

Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, non si trattava di spacciatori improvvisati, ma di manager del crimine
Il gotha della mala romana torna sotto i riflettori della giustizia. Il GUP di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per i principali protagonisti dell’operazione “Cacher”, con l’accusa di aver tentato di unificare sotto un’unica regia le piazze di spaccio della Capitale, trasformando Roma in un distretto industriale della droga.
Il processo inizierà il prossimo 24 giugno.
A finire sul banco degli imputati sono quattro figure già note alle cronache nere della città:
Leandro Bennato, detto “Il Biondo”, attualmente al 41 bis a Novara. Condannato a 19 anni per il sequestro di 107 chili di cocaina nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale”.
Giuseppe Molisso, ergastolano in primo grado per l’omicidio di Selavdi Shehaj (“Passerotto”) a Torvaianica, descritto dagli inquirenti come un mentore per i giovani criminali romani.
Raul Esteban Calderon, il killer argentino già sotto processo per l’esecuzione di Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”, al Parco degli Acquedotti.
Alessandro Capriotti, noto come “Il Miliardero”, storico esponente del direttivo criminale della Capitale.
Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, non si trattava di spacciatori improvvisati, ma di manager del crimine: arbitri dei conflitti tra capipiazza, decisori su chi poteva vendere droga e dove, garanti di coperture logistiche e protezione per gli affiliati.
L’indagine descrive un sistema gerarchico e metodico:
Sostituzioni e conferme: chi non rispettava le regole o creava problemi veniva rimosso dalle piazze.
Mediazione e punizione: le dispute interne erano risolte prima con autorità, poi – se necessario – con spedizioni punitive e intimidazioni armate.
Supporto logistico e legale: agli affiliati sotto la loro ala veniva garantita protezione e aiuto nelle attività illecite.
Mentre i quattro leader affronteranno il rito ordinario a giugno, altri venti imputati hanno scelto il rito abbreviato, che consente uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
La decisione su queste posizioni arriverà nelle prossime settimane e darà un primo termometro sulla solidità dell’impianto accusatorio.
L’operazione “Cacher”, che un anno fa portò a numerosi arresti e sequestri, è considerata dagli inquirenti un colpo storico alla criminalità organizzata romana, segnando un punto di non ritorno nella lotta al narcotraffico nella Capitale.
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