Alfano, Berlusconi, Letta ed El Shaarawy – La discesa di Giorgia in “Area” – Quei dodici motoscafisti del Prefetto – Quando una realtà sembra favola – Inviti primari

Fatti e misfatti di dicembre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 2 Dicembre 2012

Alfano, Berlusconi, Letta ed El Shaarawy

"Non è avvenuta – ha fatto sapere, dopo l’incontro di cinque ore ad Arcore con Silvio Berlusconi, il segretario del Pdl, Angelino Alfano – non è avvenuta alcuna marcia indietro sulle primarie".

Angelino Alfano, dopo il lungo incontro arbitrato da un cardinalizio "re dei fischietti" come Gianni Letta, ha dunque vinto uno a zero nella pur difficile trasferta. Ora, però, bisognerà vedere come andrà a finire la partita quando, dal suo ritiro di Arcore, verrà in trasferta a Roma, prima o poi, Silvio Berlusconi. La speranza di Angelino Alfano – tanto per sdrammatizzare – è che il Cavaliere non porti con sé Stephan Kareem Shaarawy, l’attaccante del "suo Milan" che segna i gol a grappoli.

La discesa di Giorgia in "Area"

"La storica rivista della destra "Area" – ha dato notizia "L’Espresso" – sta per essere acquistata dalla sempre più scatenata pidiellina ex An Giorgia Meloni".

Sempre più convinta che anche nel Pdl, alla fine, si arriverà a gareggiare per guadagnare il titolo di aspirante "premier", Giorgia Meloni sta già velocemente scendendo verso l’"Area", dunque, con la convinzione di "bersi", con una serie di "tunnel" e di "colpetti di tacco", una difesa Pdl sempre più in affanno. E, dopo avere segnato – come lei spera – il suo gol, tirare su la maglietta sotto la quale si potrebbe leggere: "A chi le primarie? A noi!".

Quei dodici motoscafisti del prefetto

"Il prefetto di Venezia – ha denunciato il Siulp, che è il Sindacato dei lavoratori della polizia – ha tuttora a sua disposizione dodici motoscafisti".

S’impone, giustamente, qualche conto. Dato un impegno lavorativo di sette ore giornaliere, dovrebbero essere sufficienti, arrotondando, quattro motoscafisti. Ma, forse, i motoscafisti devono andare in due come i carabinieri. Allora, però, ne sarebbe sufficienti otto. Perché, invece, dodici? Perché quattro in più? In questa evenienza economica nella quale i cittadini vengono sempre più chiamati a stringere la cinghia, non sarebbe certo male, se il prefetto di Venezia stringesse – oltretutto senza alcun sacrificio – sui suoi dodici motoscafisti.

Quando una realtà sembra favola

"Lo Stato gli assegna diecimila euro al mese, ma lui ne trattiene per sé soltanto ottocento e devolve il resto ad un fondo che si occupa dei cittadini più poveri – straordinario, ma non finisce qui – lui ha chiesto che la sua pensione rimanga al Paese, sta abitando in una semplice fattoria perché ha lasciato il suo palazzo istituzionale ai senza-tetto più bisognosi, la sua "auto blu" è una vecchia "Wolkswagen" celeste, la sua scorta è soltanto una docile cagnolina".

In quale favola vive questo magico personaggio? In nessuna favola: questo magico personaggio vive nel mondo reale dell’Uruguay e ne è il Capo dello Stato. Si chiama José Alberto Mujica Cordano, gira a piedi ogni giorno tra la gente e si fa chiamare da tutti Pepe. Nemmeno onorevole Pepe.

Inviti primari

"Siamo tutti e due a Milano – ha mandato un messaggio, al segretario Pierluigi Bersani, il suo concorrente nella finale delle primarie pd, Matteo Renzi – andiamoci a prendere un caffé insieme". "Oggi non ho tempo – gli ha risposto, sempre con un messaggio, il segretario Bersani – ma presto potremo andare insieme perfino a pranzo"".

E’ magari successo che il segretario Bersani abbia rifiutato il caffé per evitare che si trattasse di un "caffé con lo schizzo" di qualche ultima polemica? Malignità, può darsi. Ora, però, sarà interessante vedere se Matteo Renzi accetterà, dopo quella che ormai sembrerebbe una sua sconfitta, di andare presto a pranzo con il segretario Bersani. Potrebbe magari succedere che non ci vada per evitare che si tratti – malignità, può darsi – di un pranzo preparato da uno "chef" come Rosy Bindi e servito a tavola, con un elegante sorrisetto, da qualche "maitre" ("maitre à penser") come Franco Marini, Enrico Letta, Giuseppe Fioroni, Giuliano Amato. E con una "chicca" finale: un beffardo Ugo Sposetti, ex tesoriere del partito, pronto a fargli pagare il conto.


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