Al presepe della parrocchia di S. Igino Papa a Colli Aniene

Intervista ad Anna Nasti, ‘A Santarella
Federico Carabetta - 25 Gennaio 2021

Come ad un appuntamento ci siamo ritrovati con ‘A santarella e con Lucio Nasti, suo inscindibile marito, di fronte al presepe della parrocchia di S. Igino Papa a Colli Aniene. È stato incontro particolarmente gradito per i ricordi comuni uniti alla loro piacevolezza e cordialità.

Ci siamo ritrovati dicevamo, a meditare, oltre che ad ammirare, il presepe ormai storico della parrocchia.

Piccola doverosa digressione: Intendo per ‘A santarella, Anna Nasti che anni orsono abbiamo apprezzato per mandare in scena per l’appunto ‘Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta con la Compagnia teatrale amatoriale giovanile “Buona la prima”  di cui è stata per anni anima. Anna e Lucio, è bene ricordarlo, sono speciali per molti motivi tra cui il lungo, apprezzato e meritevole impegno culturale rivolto ai giovani della parrocchia.

Tornando alla sacra rappresentazione, in tutti i paesi cattolici ha una tradizione di quasi 800 anni e continua nei tempi a rifarsi all’arte presepiale napoletana.

L’artistico e rustico luogo che viene allestito a S. Igino da ben nove anni a cura del parroco don Giuseppe Petrioli e un gruppetto di fedeli parrocchiani, rievoca con abile fantasiosa  e certosina meticolosità un panorama tipico di borgo italiano, ai piedi di colline su cui si arrampicano le case; e dentro di queste, i rispettivi personaggi intenti alle loro varie occupazioni.

Lo scenario che stiamo ammirando ha la particolarità che, pur essendo sempre lo stesso nelle parti essenziali che lo compongono (tesoro dell’eredità di Antonio Gragnianiello parrocchiano appassionato presepista napoletano di cui abbiamo già parlato), riappare puntualmente nell’aula ecclesiale nel tempo canonico, ma sempre nuovo e dissimile perché assemblato diversamente, migliorato ed arricchito con nuove creazioni.

Quest’anno abbiamo colto l’occasione per chiedere ad Anna e Lucio Nasti, quali  emozioni la bella composizione provoca. A rispondermi è Anna Nasti:

“Un presepe non è da guardare distrattamente o addirittura con indifferenza; solo osservandolo attentamente e soprattutto con gli occhi della fede, si può cogliere l’inimmaginabile.

Adotta Abitare A

Perché anche il più piccolo, semplice, disadorno, essenziale, presepe, può parlare agli occhi del cuore e dell’anima.

E ciascun presepe parla un linguaggio chiarissimo e rappresenta la meravigliosa scelta di un Dio che volontariamente si fa uomo, come un piccolo e povero bambino del mondo e tra i più poveri del suo tempo, mentre intorno la vita scorre fervente e inconsapevole.

Oggi, in questo periodo così particolarmente difficoltoso, angosciante e tragicamente doloroso che ciascuno di noi, il mondo intero, sta sperimentando, il messaggio del presepe è prorompente: quel piccolo bambino può portarci la vera salvezza, se lo accogliamo.

Il presepe allestito per il Natale del 2020 nella parrocchia di s. Igino papa, è un’esperienza particolare, e non solo per il gusto dell’artista che vi scorge una grande bellezza esteriore, quella stessa bellezza che salverà il mondo, ma soprattutto per il significato profondo che vi è sotteso, che parla al cuore ed all’anima”.

Fin dal primo allestimento, il presepe di s. Igino papa presentava un insieme molto ben riuscito e significativo, a dimostrazione dell’impegno e della cura generosamente profusi.

Anche quest’anno vi sono presenti notevoli aspetti figurativi che evocano significati molto profondi.

A prima vista, si presenta molto omogeneo e maestoso nell’insieme.

Ma, a ben guardare, le sfumature e sfaccettature della ricostruzione figurativa sono abilmente rese fin nei minimi dettagli: le abitazioni, sia quelle più doviziose che quelle più umili, sono estremamente con accurate a mostrare la vita al loro interno, con i personaggi intenti alle attività quotidiane a significare che, allora come oggi e sempre, la nascita di Gesù si realizza nell’oggi della nostra vita; i paesaggi naturali: colline, alberi, arbusti, pietre e massi, tutti realisticamente posizionati a contornare le scene della vita giornaliera di oltre duemila anni fa; ed i pastori con le loro pecore, i portatori di acqua, le mamme con i loro bambini, la macelleria, il forno, la legna accatastata ed il fuoco acceso, ed un ponte altissimo a simboleggiare anche visivamente la distanza incolmabile tra l’uomo e Dio, distanza cancellata dal quel piccolo bimbo nato a Betlemme; ed ecco la grotta tra pietre e massi, in un luogo semplice e povero, dove soltanto un Dio, il nostro Dio, Amore misericordioso, inenarrabile ed infinito, poteva nascere per essere in tutto simile al più povero dei poveri”.

Non possiamo a questo punto aggiungere altro; ringraziamo ‘A Santarella e Lucio e lasciamo S. Igino, ma non senza prima aver dato uno sguardo ammirato al giardino tutto punteggiato di luci. Ma questo è un altro … capitolo.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti