A passeggio alla riscoperta della Riserva dell’Aniene. Nella Fase 2

Vincenzo Luciani - 5 Maggio 2020

Oggi 4 maggio 2020 – primo della Fase 2 – mi sono di nuovo incontrato con il mio caro fiume Aniene percorrendo a piedi la ciclabile che ne segue il corso, lunga 6 km e 100 metri, che da Ponte Mammolo conduce a Ponte Nomentano (Monte Sacro).

Ho camminato soltanto lungo la metà del percorso in andata e poi in ritorno, più naturalmente il tratto di avvicinamento alla ciclabile da casa mia che è di circa un chilometro (anche questo in andata e ritorno) per un totale quindi di 8 km e impiegando due ore.

Mi sono fermato più volte per ammirare i panorami, gli alberi e i fiori, il mio fiume, il “Teverone” come un tempo il popolo lo chiamava, e per scattare foto (io le chiamo appunti fotografici) che mi servono per meglio ricordare e per redigere questo articolo-resoconto in favore dei miei lettori, soprattutto di quelli che non hanno la possibilità e il privilegio di ammirarli da vicino.

Fresco Market
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Purtroppo non tutto quello che è passato sotto i miei occhi e sotto l’obiettivo dello smarphone è bello a vedersi. In particolare mi riferisco all’ammasso di rifiuti accalcato davanti all’ingresso del

Centro di raccolta rifiuti Tiburtina dell’Ama (via Cassino, tel. 06 451 1426) oggi è chiuso, ma aprirà domani martedì alle ore 7 e spero vivamente che i suoi operatori ecologici rimuovano questo sconcio, provocato da incivili zozzoni, nostri concittadini, che si sentono autorizzati a deturpare la nostra città senza che nessuno li persegua e li sanzioni (che fine hanno fatto le telecamere di sorveglianza più volte strombazzate?).

Mi pongo questa domanda perché più volte mi è capitato di vedere rifiuti buttati a terra davanti all’ingresso del Centro raccolta rifiuti Tiburtina dell’Ama.

E me ne pongo anche un’altra: come possono tollerare gli operatori stessi questo scempio. Io, nel mio piccolo, mi indigno e pongo domande e resto in attesa di risposte.

Procedo e mi trovo di fronte ad un marciapiede quello che scende verso la stazione metro e lo trovo sorprendentemente liberato dai rovi e vegetazione (ben fatto!) poi risalgo verso la Tiburtina, la costeggio per un po’ e mi affaccio emozionato a rivedere il mio fiume che saluto.

Intanto noto che il traffico è cresciuto sulla consolare e nei prossimi giorni crescerà ancora insieme ai miasmi e al rumore assordante e mi affaccio dal ponte sul fiume, complimentandomi per il suo aspetto meno torbido e più attraente e mi affretto a cercare l’ingresso della ciclabile di cui fotografo il primo cartello che segna le distanze.

Appena all’inizio della prima curva noto con piacere che è stato rimossa la piccola discarica che si era formata anche se è rimasto ancora dell’immondizia e un sanitario. Mi immetto nel bellissimo viale costeggiato da orti urbani lungo la sponda del fiume che occhieggia tra i folti canneti.

Respiro a pieni polmoni l’aria pulita e ammiro gli alberi (in particolare i gelsi e le siepi di sambuco in fiore, le acacie dai fiori profumatissimi). Al termine del sentiero in terra battuta, dove inizia un piccolo tratto strada asfaltata che prosegue in via Benigni, mi sconcerta un divano bianco che uno “zozzone” dal cervello balzano ha posto tra la vegetazione (anziché conferirlo al Centro di Raccolta suddetto) e che sono certo i volontari di “Insieme per l’Aniene” provvederanno a far rimuovere.

All’incrocio tra via Benigni e via Meschini ecco l’ingresso alla parte più affascinante del parco fluviale e che porta anche alla Casa del Parco e dopo la sfilata di pini secolari e altissimi ed acacie in fiore eccoci davanti a sua maestà alberone, dalla impressionante chioma.

Subito appresso si diparte il viale di pioppi cipressini e sul lato sinistro la distesa di un vasto prato, ancora solitario, data anche l’ora.

Lo costeggio in lungo e in largo e mi beo nel suo verde vellutato.

 

Un cartello mi/ci ricorda che l’area verde è curata dall’associazione Insieme per l’Aniene (con il contributo della legge regionale).

Subito dopo mi inoltro in un folto di alberi dove abbondano i pioppi che con i suoi semi piumosi ha ricoperto come di bianca neve il sentiero.

Terminata questa parte di bosco e di intrico di alberi annosi ecco che appare nell’alto del suo piccolo poggio, in pieno sole la Casa del Parco.

Intanto mi fermo a ritrarre un tronco inarcato e disseccato, davvero incantevole.

Si apre quindi un’ampia distesa piana di verde a prato lungo e largo fino quasi al fiume.

Mi fermo a fotografare la freccia che indica: km 1,600 e il cartello che illustra le biodivesità presenti nella Riserva Valle dell’Aniene.

 

Un’altra freccia già mi indica che siamo arrivati al km 1,800 ed ecco ancora un nuovo pianoro e finalmente incontro esseri umani, in bici, in compagnia di cani, solitari podisti in affanno da corsa, tutti felici sotto un sole ed un cielo magnifici.

Guardo con un po’ di invidia delle palazzine che sorgono a due passi da questa meraviglia e mi ricordo con un tuffo al cuore di aver lasciato una casa che dava direttamente sul Parco di Tor Tre Teste.

Scaccio la malinconia e fotografo sul lato sinistro la sagoma enorme della caserma Gandin dei bersaglieri e con un altro ammiro il boschetto che si apre davanti ai miei occhi.

Una zona fascinosa piena d’ombra e frescura con cinguettii di uccelli e un grande intrico di rami.

 

E poi all’uscita del piccolo boschetto ancora altre persone a passeggio.

E siamo al km 2,400.

Circumnavigo al casetta delle pecore ed ecco laggiù il gregge che bruca l’erba con sullo sfondo altre invidiabili palazzine.

Sulla sinistra il cartello del cantiere dell’Acea di rifacimento e sistemazione del canale derivatore di San Basilio.

Sto per affacciarmi in un tratto a me molto caro di questa passeggiata ed all’affaccio sul fiume che mi mi mostra con tutto il suo fascino millenario.

 

Le anatre si fanno sentire con il loro schiamazzo e mi avvicino tra alberi altissimi fotografando il cartello dei km 2,900.

dal quale si scorge l’ex villa di quel grande attore che è stato Peppino Di Filippo ed io mi trovo a concludere questo pezzo con una sua frase celebre.

Penso la ricordiate tutti. Diceva: “E ho detto tutto!” che vuol dire tutto e niente.

Un po’ come questo articolo che però vuole spingervi a camminare e a sudare un po’ perché solo così si possono ammirare e godere le belle zze che sono a poche centinaia di metri da casa.

Rigorosamente a piedi, senza sprecare soldi di benzina, senza inquinare, favorendo la circolazione sanguigna, rigenerando il cervello e rendendoci più disponibili e umani.

 


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