Acqua pazza a Roma: 5 milioni di euro per la fornitura delle fontane

La Capitale alle prese con le spese pubbliche dissennate: dai conti mai pagati dal Vaticano allo scandalo delle case popolari
di Gabriele Cruciata - 20 Giugno 2016

La chiamano l’oro blu e a Roma c’è chi sembra aver preso sul serio la questione. La capitale paga, infatti, 5 milioni di euro l’anno per la fornitura di acqua per le fontane, tra cui Trevi, Aracoeli, Quattro fiumi di piazza Navona, piazza Barberini.
È quanto emerge da un libro-inchiesta scritto a quattro mani da Laura Maragnani – giornalista di Panorama – e Daniele Frongia, grillino ex presidente della Commissione capitolina per la riforma della spesa (“E io pago”, Chiarelettere).

E io pago libro“Secondo i funzionari del comune – spiegano gli autori del libro – le fontane monumentali di Roma sono alimentate con acqua potabile e sono prive di impianto di ricircolo”.

FontanadelTritoneL’assenza dell’impianto sarebbe responsabile dell’aumento vertiginoso dei costi. Ma un servizio di Sky TG24, andato in onda lo scorso 16 giugno, ha rivelato non solo che gli impianti di ricircolo esistono, ma anche che l’acqua fornita è non potabile, dunque molto meno costosa.

Da cosa deriva dunque una simile bolletta?
“E’ un clamoroso esempio di sciatteria amministrativa” viene riferito nel servizio di Sky, che mette in luce la carenza di trasparenza e chiarezza nella determinazione dei costi delle utenze.

 

FontanaDei4Fiumi

Ma il problema dell’acqua non è il solo.

Timbrificio Centocelle

Daniele FrongiaLa Commissione guidata da Frongia – eletto in consiglio comunale con 2.464 voti, dopo l’elezione di Virginia Raggi diventerà un elemento di spicco della nuova Giunta, probabilmente capo di gabinetto – ha rivelato un intrigato quadro fatto di spese pubbliche dissennate.
Niente di nuovo, si dirà. Ma i numeri sono sconvolgenti: il Comune paga ad Acea 70 milioni di euro l’anno per l’illuminazione pubblica, ma – sottolinea il pentastellato al Fatto Quotidiano – “abbiamo stimato che potrebbe risparmiarne 20”.

Discorso simile quello legato al Vaticano, che succhia a Roma 400 milioni di euro annui per servizi forniti del tutto gratuitamente. Sicurezza, transenne, tributi e tasse mai pagate da San Pietro ricadono sui conti – già non particolarmente felici – della Capitale, che ogni anno è costretta a bussare alla porta del Governo per evitare un default che de facto si registra già da anni.

E se le spese folli sono numerose, ancor di più lo sono i soldi mai riscossi.
Più di 200 milioni se ne vanno per l’evasione di Imu e Tasi, resa possibile per errori presenti nel catasto cittadino.
Altri 100 milioni spariscono a causa del mancato ricalcolo degli affitti delle case popolari, per non parlare degli affitti irrisori offerti dalla Capitale (5.500 euro per l’Ippodromo di Capannelle, 8mila per il Circo Massimo affittato ai Rolling Stones).

Il Comune ha abbandonato le case popolari, rendendo possibile il nascere di un mercato nero che arricchisce speculatori e piccoli criminali.

Virginia RaggiTutto questo genera un debito complessivo che supera abbondantemente il miliardo di euro, e che obbliga la città a una qualità di vita sempre più scarsa a fronte di imposte sempre più elevate.

Priorità assoluta del nuovo sindaco sarà rivedere i conti a partire da sprechi e corruzione, e correggere un bilancio che – è il caso di dirlo – fa acqua da tutte le parti.


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