9 febbraio 1849: la Repubblica romana anticipò la nostra Costituzione

Cinque mesi per vedere il futuro della democrazia
di Luciano Di Pietrantonio - 8 Febbraio 2013

Esistono pagine di storia, poco note ma fondamentali, sul come si è sviluppato il cammino del nostra Nazione verso l’unità d’Italia, che dovrebbero essere più conosciute, come quelle, che portarono alla nascita e alla fine, della Repubblica Romana: uno stato repubblicano, sorto durante il Risorgimento, a seguito di una rivolta interna nei territori dello Stato pontificio, che estromise Papa Pio IX dai suoi poteri temporali.

Una vicenda storica breve, che durò dal 9 febbraio al 4 luglio 1849, poco meno di cinque mesi, ma ricca di insegnamenti, di eroismo, di testimonianze e di valori, che ha anticipato di circa un secolo, la nostra Costituzione Repubblicana promulgata il 1° gennaio 1948.

Oggi è necessario leggere, gli antefatti e le situazioni di quel tempo, per capire il perché, di quello che fu la Repubblica Romana e di ciò che rappresentò, nel contesto unitario del nostro paese. Certamente il 1848, rimase a lungo proverbiale, per gli sconvolgimenti costituzionali e rivoluzionari, che lo contraddistinsero, non a caso nel linguaggio popolare e nei modi di dire, anche ai giorni nostri, il detto: “ qui succede un quarantotto” è un espressioni linguistica, che ricorda gli avvenimenti, che interessarono, anche in maniera violenta, l’Europa e l’Italia.

La lunga marcia delle nazioni europee, verso le costituzioni liberali, interrotta dalla Santa Alleanza e dal sistema politico della Restaurazione, dopo la Rivoluzione francese, e l’idea che le decisioni del Congresso di Vienna del 1815, avrebbero spento gli ideali sostenuti da Napoleone Bonaparte. Lo spirito di libertà introdotto, nelle Nazioni, attraverso il “Codice napoleonico”, nel quale erano previsti, tra le innumerevoli novità, i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà, si rivelarono vani per la Restaurazione, perché le agitazioni e lo scompiglio si trasformarono nella “Primavera dei popoli,” per l’ondata di moti popolari rivoluzionari. Infatti se ne ebbe subito la riprova, all’interno della penisola italiana, anche se condizionata in molte regioni dalla presenza e dalle alleanze dell’Impero austriaco.

Le tappe più importanti di questa “Primavera dei popoli” inizio il 12 gennaio del 1848, quando a Palermo iniziò l’insurrezione contro i Borboni, seguì a Napoli la rivoluzione, che costrinse Ferdinando II a promettere la Costituzione, che fu promulgata l’11 febbraio. Nella stessa data Leopoldo II di Toscana, cugino dell’Imperatore d’Austria, concesse la Costituzione, ben gradita dalla stragrande maggioranza dei suoi sudditi. Gli avvenimenti, poi incalzarono con grande celerità, il 22 febbraio, in seguito a una rivoluzione, a Parigi s’instaura la II Repubblica. Il 13 marzo, Vienna insorge. Si depose Metternich, ultimo gran fautore della Restaurazione europea, colui che negava all’Italia la possibile unificazione, definendola come una semplice “espressione geografica.”

Il 4 marzo è la data in cui Carlo Alberto concesse agli stati Sardi (comprendeva anche il Piemonte) la Costituzione, il famoso Statuto Albertino. Anche Pio IX, che aveva alimentato speranze, per la sua prima adesione alla tesi dell’Unità d’Italia, il 14 marzo concesse lo Statuto: una Costituzione per lo Stato pontificio. Il 17 marzo i veneziani insorgono, imponendo al governatore austriaco la liberazione dei detenuti politici, fra cui Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Il 18 marzo le “Cinque giornate di Milano” testimoniarono la ribellione dei milanesi all’occupazione austriaca, e umiliarono l’esercito austriaco del Federmaresciallo Radetzky, governatore del Lombardo Veneto.

Gli avvenimenti in quel famoso 1848, si susseguirono con grande intensità per tutto l’anno, va ricordata la disastrosa Prima Guerra d’Indipendenza, con la sconfitta di Custoza, e l’Allocuzione al Concistoro, del 29 aprile, nel quale il Papa Pio IX prese le distanze dalla causa italiana, la quale aveva suscitato fra i cittadini tanti entusiasmi e aspettative, inoltre sconfessò le truppe pontificie inviate a Ferrara per difendere i confini: questa situazione determinò un clima di distacco e di incomprensione del popolo romano verso il papato e una crescente opposizione politica.

