo.

Forse questa è un’occasione per rigenerare, nel nostro Paese, quello che consideriamo lo sport nazionale, perché troppe sono le storture nei nostri campionati (le ultime inchieste sulle squadre minori ne sono la riprova).  Forse così si potrà sperare di tornare a vedere partite su un campo di gioco per dilettanti e allo stadio per le squadre più titolate, senza preoccupazioni di violenze, ma come momento di vera gioia sportiva e con il rigore morale proprio dello sport.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti