Sport  

Alenitchev, dall’Olimpico alla Duma

La strana storia del centrocampista russo arrivato alla corte di Zeman nel '98 e catapultato dal Perugia alla Champions. Che a tempo perso fa il politico
di Lorenzo Censi - 28 Novembre 2011

La storia delle meteore straniere nel calcio italiano ha avuto quasi sempre la stessa piega: potenziali fenomeni, cecchini infallibili o muri invalicabili in patria che, arrivati nel belpaese, dimenticano improvvisamente l’antico mestiere del pallone. Il caso di Dimitri Alenitchev si svolge secondo il percorso inverso.

Insieme all’indimenticabile serbo Tomic, arriva nella capitale durante il mercato estivo del 1998, sponda giallorossa. Il centrocampo a 3 di Zeman è ben collaudato con Di Francesco, Tommasi e Di Biagio, la Roma ha bisogno di qualche buon rincalzo e nulla più. Quindi le pretese, tranne qualche paragone improprio con Bruno Conti e Zola, non sono opprimenti, ed il russo intervalla alti e bassi tra buone prestazioni in Coppa Uefa (tripletta al Vitoria Setubal) e prove altalenanti in campionato.

Il derby di ritorno della stagione 98/99 è forse il momento più alto della sua permanenza italiana, con una prestazione convincente accompagnata dall’azione dell’ultimo gol in cui supera Lombardo con un tunnel. Anni dopo, il russo affermerà:  «Un amico romano mi ha regalato la cassetta del derby vinto 3-1. Ogni tanto la riguardo perché l’azione dell’ultimo gol, segnato da Totti, era stata tutta mia». Di certo l’umiltà non era la sua migliore qualità, e nemmeno la vista: il contropiede del 3-1 viene iniziato e concluso da Totti. Alenitchev ci mette solamente lo zampino.

L’estate successiva entra nello scambio di mercato col Perugia che porta Hidetoshi Nakata alla Roma. In Umbria viene accolto con euforia dall’ambiente e da Serse Cosmi in primis: «E’ un giocatore straordinario, mi piacerebbe costruire la squadra attorno al suo genio. Ha doti tecniche e morali, è un ragazzo sensibile e questa sua delicatezza d’animo lo rende fragile, vulnerabile. Per rendere al meglio ha bisogno di avvertire fiducia attorno a sé. Punto molto su di lui». Evidentemente il ruspante Gaucci non lo tratta con la delicatezza necessaria, tanto che Alenitchev delude le aspettative anche con i Grifoni ed a fine stagione viene impacchettato e trasferito al Porto, dove non gioca, vivendo all’ombra del leader del centrocampo lusitano Deco.

Quella che sembra una delle tante tappe di un triste e continuo pellegrinaggio europeo si rivela, nel 2002, una consacrazione al di sopra di ogni aspettativa, con l’avvento in panchina di un giovanissimo Josè Mourinho. Alenitchev parte spesso dalla panchina, ma si rivela decisivo subentrando, quando il tecnico passa a gara in corso dal 4-3-3 al 4-4-2. Il Porto vince la Coppa Uefa, ed in finale contro il Celtic l’ex giallorosso segna su assist di Deco la rete del momentaneo 2-1. Ma la rete più importante arriva un anno dopo, nella sorprendente finale di Champions League che i portoghesi si giocano contro il Monaco di Deschamps. Il russo segna la rete del definitivo 3-0 ad un quarto d’ora dalla fine, diventando l’unico giocatore, insieme a Koeman e Ronaldo, a segnare in due finali consecutive di diverse coppe europee.

Una volta raggiunto l’apice, si sa che gli stimoli possono venire a mancare. Nel 2004 infatti Alenitchev sceglie di chiudere la carriera, da eroe, in patria, nella squadra che lo aveva lanciato nel grande calcio, lo Spartak Mosca. Ma il rapporto col tecnico Starkov è poco idilliaco, tanto che nel 2006 il centrocampista spara a zero su di lui, in un’intervista su Sport Express, alzando un polverone anche a livello dirigenziale che si concluderà con una rescissione consensuale.

E’ la fine della carriera di Alenitchev, che nel 2007 intraprende la strada politica con Russia Unita, il partito di maggioranza guidato da Vladimir Putin. Nel 2007 viene eletto senatore nel parlamento della regione siberiana di Omsk, dopo esser stato nominato consigliere per lo sport da Gryzlov, presidente della Duma. A chi chiedeva quali fossero le sue capacità politiche viene risposto che Dimitri “è un bravo ragazzo, non è mai stato coinvolto in scandali e, fatto non trascurabile, è stato calciatore dello Spartak, squadra molto amata nel paese”. Il dubbio che i requisiti fossero un po’ scarni per entrare nel mondo della politica diventa certezza quando, alle proteste dell’opposizione, che lo accusa di non saper nulla della regione di cui sarà rappresentante, lui risponde: “Certamente, ma ho già cominciato ad informarmi.” 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti