A rischio chiusura le sale cinematografiche del Lazio

Senza fondi della Regione non si può passare alla digitalizzazione entro il 2013
di M.G. T. - 22 Ottobre 2012

Il caso Fiorito ha colpito ancora. A farne le spese, se pur indirettamente, questa volta sono le sale cinematografiche del Lazio che da tempo attendono il finanziamento promesso dalla governatrice della Regione, Renata Polverini, destinato alla digitalizzazione degli schermi non più disponibile dopo le vicende avvenute alla Pisana.

Se gli eserecenti al termine della scadenza prevista entro il 2013 per le operazioni di adeguamento allo standard nazionale di proiezione non avranno ottenuto i fondi necessari saranno costretti a sobbarcarsi il costo della stampa della pellicola, che varia dai 1500 ai 1800 euro, o mettersi in regola con l’installazione vera e propria dell’impianto digitale, che costa fra i 60 ed i 70mila euro. E in questo momento di crisi nessuno sarebbe disposto a sborsare tali cifre, con la cosenguente chiusura in massa delle sale di media capienza del Lazio. 

A lanciare un grido di aiuto per la categoria è Massimo Arcangeli, segretario generale dell’AgisAnec del Lazio: "Il grande problema è la prossima digitalizzazione degli schermi. Abbiamo una "dead line" prevista alla fine del 2013 e nel Lazio siamo molto in ritardo rispetto ad altre regioni italiane, più attente alla questione. Sono a rischio chiusura tante piccole sale ma anche diverse multisale, magari attrezzate soltanto a metà. Emerge una grande disattenzione: la governatrice del Lazio Renata Polverini aveva previsto dei fondi prima che avvenisse la vicenda Fiorito. Ma poi, ora come ora, non si è fatto più nulla. Noi ci auguriamo che i prossimi interlocutori che avremo alla Regione Lazio capiscano questo problema, che è vitale per la sopravvivenza dei cinema, soprattutto quelli medio piccoli che saranno costretti a chiudere e non poter svolgere più la loro attività"

Al momento solo il 65% dei cinema della regione è attrezzato per la proiezione digitale, sono 229 gli schermi nel Lazio su un totale di 440 da digitalizzare entro il 2013 con un investimento necessario di 14.000 euro. L’ultimo bando regionale sull’innovazione tecnologica e audiovisiva è stato fatto nel 2009 mentre altre regioni si sono invece adoperate per correre ai ripari, come ad esempio la Toscana, la Lombardia e l’Umbria, che sono circa al 77 per cento di schermi digitalizzati.  

"Il problema è dei cinema medio-piccoli della regione – continua Arcangeli – che non ce la fanno a sostenere da soli la spesa della digitalizzazione. Il nostro è un vero grido di allarme. Siamo molto preoccupati della situazione che si è creata che riesce così ad espellere dal mondo imprenditoriale medi e piccoli cinema che da più generazioni magari hanno dedicato la loro vita a questo lavoro. Chiediamo urgentemente ai prossimi amministratori regionali di farsi carico del nostro problema e di aiutarci a risolverlo".

 


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