After sisma: proteste, indagini, responsabilità

Dal giorno del terremoto ancora scosse, ma si comincia ad indagare. Napolitano: "sisma aggravato da chi disprezza le regole"
di Massimiliano Napoli - 20 Aprile 2009

Continua lo sciame sismico in Abruzzo e, in contemporanea, comincia quello giuridico dei magistrati sulle responsabilità delle costruzioni. Molte delle quali costruite, a quanto sembra (ma saranno le indagini a verificarlo) con materiali scadenti, non idonei, addirittura vietati – come l’ormai famosa sabbia di mare nei pilastri. E ad alzare la voce, quasi a voler incoraggiare i giudici a dare il massimo in questa storiaccia, è addirittura il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha rilasciato, la mattina del 18 aprile, dichiarazioni durissime nei confronti di chi ha “aggravato il bilancio delle vittime perché ha disprezzato le regole e l’interesse generale dei cittadini”, speculando e banchettando sui cantieri edili, sui dispositivi di sicurezza, i materiali, le norme, e mettendo a repentaglio la salute e la vita stessa dei cittadini acquirenti.

Molte sono state, infatti, le denunce degli studenti (tanto per fare un esempio) nei giorni precedenti al sisma, sulla situazione strutturale della edificio per gli universitari – universitari che, ricordiamolo, costituiscono una fetta importante e strategica della popolazione aquilana. Crepe, ampie infiltrazioni d’acqua, muffa, stavano divorando l’edificio giorno dopo giorno. Ma qualcuno ha detto che era tutto ok. E la casa dello studente è crollata. E con lei sono scomparse anche le vite di alcuni studenti, i più sfortunati, che non sono riusciti a salvarsi. Stessa cosa è successa qualche giorno prima del sisma, in un incontro con la Protezione Civile proprio a L’Aquila, dove la Regione Abruzzo e il Comune del capoluogo hanno chiesto il parere degli esperti in merito alla situazione tellurica del territorio, da molte settimane inquieto. Anche in quel frangente qualcuno ha detto loro che era tutto ok. E mezza Aquila non c’è più. E anche 300 cittadini non ci sono più. La domanda, dunque, sorge spontanea non solo a Michele Santoro e agli autori di AnnoZero, ma anche a tante tante famiglie abruzzesi, ospiti ora nelle tendopoli a vivere con quello che gli è rimasto: davvero non si poteva fare nulla per prevenire, o quantomeno per mitigare, questo disastro?

Abbiamo parlato in via informale con alcuni geologi ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma – che lavorano a stretto contatto con centri di ricerca internazionali e con lo stesso INGV –. La prima cosa che hanno sottolineato è stata che se da un lato è assolutamente vero che i terremoti non si possono prevedere con assoluta certezza, dall’altro è pur vero che uno sciame sismico così intenso e prolungato come quello che c’è stato nell’aquilano prima del terremoto (perdurava da molte settimane, a quanto sappiamo) qualche dubbio lo avrebbe dovuto sollevare.

Gli sciami sismici di quel tipo – raccontano i dottorandi – sono molto frequenti in quella zona, come in tante altre zone d’Italia, soprattutto lungo la dorsale appenninica. Ma è difficile che durino così tanto e abbiano una tale intensità e frequenza. Questo avrebbe dovuto insospettire. Dunque, qui non si tratta di stabilire se si poteva o meno prevedere il terremoto (cosa che, allo stato attuale non è possibile fare), ma di attivare delle procedure, anche grossolane e approssimative, di intervento nel caso in cui si fosse verificato il peggio. E questo non c’è stato.

Non vogliamo, dicendo questo, puntare il dito contro la Protezione Civile, il Comune, la Provincia, la Regione (che hanno comunque risposto brillantemente in termini di soccorsi e sostegno ai terremotati) o chiunque altro. Ma quello che ci preme capire è perché a nessuno è venuto in mente di escogitare un piano d’emergenza “nel caso in cui…”, date le circostanze particolari di quello sciame sismico. Questa la domanda che si poneva anche Michele Santoro. E questa domanda si pongono oggi moltissimi terremotati, nelle loro tende, tra una chiacchierata e una tazza di thè caldo.

Abbiamo poi chiesto ai ricercatori del sistema al radon progettato da Giuliani per prevenire i terremoti. Ci hanno risposto che non sempre i terremoti emettono in precedenza del gas radon. È probabile che incrociando dati sismici, emissioni di radon, e altri indicatori si possa arrivare ad una previsione più o meno accurata… ma tutto, ovviamente, è da sperimentare e verificare e ci vorrà molto tempo. Se ci fossero più soldi per la ricerca, poi, il tutto sarebbe sicuramente più facile e veloce.

Intanto accontentiamoci di piani d’evacuazione e di soccorso. Ammesso e non concesso che qualcuno si prenda la briga di svilupparli. Secondo la Protezione Civile, infatti, sono Province e Comuni che devono progettare sul territorio piani d’emergenza e individuare aree idonee per l’allestimento dei campi base d’emergenza, comunicando – d’intesa con Regione e Protezione Civile – alla popolazione cosa fare in caso di pericolo, quale vie di fuga prendere e come comportarsi per salvaguardare la propria vita e non intralciare le operazioni di soccorso. Ai Comuni spetterebbe invece il compito di effettuare i primi soccorsi e preparare il terreno per l’arrivo delle forze di soccorso nazionali.

E già si pensa ad una new-town. Ma non sarà una nuova L’Aquila, piuttosto un’area di pochi chilometri quadri dove sorgeranno abitazioni che, a detta della maggioranza di Governo, non solo saranno vendute a prezzi vantaggiosi per le giovani coppie, ma rispetteranno anche standard qualitativi che garantiranno sicurezza ed ecosostenibilità. Innovazione e ambiente saranno le parole d’ordine del nuovo polo residenziale che, speriamo, possano ispirare anche la ricostruzione della città. Ma Silvio Berlusconi non si ferma qui e lancia il progetto su scala nazionale, prevedendo la creazione, in ogni grande città d’Italia, di almeno un polo residenziale del genere (sempre da destinare alle giovani coppie). E i maligni stuzzicano: e i soldi? I soldi ci sono!, dichiara la mattina del 19 aprile Silvio Berlusconi stesso, preceduto di qualche ora da Giulio Tremonti. E la tassa sui ricchi spuntata fuori qualche giorno fa, assicurano da palazzo Chigi, non ci sarà.

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Intanto la Protezione Civile, con un decreto firmato da Guido Bertolaso, annuncia la lista dei Comuni danneggiati dal terremoto: sono 49, di cui 5 in provincia di Teramo e 7 in provincia di Pescara.


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