A proposito del Bando annunciato sul “Chiosco bar” di piazzale Loriedo

Federico Carabetta - 25 Febbraio 2021

La notizia, da tempo attesa, promette che “Entro la prossima settimana (cioè entro la prima settimana di marzo) il Comune di Roma Campidoglio dovrebbe pubblicare il bando per l’assegnazione del “chiosco bar” (sic) di piazzale Loriedo.

È bene ricordare che, per “chiosco bar”, Colli Aniene intende l’edificio, ora dissequestrato dopo quasi 4 anni, che fu il bar-ristorante “Dolce e Salato” di piazzale Loriedo. Si sono così riaccese le speranze dei collianiensi di riavere, oltre il giardino, anche un posto di ristorazione.

Alla notizia, sono fioccati post su Facebook di cui uno in particolare induce a riflessioni ritenendo incredibile che l’illegittimo di ieri, oggetto addirittura di sequestro penale, e di ricorsi al Consiglio di Stato, una vicenda che ha ridotto la vivibilità del quartiere, in virtù di un bando comunale, possa diventare improvvisamente legittimo e possibilmente anche nuovamente operante.

La domanda espressa nel post è di D. F. che si chiede: “Ma se fu sequestrato (il bar Dolce e Salato ndr) per irregolarità tecniche non sanate, adesso lo si assegna ad altri? Forse non sono bene informata .. diversamente non capisco”.

La risposta potrebbe risiedere il quel ripetuto appellativo di “chiosco bar” riferito all’edificio.

Comunque a sciogliere ogni dubbio varrà questo bando non ancora pubblicato e che –  se è veritiero ciò che fonti riservate ci dicono – non potrebbe vedere la luce prima di certi iter ancora in sospeso.

Ci limitiamo ora però a rappresentare il pensiero di alcuni nostri lettori che continuano a  chiedersi: riuscirà il bando del Comune a risolvere il garbuglio ereditato e sollevare dal  disfacimento l’edificio ex bar-ristorante di piazzale Loriedo? Ci sarà chi, viste le condizioni dell’edificio, riterrà corrispondente ai propri legittimi interessi le imposizioni del Comune?

Perché, non saranno proprio le cosiddette “irregolarità tecniche” – che poi non sono proprio tutte esclusivamente tecniche – a trasformare un edificio in un “chiosco bar” e rendere quindi l’edificio non più appetibile?

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Perché è opinione comune che – visti i precedenti – l’utilizzo del fabbricato dovrà necessariamente essere limitato. Sanate quindi dalle irregolarità (leggi ripristinate le condizioni di utilizzo in origine stabilite tra il Comune di Roma e il primo gestore dell’immobile), e ridotti i servizi al pubblico, le condizioni saranno ancora vantaggiose per l’eventuale nuovo gestore? Presumendo pure che – come in origine – l’assegnazione dell’immobile comporti l’obbligo di manutenzione delle pertinenze a giardino, allora l’illusione di …. è al colmo.


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