

I residenti: "Non possiamo più vivere così, Roma è una città che merita di più. E anche noi"
È il crepitio delle fiamme a raccontare la storia di una periferia che brucia. Alla Romanina, al civico 123 di via Bernardino Alimena, un capannone abbandonato è diventato il nuovo rifugio di circa 80 persone ( stando a quanto riportano alcuni residenti della zona) , presumibilmente di etnica rom.
La vicenda ha radici profonde. Solo pochi giorni fa, via Melibeo – nella zona industriale di Tor Cervara – era al centro delle cronache per un enorme incendio di rifiuti speciali che aveva avvelenato l’aria del quadrante est di Roma.
Il rogo, alimentato da materiali pericolosi, aveva costretto migliaia di cittadini a chiudersi in casa, soffocati dal fumo maleodorante.
Dopo lo sgombero dei nomadi che occupavano l’area, un nuovo capitolo si è aperto a via Alimena. Lì, l’ennesimo capannone abbandonato è diventato il teatro di una lotta invisibile per la sopravvivenza.
“Non possiamo più vivere così,” dice Marco, uno dei tanti abitanti di zona. “Siamo stufi di vivere in questa situazione, in una zona sempre meno sicura, e abbandonata. – incalza Marco – Saranno circa 80 persone, quasi sicuramente quelli di Tor Cervara!”.
Il caso di via Alimena non è isolato. Da tempo, le periferie romane sono teatro di occupazioni, sgomberi e ricollocamenti informali.
Via Petrocelli, poco distante, è un altro simbolo di questo fenomeno, con edifici lasciati in abbandono che diventano rifugio temporaneo per chi non ha alternative.
“Non possiamo abituarci a vivere così,” conclude Marco, fissando il capannone. “Roma è una città che merita di più. E anche noi.”
Il destino di via Alimena, però, rimane incerto. Come tante altre storie di periferia, rischia di perdersi tra le pagine di un giornale e il silenzio di chi dovrebbe fare qualcosa.

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