29 Settembre: a 75 anni dalla strage di Marzabotto occorre ricordare!

di Luciano Di Pietrantonio - 29 Settembre 2019

Esistono episodi e vicende, che non si possono dimenticare, ma che debbono anche essere conosciute, perché la memoria – di quanto accaduto 75 anni fa, nel nostro Paese – deve essere ricordata e tramandata, attraverso le narrazioni, le testimonianze, le foto, le lapidi e tutte quelle tecniche che la tecnologia oggi offre.

Monte Sole- ricordoEsiste un grande masso di pietra, con una scritta significativa: “ Monte Sole. Si piegano la querce come salici, sul cuore delle rocce a Monte Sole. Hanno memoria le querce. Hanno memoria.”
Perché queste parole così profonde e sibilline, per chi non conosce il passato?

Sono il richiamo a una triste storia, drammaticamente vissuta, sofferta, e pagata con il sangue di centinaia e centinaia di innocenti, nell’autunno del 1944. Ecco perché deve essere ricordata con rispetto, facendone memoria anche per le giovani generazioni.

La strage di Marzabotto, è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche e fascisti italiani in Europa occidentale, durante la Seconda guerra mondiale.

Dopo il massacro di Sant’Anna di Stazzema, nell’Alta Versilia (in provincia di Lucca) commesso il 12 agosto 1944, (con fucilazioni di massa: 560 morti, di cui 130 bambini) gli eccidi nazifascisti contro i civili sembravano essersi momentaneamente fermati, anche nell’Appennino bolognese nei pressi della “Linea Gotica”.

L’eccidio di Monte Sole

Ma questa illusione durò 38 giorni, poi il dramma che si manifestò l’eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, che prese il nome dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe nazi-fasciste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana, Morandi e Monzuno che comprendono le pendici del Monte Sole, in provincia di Bologna.

Gli eccidi compiuti per azioni di rastrellamento contro le formazioni partigiane causarono la morte di 955 persone e in particolare 770, nella settimana di fine settembre inizio ottobre, oltre a 721 morti per cause varie di guerra. Il dato complessivo accertato, dal Comitato per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto insieme agli uffici anagrafici comunali, registrò 1.676 decessi per mano di nazisti e fascisti, e per cause di guerra.

Perché proprio Marzabotto?

Il feldmaresciallo von Kesselring (che era a capo del Comando supremo di tutte le forze tedesche in Italia) aveva scoperto che a Marzabotto agiva con successo una brigata partigiana, e voleva dare un duro colpo a questa organizzazione e ai civili che l’appoggiavano.

Già in precedenza Marzabotto aveva subito rappresaglie, ma mai così gravi come quella dell’autunno del 1944.
La mattina del 29 settembre, prima di muovere all’attacco dei partigiani, al comando del maggiore Reder, quattro reparti delle truppe naziste, comprendenti sia SS che soldati della Wehrmacht, accerchiarono e rastrellarono una vasta area del territorio, compresa tra le valli del Setta e del Reno, utilizzando anche armamenti pesanti.

“Quindi – ricorda lo scrittore bolognese Federico Zardi – dalle frazioni di Panico, di Vado, di Quercia, di Grizzana, di Pioppe di Salvaro e dalla periferia del capoluogo, le truppe si mossero all’assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole, e fecero la terra bruciata di tutto e di tutti.”

Nella frazione di Casaglia di Monte Sole la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote, don Ubaldo Marchioni, e tre anziani. Le altre persone raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime, di 28 famiglie diverse, tra le quali 50 bambini.

Fu l’inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. La violenza dell’eccidio fu inusitata: alla fine dell’inverno fu ritrovato sotto la neve il corpo decapitato del parroco Giovanni Fornasini. Il numero delle vittime civili si rivelò spaventoso e subito le voci e le informazioni – scarse per la verità – che immediatamente cominciarono a circolare relative all’eccidio furono negate dalle autorità fasciste della zona e dalla stampa locale (Il Resto del Carlino), indicandole come diffamatorie. Solo dopo la Liberazione lentamente cominciò a delinearsi l’entità del massacro.

Salvatore Quasimodo ha scritto una epigrafe, che è alla base del faro monumentale che sorge sulla collina di Miana, sovrastante Marzabotto: “Questa è memoria di sangue, di fuoco, di martirio, del più vile sterminio di popolo, voluto dai nazisti di von Kesselring, e dei loro soldati di ventura, dell’ultima servitù di Salò, per ritorcere azioni di guerra partigiana.”

Uccisi anche i sacerdoti

Fra le diverse lapidi presenti in quella zona, che ricordano i caduti e i tragici eventi, c’è ne è una, a ricordo dei sacerdoti uccisi nell’eccidio, con questa scritta: “Qui il 22 aprile 1945 fu trovato il corpo straziato dell’eroico parroco di Sperticano Don Giovanni Fornasini – Medaglia d’Oro V.M. con Lui uniti nel martirio Don Ubaldo Marchioni, Don Ferdinando Casagrande, Don Elia Comini, Padre Martino Capelli e centinaia di vittime innocenti”.

Don Fornasini, visse in tempi in cui la speranza sembrava perduta per sempre. Invece, proprio in quel periodo “oscuro”, un faro luminoso lo offrì l’esempio di fedeltà di pastore di don Giovanni, denominato l’angelo di Marzabotto, difendendo dalle angherie dei nazisti, come poteva, la sua popolazione e riuscendo a salvare diversi parrocchiani. Si è impegnato nella resistenza, è stato vicino alla brigata partigiana “Stella Rossa”, viene ucciso da un ufficiale tedesco, accusato apertamente da don Giovanni dei delitti compiuti a Marzabotto, aveva 29 anni.

E’ aperto il processo di beatificazione per don Fornarini, assieme ad altri due sacerdoti Ferdinando Casagrande e Ubaldo Marchioni, considerati “martiri di Monte Sole.”

I condannati per l’eccidio

Al termine della seconda guerra mondiale, Walter Reder fu processato e condannato, nel 1951, all’ergastolo. Nel 1980, il Tribunale militare di Bari gli concesse la libertà condizionale e nel 1985, il presidente del consiglio Craxi decise di liberare anticipatamente Reder, (su pressione dei governi austriaco e tedesco) che morì a Vienna nel 1991.

Il 13 gennaio 2007, il Tribunale militare di La Spezia ha condannato all’ergastolo dieci imputati (ufficiali e sottoufficiali della SS ) in contumacia, per l’eccidio di Monte Sole, ritenuti colpevoli di violenza pluriaggravata e continuata con omicidio.

Non ci sono commenti.

Esistono libri, film, fondazioni e associazioni, anche con il sostegno degli Enti Locali, per mantenere viva la memoria su questa drammatica vicenda, che ancora fa inorridire.

Dossetti nel 1996 scelse di essere sepolto insieme ai martiri di Monte del Sole

Giuseppe Dossetti, uno dei personaggi più influenti della nostra Repubblica: politico, costituente, uomo che sfidò De Gasperi, poi sacerdote, tra i principali ispiratori del Concilio Vaticano II, morì il 15 dicembre 1996. E’ sepolto, insieme ai martiri dell’eccidio di Marzabotto, nel piccolo cimitero di Casaglia di Monte Sole, per scelta personale.

Anche la memoria ci ricorda, spesso, la coerenza e la testimonianza che si lascia.

Luciano Di Pietrantonio


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