Addio, pure acque del Po… – Ma perché agli altri basta molto meno? – …e quei cento milioni di luglio? – La pensione felice del signor Felice

Fatti e misfatti di aprile 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 10 Aprile 2012

Addio, pure acque del Po…

"Renzo, il figlio del "senatur" Umberto Bossi – è su tutti i giornali – si è dimesso dalla Regione Lombardia dopo quanto emerso, ed è al vaglio della Magistratura, nell’universo Lega Nord".

Renzo detto "il trota", dunque, alla fine è rimasto nella rete. Ma pescato non nelle pure acque del dio Po: nello stagno putrefatto – come tutto farebbe ritenere – della demoniaca malapolitica.

Ma perché agli altri basta molto meno?

"Nel 2010 – ultimi dati raffrontabili a disposizione – i partiti italiani hanno incamerato dallo Stato 295 milioni di euro e, rispettivamente dai propri Stati, i partiti tedeschi 125, quelli spagnoli 75, quelli francesi 73, quelli inglesi 12".

C’è qualcuno che abbia la bontà di spiegare agli italiani, sempre più colpiti duramente dalle tasse, il perché i partiti italiani abbiano incamerato, nel 2010, una somma così incredibilmente superiore a quella percepita dai partiti di Paesi anche più popolosi del nostro? E perché questa misteriosa differenza continui a persistere? I nostri partiti, dopo gli ultimi scandali che hanno riportato alla ribalta la vergognosa realtà dei loro patrimoni e delle loro casse, stanno sì cercando di fare qualcosa per acquietare almeno la legittima ira degli italiani. Si è, però, alle solite: non è che si stia pensando all’abolizione di questa "manna statale" della quale, pure, un referendum popolare aveva decretato la fine immediata con un significativo 93% e che, conti alla mano, ha loro fruttato, dal 1994 di quel referendum ad oggi, ben tre miliardi di euro. No. Quello a cui si sta pensando è come giustificare il proseguimento della "manna statale" – magari con qualche ritocchino molto "ino" in giù – e come cercare di rendere almeno trasparenti i bilanci rimasti fino ad oggi "cosa loro" e mai assoggettati a verifiche istituzionali. Nessuna abolizione dei soldi pubblici, insomma, ma soltanto un po’ di fumo negli occhi degli italiani nel tentativo di presentare la pillola meno amara. Un passettino in avanti, certo, quello che permetterebbe di conoscere come i nostri partiti sono soliti spendere i contributi ricevuti e le numerose centinaia e centinaia di milioni rimaste loro, ogni volta, detratte le vere spese elettorali. Già che si era all’opera, tuttavia, sarebbe stato più onesto, più giusto, più rispettoso chiedersi, almeno, se non fosse stato opportuno onorare – ancorché in ritardo – il risultato di quel lontano referendum popolare del 1994. Quel risultato vergognosamente "bypassato" con un semplice tocco di bacchetta ai limiti della Costituzione. Non più, per volontà degli italiani, il finanziamento pubblico dei partiti? Bene. Allora, per volontà dei partiti in Parlamento, il rimborso elettorale dopo ogni consultazione. Storia passata, certo. Ma la storia, volendo, può riscattarsi rinnovandosi positivamente. Mica la storia è come l’acqua che – come si rattrista il proverbio – una volta passata, non macina più.

…e quei cento milioni di luglio?

"Proprio fra tre mesi – è stato opportunamente ricordato – i partiti dovrebbero incassare, quale ultima "tranche" di rimborsi elettorali relativi a questa legislatura, poco più di cento milioni.

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Come sarebbe bello, se i partiti straricchi per le varie "tranches" ricevute fino ad oggi rinunciassero a questi cento milioni e poco più in modo da consentire allo Stato povero di metterli al mucchio per fare fronte, ad esempio, alla difficilissima copertura finanziaria per i cosiddetti "esodati" e per il nuovo sussidio di disoccupazione previsto dalla riforma in materia di lavoro. Ma sarà davvero così bello? Alfano, Bersani e Casini troveranno davvero il tempo, tra varie annunciate e dibattute intenzioni, di decidere, intanto, una cosa bella e concreta così?

La pensione felice del signor Felice

"Il signor Felice Crosta – consultare, per conferma, le carte Inps – grazie ai suoi appena quattro mesi lavorati nel suo ultimo incarico, ha percepito 18 mila euro al mese dal 2006 al 2010 e 20 mila dal 2010 ad oggi. Se poi si vedrà confermato un suo ricorso alla Corte dei conti, arriverà addirittura a percepire 41 mila euro mensili e, cioè, 1300 euro al giorno".

Felice Crosta – direbbe il manzoniano don Abbondio – chi era costui? Era – la sua storia è immortalata anche su Internet – un burocrate, assunto dall’allora Presidente regionale Salvatore Totò Cuffaro, per risolvere il problema dei rifiuti cittadini dietro un compenso di 460 mila euro annui. Il quale burocrate, dopo non essere riuscito a risolvere – forse – neppure il problema dei rifiuti di casa sua e dopo avere comunque lasciato l’azienda con un passivo aumentato a un miliardo di euro, ha pensato bene di dimettersi presto presto per andare in pensione con gli incredibili criteri e conteggi di una norma regionale appena varata per quelli come lui. Felice Crosta, dunque, con tutti i diritti – "ope legis" – di percepire ogni giorno molto di più di quanto percepisce lo stesso Presidente della Repubblica e, di conseguenza, di essere felice di nome e di fatto. Quello che invece non si riesce a capire è il motivo per il quale il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sia felice anche lei – visto che non fa nulla per eliminarle – di queste situazioni vergognose. Sia felice, insomma, che personaggi come il burocrate siciliano Crosta intaschino più di 1300 euro al giorno quando migliaia e migliaia di pensionati non "cuffariani" e simili siano stati costretti, addirittura, a subire tagli drammatici alle loro "normali" pensioni. Che, accanto al burocrate siciliano felice di nome e di fatto con 1300 euro al giorno, possa coesistere un pensionato "normale" che, vistosi tagliare 200 euro da una pensione di 800, è caduto in una infelicità e in una disperazione tali da togliersi addirittura la vita. Ma per fatti così, evidentemente, il Ministro Fornero non ha lacrime a disposizione.
 


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