

A far emergere il quadro complessivo degli episodi è stata la segnalazione di un’associazione impegnata nella tutela della comunità LGBT
Non erano semplici incontri finiti male, ma agguati organizzati con precisione. Un copione studiato nei dettagli, ripetuto più volte nel giro di poche settimane, con vittime scelte proprio per la loro vulnerabilità.
Gli investigatori della Squadra Mobile sono riusciti a ricostruire nove episodi distinti, avvenuti tra febbraio e marzo del 2023, tutti accomunati dallo stesso schema: appuntamenti organizzati tramite una piattaforma di incontri anonimi e trasformati in violente rapine.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo faceva leva su un elemento preciso: il timore delle vittime di rivelare il proprio orientamento sessuale ai familiari, una paura che avrebbe potuto scoraggiarle dal denunciare.
Il meccanismo era sempre lo stesso. Uno dei membri della banda, che operava da Perugia, contattava gli uomini attraverso un’app di incontri garantita dall’anonimato. Dopo aver instaurato un contatto, proponeva un appuntamento.
A quel punto raggiungeva la vittima a bordo della propria auto, fingendo di voler consumare un rapporto sessuale. Ma l’incontro nascondeva una trappola.
Durante l’appuntamento, infatti, dal bagagliaio del veicolo uscivano all’improvviso altri due complici, rimasti nascosti per tutto il tempo. Da quel momento l’incontro si trasformava in una vera e propria aggressione.
Le vittime venivano picchiate violentemente, a volte con pugni e calci, in altri casi con l’uso di coltelli. Alcuni degli uomini aggrediti hanno riportato ferite giudicate guaribili in oltre venti giorni.
A far emergere il quadro complessivo degli episodi è stata la segnalazione di un’associazione impegnata nella tutela della comunità LGBT, che nel febbraio del 2023 aveva raccolto diversi racconti simili tra loro.
Le testimonianze indicavano un modello ricorrente di aggressioni, tutte avvenute dopo incontri organizzati online.
Ricostruire la rete non è stato semplice. La piattaforma utilizzata per gli appuntamenti cancellava infatti rapidamente i profili degli utenti, rendendo difficile risalire agli autori.
Nonostante questo, gli investigatori della Mobile sono riusciti a mettere insieme i pezzi del puzzle incrociando diversi elementi:
Gli agguati avevano un obiettivo preciso: rapinare le vittime. Denaro contante, oggetti preziosi e effetti personali venivano sottratti dopo le aggressioni.
In alcuni casi, secondo gli inquirenti, la banda sarebbe arrivata anche a minacciare di rivelare l’orientamento sessuale delle vittime ai familiari, trasformando la violenza in una vera e propria estorsione.
Dopo mesi di accertamenti, la ricostruzione degli episodi ha portato all’emissione di un’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, eseguita nelle ultime ore dagli agenti della Squadra Mobile.
L’operazione ha messo fine a una serie di aggressioni che per settimane aveva colpito uomini contattati attraverso il web, trasformando appuntamenti privati in imboscate violente organizzate per rapinare e intimidire.
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