Atac in rivolta: “No alla privatizzazione”

Le camicie azzurre in piazza contro disagi e privatizzazioni. “Ci hanno messo contro un’intera città"
di Gabriele Cruciata - 29 Luglio 2015

Non ci sono né bandiere di partito né sigle sindacali. Davanti al Campidoglio solo uno schieramento di camicie azzurre armate di fischietti, megafoni, striscioni e tanta voce. Sono da poco passate le 9 di mercoledì 29 luglio, quando i dipendenti Atac iniziano a riunirsi per protestare contro la paventata privatizzazione della più grande azienda italiana di trasporto pubblico locale.

protesta atac1Ma in piazza non si parla solo di privati: scioperi bianchi, buchi di bilancio e nuovo piano industriale hanno fatto inferocire le camicie azzurre della Capitale. “Hanno deciso di pagarci come ordinario le ore che prima facevamo come straordinario” racconta una manifestante, che poi aggiunge: “La privatizzazione? Sarebbe un danno per i dipendenti e per gli utenti. Si arricchirebbero in pochi e ci perderebbero in molti”.

I lavoratori chiedono a gran voce che il Sindaco Marino scenda in piazza o che riceva una delegazione di manifestanti, ma le richieste cadono nel nulla. L’unico politico che si vede è Athos De Luca, Consigliere Comunale PD, che decide di dialogare coi dipendenti Atac. Ne nascono due ore di confronto con toni accesi e tesi. Le camicie azzurre rimproverano alla politica la cattiva gestione dell’azienda e lo scarso dialogo con le parti sociali. In piazza suonano i fischietti e si innalzano cori contro la giunta Marino.

Athos De Luca

Athos De Luca

Tra i lavoratori scesi in piazza c’è anche la pasionaria Micaela Quintavalle, che ci tiene a sottolineare come non ci siano sindacati o partiti a strumentalizzare la lotta dei lavoratori: “Atac siamo noi. Quello di oggi è il sit-in dei lavoratori di Atac onesti”. Lo spettro della privatizzazione vola insieme ai cori rivolti alla politica: “Vogliono calpestare un referendum che dice chiaramente che il trasporto deve rimanere pubblico” afferma un macchinista della Linea A. “Cedere ai privati” – continua – “significa fare gli interessi di pochi. Sempre i soliti”.

Micaela Quintavalle

Micaela Quintavalle

A protesta inoltrata arrivano i pentastellati De Vito e Stefàno a dialogare con i lavoratori. Si parla del piano industriale che ha sottratto ai dipendenti alcune indennità e della ricapitalizzazione dell’azienda.

Ad un tratto De Vito domanda a De Luca se il PD ha intenzione di far entrare i privati in Atac. “Marino ha detto di sì” attacca il Capogruppo M5S mentre De Luca, visibilmente alterato, sostiene che quella del Sindaco sia stata una provocazione. Sono attimi di tensione, il consigliere democratico è vicino ad un attacco di ira ma riesce a trattenersi.

Marcello De Vito

Marcello De Vito

Arriva in piazza anche Christian Rosso, l’autista che in un video ha spiegato i motivi del malfunzionamento del servizio di trasporto. Racconta di esser stato sospeso dal servizio. Come protesta indossa un bavaglio sulla bocca. Si lancia in un attacco rivolto alla classe politica e rilancia: “Il M5S è l’unico che se arrivasse al potere potrebbe risanare Atac. Adesso l’unica soluzione è Grillo”. I suoi colleghi lo accolgono in un mare di applausi. Come forma di sostegno sventolano le camicie azzurre al cielo e intonano il suo nome tutti insieme.

protesta atacIn piazza c’è un ambiente teso, reso ancor più ostile dal caldo della Capitale. I lavoratori sono furiosi, si sentono al centro di una campagna di demonizzazione. “Per nascondere la verità ci hai messo contro un’intera città” recita uno degli striscioni appesi. “I problemi si risolvono con nuovi investimenti” – spiegano i lavoratori -“Bisognerà spendere per treni, autobus e manutenzione delle linee. E poi il servizio si riprenderà senza l’intervento di nessun privato”.


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