9 novembre 1989. La caduta del Muro di Berlino, 25 anni dopo

Dal 1961 al 1989, ha tagliato in due non solo la ex capitale tedesca, ma un intero paese
di Luciano Di Pietrantonio - 7 Novembre 2014

Il muro di Berlino, per 28 anni, dal 1961 al 1989, ha tagliato in due non solo una città, la ex capitale tedesca, ma un intero paese. Fu il simbolo della divisione del mondo in due: in una sfera di controllo americana e di una sovietica; fu il simbolo più crudele delle Guerra Fredda.

Per comprendere l’importanza di quell’evento storico,  che cosa ha significato per l’Europa e per il mondo, è necessario risalire alla fine della Seconda guerra mondiale.

Occorre ricordare gli accordi di Yalta (Crimea, nel febbraio 1944) e di Potsdam (Germania, luglio – agosto del 1945) ai quali parteciparono i “grandi” dell’epoca: il presidente Truman per gli Stati Uniti, il maresciallo Stalin per l’Unione Sovietica e il premier Churchill e poi Attlee per il Regno Unito, con i rispettivi Ministri degli Esteri che, in qualità di leader delle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale, discussero e raggiunsero accordi per l’organizzazione dell’Europa, e in particolare del futuro della Germania, dopo la fine del conflitto.

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muro di Berlino 1989

muro di Berlino 1989

Gli accordi stabilivano l’influenza parziale o totale dell’URSS nei paesi dell’Europa orientale (Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Albania) che l’Armata rossa aveva liberato dalla dominazione tedesca, mentre l’Italia e la Grecia, con tutte le altre nazioni occidentali, sarebbero dovute rimanere sotto l’influenza alleata, il cosiddetto blocco occidentale.

La carta d’Europa mutò profondamente. La Germania, privata di una buona parte dei territori sul confine orientale, venne divisa in due repubbliche, la Repubblica Federale Tedesca e la Repubblica Democratica Tedesca, mentre Berlino risultò a sua volta divisa fra gli ex alleati in quattro settori, controllati e amministrati da Unione Sovietica, Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Conclusa la Seconda guerra mondiale (dopo la resa del Giappone, nel settembre 1945) scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti, e la Germania fu anche il territorio di questa guerra, che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta.

La Guerra Fredda determinò, dopo pochi mesi alla fine del 1945, il clima fra le grandi potenze che si deteriorava costantemente a causa di continue incomprensioni e  tentativi di egemonia di una grande potenza sull’altra. La divisione della Germania era ormai anche nei fatti, anche se dovevano passare ancora 4 anni fino alla definitiva separazione avvenuta nel 1949. In realtà, tranne la maggioranza dei tedeschi stessi, nessuno voleva veramente una Germania unita, nonostante le parole contrarie di tutti gli alleati.

In fondo, la divisione accontentò un po’ tutti, a parte naturalmente i tedeschi, e creò meno problemi nella gestione della Germania vinta, infatti non aveva né la forza, né la reale possibilità di sottrarsi al dominio e alla concorrenza delle due superpotenze, quella americana e quella sovietica.

Quale fu l’atteggiamento, nei confronti della Germania, dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti?

L’Urss cominciò immediatamente a ricostruire la “sua” parte della Germania secondo i propri piani. Durante la guerra aveva pagato il prezzo più alto in vite umane (23 milioni di vittime militari e civili, il 13,6% dell’intera popolazione) e risorse e chiese un risarcimento altissimo alla Germania: intere fabbriche, tra cui quelle più importanti furono portate in Russia, ingenti quantità di materie prime furono pretese per anni, come pagamento dei danni di guerra. Ma in questa maniera Stalin si creò nemici in Germania, compromettendo molto l’immagine dei russi come “ liberatori dal nazismo”.

Gli Stati Uniti invece,  avevano capito che nel clima della Guerra Fredda, avevano bisogno di alleati in Germania, affinché diventasse l’avamposto contro l’Unione Sovietica. Quasi subito cominciarono ad organizzare aiuti per la Germania. Decine di migliaia di pacchi “Care” con generi alimentari, medicine e vestiti arrivarono in Germania (durante il “Blocco di Berlino”) nei primi anni del dopoguerra. Ancor più che un aiuto materiale reale era un segnale politico e psicologico: gli americani, dopo essere stati nemici dei tedeschi volevano dimostrare di essere adesso loro amici. Fin dall’inizio gli americani cercarono di unire la loro zona, anche se nominalmente divisi, a quelle occupate da inglesi e francesi, con l’intenzione di rafforzare la propria posizione contro la zona occupata dai russi.

