9 maggio 2020. Una ferita ancora aperta del nostro Paese

Non c’è a Roma un “Memoriale” per ricordare le vittime del terrorismo
Luciano Di Pietrantonio - 8 Maggio 2020

L’oblio e le difficili emergenze, come quelle che stiamo attualmente vivendo, non possono far dimenticare le vicende del terrorismo accadute nel nostro Paese e a Roma.
Il periodo chiamato “anni di piombo”, nella seconda metà del secolo scorso, ha causato fra vittime individuali, stragi terroristiche e violenza politica: 428 morti e oltre 2000 feriti, di cui molti con danni permanenti.

Eppure, i 14.615 attentati compiuti (Sergio Zavoli, “La notte della Repubblica”, ed. 2009), hanno visto protagonisti, tra gli altri, Prima Linea, Brigate Rosse, Nuclei Armati Rivoluzionari e Ordine Nuovo, sono stati la riprova di un disegno eversivo che ha minato, minacciato, e colpito drammaticamente la nostra democrazia repubblicana.

Il 9 maggio 1978, veniva ritrovato nel centro di Roma, nel portabagagli di un’auto, il corpo senza vita dell’On. Aldo Moro, Presidente della Democrazia Cristiana.
A 29 anni da quel drammatico evento, il 4 maggio 2007, il Parlamento ha approvato una legge, con la quale la Repubblica Italiana istituiva il 9 maggio, “Giorno della memoria, dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale, e alle stragi di tale matrice”, per onorare i caduti di una così sconvolgente esperienza vissuta dai cittadini del nostro Paese.

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La città di Roma, in quanto Capitale, è stato il teatro preferito dai brigatisti, ed ha vissuto quel difficile periodo, fra incertezza, paura e insicurezza, nel quale si sono registrati tanti attentati con molti morti. Gli obiettivi dei terroristi, erano prevalentemente verso persone rappresentative della società e sopratutto dello Stato, a tutti i livelli. Fra questi, nella Città Eterna, si ricordano i magistrati Girolamo Minervini (60 anni), Riccardo Palma (62 anni) e Vittorio Bachelet (53 anni) Vice Presidente del CSM; gli agenti di P.S. Antonio Mea (33 anni), Piero Ollanu (25 anni); il maresciallo Mariano Romiti (52 anni); i generali Licio Giorgieri (61 anni) dell’Aeronautica Militare e Enrico Galvaligi (60 anni) dei Carabinieri; Ezio Tarantelli (43 anni) economista della Cisl e Massimo D’Antona (51 anni) docente universitario; Giuseppe Scravaglieri (23 anni), Rolando Lanari (26 anni) e Ciriaco Di Roma (30 anni), agenti di P.S. Nell’area romana vanno anche considerate le vittime del terrorismo internazionale, particolarmente attive negli anni di piombo.

Ricordare le vittime del terrorismo è un dovere

Dedicare strade, scuole, parchi, targhe e lapidi, a persone assassinate dalla violenza terroristica sono riconoscimenti importanti e lodevoli, ma è necessario fare di più, in modo particolare nei confronti delle nuove generazioni, nelle scuole che conoscono poco queste vicende. Spiegare, informare e testimoniare che cosa sono stati gli “anni di piombo” per chi li ha vissuti, è anche un dovere civico verso le vittime di quel periodo storico opaco e drammatico.

In questo senso è necessario pensare concretamente di realizzare a Roma un memoriale, un monumento, un sacrario, dedicato a tutte le vittime del terrorismo del nostro Paese, perché la sconfitta del terrorismo è stata il frutto del’unità che si è realizzata fra le Istituzioni, le forze politiche e sociali, e il sindacato, all’epoca Federazione Unitaria Cgil, Cisl e Uil, si è speso in maniera significativa.

Negli anni passati, in occasione della giornata dedicata alle vittime del terrorismo, le Istituzioni, a partire dal Comune di Roma, la Regione Lazio e da ultimo il Ministero dei Beni Culturali, hanno ipotizzato soluzioni per “un sito simbolico” per ricordare i nuovi martiri della nostra democrazia, ma sono rimaste buone intenzioni, anche se l’ipotesi di un “Memoriale” sembrava quella più semplice da realizzare, in un luogo significativo della Città Eterna. Quanto si dovrà attendere? Speriamo bene!

Infine, c’è un vecchio adagio popolare, che deve far riflettere: “Ricordiamo sempre, che senza memoria, siamo tutti più fragili e più deboli”.

 

Luciano Di Pietrantonio


Commenti

  Commenti: 2

  1. Mauro Bartoletti


    Verissimo Luciano, noi che abbiamo vissuto quei brutti momenti abbiamo l’obbligo di non dimenticare e soprattutto ricordare ai più giovani quanto di brutto abbiamo passato. Fortunatamente la coesione di tutte le componenti istituzionali e sociali ci hanno permesso di annientare quelle organizzazioni terroristiche. Tutta la mia comprensione e tutto il mio modesto appoggio all’iniziativa che ritengo sia dovuta a chi in quelle tragiche circostanze ha perso la vita.


  2. Luciano Di Pietrantonio ha la consuetudine di celebrare, con un suo articolo, alcune ricorrenze per cui non poteva mancare quella per le vittime del terrorismo. Mi complimento per l’analisi storica e dettagliata del periodo degli “anni di piombo” e condivido pienamente l’ipotesi di realizzare a Roma il “Memoriale” a perenne ricordo dei nuovi martiri della democrazia in Italia. Ritengo che i movimenti politici e le organizzazioni sindacali debbano “darsi una mossa” nel promuovere iniziative per dare concretezza alla proposta.

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