4 giugno 1944. La Liberazione a Centocelle. Il mio ricordo con foto

Una parte della quinta armata entrò da via degli Ontani nel nostro terreno, coltivato a orto da mio nonno
Rossana Meteori - 1 Giugno 2020

Il 2 giugno è la festa della Repubblica Italiana. Non sempre è stata festeggiata e non sempre a via dei Fori imperiali a Roma. Però è sempre nel cuore degli Italiani.

Nelle prime parate, oltre che i reparti dei dei vari settori militari a piedi, sfilavano anche carri armati, autoblinde, cannoni.

Le sfilate terminavano e terminano ancora con le Frecce Tricolori e con la corsa e la Fanfara, sempre commoventi, dei Bersaglieri.

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In questa magnifica Festa ci sentiamo tutti orgogliosi di essere Italiani.

Questa festività mi porta a ricordare quando, il 4 giugno 1944, Roma fu liberata.

Il giorno dopo la Liberazione della nostra città avrei compiuto 12 anni.

Mi ricordo che, una parte della Quinta Armata entrò a Centocelle da via degli Ontani nel nostro terreno, coltivato a orto da mio nonno, quasi cieco.

Sopra di noi sorvolava un aereo ricognitore che dava indicazioni al militare addetto alla ricezione per instradare dei grandissimi camion, poiché, vicino al nostro terreno, c’era una cava di pozzolana all’aperto.

Finita la guerra, nella cava, furono costruiti i palazzi della Ferramenta D’Epifanio.

Passando nel nostro terreno i soldati, affamati, sradicavano e depredavano tutto quello che trovavano.

Mio nonno, disperato, perché defraudato di tutto, quando sentì che, passando vicino al gallinaio, il militare addetto alla conversazione con quello sul ricognitore diceva: “Ov….Ov….Ov”, pensando che volessero pure le uova gli gridò: “Le galline le uova non le fanno più!”, provocando l’ilarità del militare italo americano.

Nello stesso tempo i tedeschi in fuga spararono l’ultima cannonata a Centocelle alla villa delle suore di S. Vincenzo, perché ospitavano una spia polacca.

Alcune foto d’epoca

Le foto che accompagnano questo articolo sono una autentica chicca.

Nella prima: Villa delle Rose, in costruzione. Anno 1928-29. Mio nonno con la  famiglia.

Seconda foto: La villa delle Rose, chiamata anche il castello perché su tre piani.
Terza foto: Il ritorno dalla scuola davanti alla villa in via dei Glicini.
Quarta foto: Io e mio cugino sulla nostra bici con sidecar in giro nella villa.
Quinta foto: Io ad un anno e mezzo sulle scale della Villa.

 

 

Rossana Meteori


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