A Roma era sempre più evidente il travaglio alimentato dal patriottismo risorgimentale e in un clima di grande tensione, Pellegrino Rossi, Capo del Governo, un moderato, che aveva sostituito il Governo Fabbri, perché giudicato inadeguato, in quella situazione di grande incertezza, il 15 novembre, fu assassinato da un gruppo di popolani. La sera stessa ci furono manifestazioni, guidate da Ciceruacchio, influente capopopolo romano, e scontri a colpi di cannone sotto il Quirinale, con le guardie svizzere. Ci furono anche morti e feriti. Le fibrillazioni di una situazione non più sotto controllo, a Roma e nello Stato pontificio, (Lazio, Umbria e Marche) determinarono che, il 24 novembre, il Papa Pio IX, lasciò Roma, (qualche maligno la definì fuga) rifugiandosi nella fortezza borbonica di Gaeta. Il 12 dicembre, la Camera decretava la costituzione di una nuova giunta e lo stesso giorno Garibaldi entrava a Roma con una legione di volontari.

La nuova giunta del Governo, promise la convocazione di una Costituente romana, sciolto il Parlamento le elezioni furono convocate per il 21 e 22 gennaio 1849. Vinsero i democratici, e furono eletti, fra gli altri, Garibaldi, Mazzini, Cernuschi e Bonaparte; la nuova Assemblea inaugurò i suoi lavori, il 5 febbraio, e votò la proclamazione della Repubblica parlamentare con un governo presieduto da un Triunvirato, composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.

Il 9 febbraio 1849, la Repubblica Romana nasceva ufficialmente, che pur nella sua breve vita riuscì ad emanare una tra le più avanzate costituzioni del mondo, la quale riservava comunque ampie guarentigie al Pontefice. La Costituzione della Repubblica Romana fu ratificata il 3 luglio 1849, in Campidoglio, mentre Roma era assediata dalle truppe chiamate da Papa Pio IX.

L’elaborazione della carta costituzionale fu opera di una commissione apposita e venne presentata per essere discussa a partire dal 17 aprile 1849, dal deputato Cesare Agostini.
Si tratta di uno dei documenti costituzionali più democratici e laici per i tempi in cui fu scritto. Si tratta di un testo breve,di principi e norme di carattere generale, formulati per lo più in modo limpido e con termini semplici: una costituzione in gran parte valida per il secolo successivo, almeno nelle sue linee essenziali. Infatti, la Costituzione della Repubblica Romana del 1849, è molto simile alla Costituzione della Repubblica italiana del 1948, questa grande assonanza è stata evidenziata in modo particolare nelle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, con mostre e convegni.

Gli otto titoli, nei quali era articolata la versione definitiva, erano:
1) Dei diritti e dei doveri dei cittadini; 2) Dell’ordinamento politico; 3) Dell’assemblea; 4) Del consolato e del Ministero; 5) Del Consiglio di Stato; 6) Del potere giudiziario; 7) Della forza militare; 8) Della revisione della Costituzione.

Il Papa si era appellato alle potenze straniere affinchè gli fosse restituito il potere temporale. Rispose in maniera consistente la Francia repubblicana del Bonaparte che inviò un primo corpo di spedizione di 7000 soldati, oltre a militari inviati da Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie. La città di Roma fu assediata dagli “invasori”, così venivano definiti i soldati stranieri, che combatterono per riconquistare la città eterna e restituirla al Papa. Atti eroici furono compiuti dai garibaldini al Gianicolo e al Vascello, il 26 giugno, si compì l’ultima resistenza.

La capitolazione era inevitabile, come dichiarò Mazzini, il 1° luglio, e Garibaldi confermò, proponendo la ritirata e affermando che “ Dovunque saremo, là sarà Roma,” la ritirata non era quella di un esercito sbandato in fuga, ma quella di un popolo in armi, pronto a combattere per l’Italia. Il 2 luglio, Garibaldi trovò in Piazza San Pietro, 4000 armati, 800 cavalleggeri e un cannone, a loro rivolse la famosa allocuzione: “Io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero venga con me….non prometto paghe,non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà.” Il 4 luglio, finì la Repubblica Romana, il giorno successivo della definizione della Costituzione, che non sarebbe mai entrata in vigore.

Tanti furono gli uomini e le donne, veri eroi, che morirono per questa grande e ideale battaglia risorgimentale, fra questi, vanno ricordati Manara, Dandolo e Goffredo Mameli, poeta e autore del nostro inno nazionale, che morì a soli 22 anni, il 6 luglio 1849. Il Papa Pio IX, fece ritorno a Roma il 12 aprile 1850, successivamente abrogò la Costituzione concessa due anni prima.

La storia fece il suo corso, successivamente con l’Unità d’Italia, Roma capitale e la decadenza del papato dal potere temporale, sul quale, secondo un aneddoto, attribuito a Papa Paolo VI, che “ considerò come un merito attribuibile non a Vittorio Emanuele II o a Cavour, ma addirittura alla Provvidenza, che sollevò il Pontefice da oneri impropri.”

Oggi, quei fatti possiamo leggerli con discernimento e con capacità di giudizio. Possiamo dire che “ la Costituzione romana del 1849, è un documento dotato di incredibile capacità anticipatrice del concetto di democrazia.” Dobbiamo far conoscere ai giovani le vicende che sono state alla base della nostra Repubblica.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti