A 30 anni dall’assassinio del professor Ezio Tarantelli

Ucciso dalle BR il 27 marzo 1985 nel parcheggio dell'Università La Sapienza, al termine di una lezione di Economia
di Luciano Di Pietrantonio - 26 Marzo 2015

Davanti al cancello dell’Obitorio comunale di Roma, a piazza del Verano, un gruppo di sindacalisti della Cisl di Roma aspetta in silenzio, il proprio turno per entrare nella camera mortuaria di Medicina Legale. Avevano il desiderio, e sentivano il dovere umano e morale, di testimoniare con la loro presenza, la vicinanza con un saluto e una preghiera alla salma del prof. Ezio Tarantelli, assassinato da un commando delle Brigate Rosse, il 27 marzo 1985, al termine di una lezione alla Facoltà di Economia e Commercio, dell’Università “La Sapienza” di Roma, nel parcheggio dell’ateneo, dove aveva lasciato la sua auto.

Entrati nella sala, ove giaceva sul freddo marmo il corpo di Ezio Tarantelli, i sindacalisti rimangono stupiti per la presenza del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che in forma privata, era andato a rendere omaggio al brillante e bravo economista, barbaramente trucidato dai terroristi.

Il Presidente Pertini confidò ai sindacalisti della Cisl presenti, non solo il dolore per la morte di Tarantelli, ma tutto il suo rammarico e il suo rincrescimento, perché il giorno successivo non poteva partecipare ai funerali, per un impegno istituzionale, rinviato più volte, nel Mezzogiorno.

I sindacalisti dissero a Pertini che la sua presenza non poteva mancare all’ultimo saluto, ma il Presidente, rimase perplesso, ma pregò il segretario del sindacato, presente nel gruppo, di rappresentare le sue più vive condoglianze e partecipazione al lutto, alla famiglia Tarantelli, a Pierre Carniti e ai dirigenti nazionali della Cisl.

La notte, probabilmente, portò consiglio, e il giorno successivo Sandro Pertini partecipò ai solenni funerali, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Evidentemente il Presidente della Repubblica, nel dubbio fra due impegni, scelse di essere presente, con la sua umanità e autorevolezza, accanto a una delle tante tragedie degli anni di piombo, che hanno colpito i figli migliori del nostro Paese.

EzioTarantelliChi era, com’era Ezio Tarantelli? Nasce a Roma, l’11 agosto 1941, laureatosi nel 1965, in Economia e Commercio alla “Sapienza” di Roma, con Federico Caffè. Frequentò corsi avanzati di economia e di metodi quantitativi presso l’Università di Cambridge e presso il MIT, Massachusetts Institute of Technology e studiò con grandi economisti, tra i quali Robert Solow e Franco Modigliani (entrambi premi Nobel per l’economia). Quindi un giovane economista che entrò, per concorso, al servizio studi della Banca d’Italia, dell’infornata che sarebbe poi stata chiamata in maniera scherzosa dei “Ciampi boys,” tutti bravissimi, poliglotti, abituati a correre da un’università all’altra, all’estero, “perché si doveva studiare nei posti migliori.”

Di questo gruppo probabilmente, Tarantelli era il più inquieto. Infatti un giorno, Ciampi gli disse: “Deciditi. Prenditi un anno, se vuoi, ma poi torni in Banca d’Italia o vai a insegnare.” La scelta fu quella  di insegnamento universitario: dalla Cattolica di Milano al “Cesare Alfieri” di Firenze, a professore ordinario alla “Sapienza” di Roma, nella Facoltà di Economia e Commercio, e docente di econometria alla LUISS di Roma. Tenne corsi di relazioni industriali in California e presso l’Istituto

Universitario europeo di Firenze. Nel 1981, fondò l’Istituto di studi di economia del lavoro (ISEL), associato alla CISL, diventandone Presidente e fu uno stretto collaboratore dell’allora Segretario Generale della CISL, Pierre Carniti.

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Il sindacato, in particolare la Cisl, aveva condiviso, dibattuto e “sposato” le tesi di Tarantelli contro l’inflazione, attraverso il controllo delle dinamiche dei costi e la predeterminazione della scala mobile. Nei suoi articoli sulla stampa ( “Repubblica” in particolare), Tarantelli aveva sostenuto la tesi che per battere l’inflazione bisognava eliminare gli automatismi salariali e restituire al sindacato spazi di “agibilità negoziale”, sottratti alle dinamiche del costo del lavoro. Aveva difeso con coraggio le sue idee sul controllo della spirale inflazionistica e sulla necessità di uno “scambio politico”, come impegno del sindacato “per evitare che altri decidano per lui”.

Per questo è considerato il “padre spirituale” della concertazione e degli accordi sul costo del lavoro, a cominciare da quello del 14 febbraio 1984, passato alla storia come l’accordo di San Valentino, fino a quelli successivi del biennio 92 – 93 con i Governi Amato e Ciampi.

Oggi, a trent’anni dalla morte di Enzo Tarantelli, il contributo e gli studi – ai quali l’economista si dedicò – sulla necessità di una politica dei redditi nazionale ed europea, resta di grande attualità e di importanza centrale, nel quadro dello sviluppo e del rilancio e nell’integrazione della Comunità Europea, quale risposta anche ai processi di globalizzazione.

Come avvenne il vile assassinio di Tarantelli? Era il 27 marzo 1985, al termine di una lezione alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza” di Roma, Tarantelli va al parcheggio verso la sua Citroen Gsa, e due persone, i due assassini, s’avvicinano e gli dicono: “Professore, scusi…”, per farlo girare e colpirlo in pieno volto con l’intero caricatore della mitraglietta Skorpion. Un comodo omicidio, compiuto in pieno sole e a volto scoperto. Sul suo corpo martoriato furono estratti dieciassette proiettili. I due terroristi prima di fuggire a piedi, lasciarono sull’auto un documento di 70 pagine, la Risoluzione numero 20, dove si affermava che “il salario si difende con il fucile.” L’assassinio fu rivendicato dalla formazione delle BR, per la costruzione del Partito Comunista Combattente.

Dell’omicidio vennero, in un primo momento accusati, Alessio Casimirri e Rita Algranati, i due coniugi implicati nel sequestro Moro, il primo fuggito in Nicaragua e la seconda poi estradata in Italia. In una seconda fase, furono incriminati, Barbara Balzerani e Gianni Pelosi per i reati di omicidio volontario, detenzione e trasporto di armi. Dopo diversi processi, secondo i giudici, il brigatista che avrebbe sparato a Tarantelli è stato Antonino Fosso, ma il nome del secondo killer è tuttora avvolto dal mistero. Molte analogie sono presenti con gli attentati di Massimo D’Antona, 51 anni, giurista e docente, assassinato in via Salaria a Roma, il 20 maggio 1999, e di Marco Biagi, 51 anni, giuslavorista, trucidato sotto la propria abitazione, a Bologna, il 19 marzo 2002.

Ai funerali di Ezio Tarantelli alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, ci fu una partecipazione impressionante di gente, dalle più alte cariche dello Stato e quelle del Governo, dai Partiti politici  ai Sindacati, dagli Amministratori pubblici ai tanti lavoratori e cittadini. I giornali e la televisione ne diedero grande risalto, l’assassinio di Tarantelli aveva sinceramente colpito, in quella fase della vita sociale del nostro Paese, il cuore degli italiani, e non solo di quelli impegnati nel sindacato o in politica.

In una fase della vita del nostro Paese dove si vive alla giornata, senza grandi ambizioni per il futuro, ricordare la vita e l’opera di questo giovane professore, brillante economista,  morto a 43 anni, vittima di una ideologia populista, Tarantelli dovrebbe avere la riconoscenza del sindacato e della politica, per le sollecitazioni civili e morali, che ha saputo esprimere attraverso le sue idee per un mondo del lavoro più tutelato e moderno.

 (* Già Segretario Generale della Cisl di Roma e del Lazio)


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