Armamenti militari, un mercato senza crisi – I diversi padri dello ‘spread’ – Perlomeno il rispetto – La poltrona dell’incoerenza

Fatti e misfatti di maggio 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 15 Maggio 2012

Armamenti militari, un mercato senza crisi

"Nel 2011 – secondo il rapporto annuale dello "Stockholm Peace Research Institute" – sono stati spesi, nel settore armamenti militari, 1.740 miliardi di dollari".

Ma non c’è, già da più di un anno, una crisi globale? C’è e come se c’è. Non, però, nel settore degli armamenti militari. Come ha testimoniato ancora, proprio in questi giorni ad Amman, il volume di affari conclusi allo "Stategic operation forces expo" (la biennale degli armamenti più importante del Medio Oriente), presenti trecento generali provenienti da settanta Nazioni fra le quali, molto attive, gli Stati Uniti nelle vendite e la Cina negli acquisti. E intanto, un poco più in là di Amman, in un continente intero, milioni di bambini continuano a morire di fame e di malattie senza che nessuno continui a curarsene.

I diversi padri dello “spread”

"Lo "spread" che ha ripreso a superare in Italia quota 400 – ha spiegato Giuseppe Vegas, Presidente della Consob – è figlio della dittatura del mercato".

Strano questo "spread" perché, ogni tanto, è figlio di un padre diverso. Fino allo scorso anno era figlio dell’insipienza del Governo Berlusconi, oggi è figlio della dittatura del mercato. E domani? Domani chissà.

Perlomeno il rispetto

"Io – ha tenuto a sottolineare il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri – ho molto rispetto per le famiglie che non riescono a pagare i debiti".

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Sarebbe stato il colmo, se avesse tenuto a sottolineare di disprezzarle.

La poltrona dell’incoerenza

"Pier Luigi Celli, quando tre anni fa era ancora direttore generale della "Luiss", aveva scritto una lettera al figlio – pubblicata da "Repubblica" – nella quale lo invitava a fuggire dall’Italia perché "un Paese per veline ed evasori fiscali"".

Vero o non vero, comunque poco simpatico e poco italiano. Oggi, però, il Governo Monti vorrebbe che fosse proprio Pier Luigi Celli l’antitaliano a sedere sulla poltrona di presidente di quell’Enit (Ente nazionale per il turismo) che ha lo scontato obiettivo istituzionale di promuovere all’estero l’Italia e tutto ciò che di bello e di buono l’Italia offre. Anche chi non abbia titoli di professore e di tecnico al Governo capirebbe facilmente la non opportunità di nominare quindi, alla presidenza dell’Enit, un uomo così. E, se il Governo Monti volesse proprio offrire una poltrona all’amico Pier Luigi, beh, potrebbe trovargliene una un po’ meno scandalosa e un po’ più coerente. 


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