Questo era lo scenario all’inizio degli anni ’50 nella Germania divisa, ma era  possibile ai cittadini tedeschi e in particolare a quelli di Berlino era permesso di circolare liberamente in tutti i settori, ma con lo sviluppo della Guerra Fredda i movimenti vennero limitati. Il confine tra Germania Est (sotto l’influenza sovietica) e Berlino Ovest (sotto quella americana) venne chiuso nel 1952, ma l’attrazione dei settori occidentali di Berlino per i cittadini della Germania Est aumentò, e circa 2,5 milioni di tedeschi dell’Est passarono ad Ovest tra il 1949 e il 1961, grazie anche a un “grande miracolo economico” che diede alla Repubblica Federale Tedesca, sviluppo economico e benessere.

Per fermare l’esodo delle persone della Germania Est iniziò la costruzione di un muro con il filo spinato e blocchi di cemento attorno ai tre settori occidentali, dell’ex capitale tedesca, nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, era la prima generazione del Muro di Berlino. Contrariamente a quanto aveva dichiarato pubblicamente il 15 giugno 1961, W. Ulbricht, capo dello Stato della DDR, che: “Nessuno ha intenzione di costruire un muro”.

Era stato fatto costruire dal Governo della Germania Est (Repubblica Democratica), ufficialmente chiamata “ Barriera di protezione antifascista” per impedire la libera circolazione delle persone tra Berlino Ovest e il territorio della Germania Est. Tale Muro è stato considerato il simbolo della cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica.

L’importanza della politica mondiale, di quanto accadeva in Germania, era stata evidenziata dalla visita nel giugno del 1963 a Berlino, dal Presidente degli Stati Uniti a Berlino J. F. Kennedy, che in uno storico discorso nei pressi del Muro agli abitanti della zona Ovest, oltre a richiamare la vicinanza e l’amicizia degli americani, disse in tedesco la celebre frase: “Ich bin ein Berliner,” (io sono un berlinese).

La frontiera era fortificata da due muri paralleli di cemento armato, separati da una cosiddetta “striscia della morte”,  larga alcune decine di metri, e a partire dal 1975, ( nella quarta generazione del Muro) il confine era protetto da recinzioni, con 105 km di fossato anticarro, 302 torri di guardia con cecchini armati, bunker e una strada illuminata di 177 km per il pattugliamento.

Durante i 28 anni del Muro, secondo la polizia di frontiera della Repubblica Democratica, furono uccise almeno 133 persone mentre cercavano di superare il Muro verso Berlino Est. Alcuni studiosi sostengono che le vittime furono  239 persone uccise. La polizia di Berlino Ovest ha registrato in quei lunghi anni di Muro, 5.075 fughe dall’Est, realizzate con modalità spesso ardite, spericolate, audaci e con tecniche casalinghe,  non sempre i tentativi hanno avuto  successo, e il fallimento si pagava con la vita.

Negli anni ’80 l’arrivo di Gorbaciov, come leader dell’Unione Sovietica, si avviò la stagione della “Perestroika”, cioè la radicale trasformazione della politica e della economia e con la “ Glasnost” si doveva portare la trasparenza politica, questo processo fece cambiare strada all’Unione Sovietica, e agli stati sotto l’influenza sovietica. I dirigenti e le istituzioni della DDR videro questo processo prima con un certo imbarazzo e poi con crescente resistenza. Ormai il vento del cambiamento era avviato, come a Praga, a Varsavia, a Budapest.

A Berlino da ottobre 1989, il popolo manifestava sempre più numeroso, per riunire le zone divise della città, alla sera del 9 novembre, quando nella confusione generale, qualcuno e ancora oggi non si sa chi, dette l’ordine ai soldati dei posti di blocco di ritirarsi, fu la fine di un incubo. Per migliaia di persone dell’Est e dell’Ovest, scese in piazza per chiedere libertà e pace, si realizzava il sogno di abbattere il Muro e si incontrarono per la prima volta.

caduta-muro-berlinoOggi, a 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, si può affermare che quel 9 novembre 1989, rappresenta lo spartiacque nella storia del Novecento. Segna la fine di un epoca, della contrapposizione tra il modello liberal-democratico supportato da un’economia di mercato e il modello marxista-leninista a economia pianificata, e identifica anche l’inizio di una nuova fase delle relazioni internazionali. Un cambiamento epocale che investì la geografia politica mondiale innescando una serie di processi a catena, tra i quali la riunificazione tedesca e il dissolvimento dell’Unione Sovietica, con il ritorno a tanti Stati sovrani nell’Europa orientale.

La Comunità Europea (505 milioni di cittadini di 28 Stati) che dopo l’unificazione della Germania, sperava di rilanciare, il suo ruolo nel mondo, ancora non è stata in grado di trovare il passo giusto e le intese necessarie al suo interno, di fronte alle nuove sfide che la globalizzazione e le vicende regionali richiedono, ecco perché occorre una nuova visione strategica del vecchio Continente, sulle questioni della pace, dell’economia, dell’ambiente e dei diritti umani.

Il Parlamento italiano, con una legge del 2005, la n°61, ha dichiarato il 9 novembre “Giorno della libertà”, quale ricorrenza dell’abbattimento del Muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione  di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette la totalitarismo.


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