Attentato a Ranucci, i sospetti del pm: il mandante è Valter Lavitola, l’uomo dei misteri di Berlusconi

Clamorosa svolta nell'inchiesta sull'attentato al conduttore di Report a Campo Ascolano

Un ordigno fatto esplodere nella notte, la facciata di una casa annerita e una scia di segreti che porta dritta a uno dei personaggi più controversi delle cronache politiche e giudiziarie della Seconda Repubblica.

C’è una svolta clamorosa, e per certi versi drammatica, nell’inchiesta sull’attentato intimidatorio subito il 16 ottobre scorso da Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, davanti alla sua abitazione estiva a Campo Ascolano, sul litorale romano.

Nel registro degli indagati della Procura di Roma è iscritto il nome di Valter Lavitola, ex imprenditore, ex direttore dell’Avanti! e un tempo vicinissimo a Silvio Berlusconi.

L’ipotesi degli investigatori è da brividi: sarebbe lui il presunto mandante di quella bomba.

Una notizia che ha squarciato il velo di un rapporto personale e privato insospettabile, lasciando lo stesso giornalista della Rai in uno stato di profondo sgomento.

Lo choc di Ranucci: «Amici dal 2019, ci sentivamo quotidianamente»

«Sono sconvolto, voglio capire cosa è accaduto», ha dichiarato Ranucci a caldo al Corriere della Sera. Intervistato da Repubblica, il giornalista ha poi svelato i dettagli di un legame nato lontano dalle telecamere: «Conosco Lavitola da diversi anni, avevamo un rapporto di amicizia nato nel 2019. Ci sentivamo quasi ogni giorno». Il conduttore di Rai3 ha scelto la linea della prudenza, spiegando di non voler formulare giudizi affrettati e di voler attendere il lavoro dei magistrati, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi.

Quella tra Ranucci e Lavitola, d’altronde, era un’amicizia già finita nel tritacarne delle polemiche politiche. Nel maggio del 2023, i due erano stati immortalati a cena insieme a monsignor Giovanni Fusco in un ristorante di Monteverde gestito proprio dall’ex editore.

Quello scatto fu brandito da Matteo Renzi come un’arma polemica nel corso del durissimo scontro con il giornalista, legato alle inchieste di Report sul celebre incontro all’autogrill tra il leader di Italia Viva e lo 007 Marco Mancini.

I cellulari criptati e l’auto di Lavitola sul luogo del delitto

L’inchiesta giudiziaria ha preso una direzione precisa dopo l’arresto dei quattro esecutori materiali della bomba.

Passando al setaccio i telefoni e i computer sequestrati alla banda di bombaroli, i carabinieri del Nucleo investigativo sono riusciti a isolare i messaggi in cui si faceva riferimento al mandante, sempre evocato con soprannomi generici.

La chiave di volta è stata l’individuazione di un intermediario di origini nordafricane, che avrebbe fatto da ponte tra i manovali del crimine e i piani alti.

Seguendo i flussi telematici dell’intermediario, i militari sono arrivati a Lavitola. Nei giorni scorsi, le forze dell’ordine hanno perquisito da cima a fondo l’abitazione dell’ex faccendiere salernitano, sequestrando smartphone, pc e supporti digitali.

A pesare sul quadro indiziario ci sarebbe anche un dettaglio emerso dall’analisi delle telecamere di sorveglianza: durante un sopralluogo effettuato nei giorni precedenti all’attentato a Campo Ascolano, i sistemi di riconoscimento targhe avrebbero registrato il passaggio di un’autovettura direttamente riconducibile a Lavitola.

Il giallo del movente: l’ombra della camorra sullo sfondo

Resta da decifrare il rebus più complesso: il movente. Al momento, l’attività giornalistica di Ranucci non incrocia in alcun modo la figura di Lavitola, che da anni ha abbandonato i palazzi della politica e l’editoria per rifugiarsi nel settore della ristorazione a Monteverde dopo aver scontato diverse condanne (dalla compravendita dei senatori ai fondi per l’editoria). Report non stava preparando alcun servizio su di lui.

Proprio l’assenza di una ritorsione professionale rende il lavoro della Procura estremamente delicato. Inizialmente i magistrati avevano battuto la pista della criminalità organizzata campana, un’ipotesi che ha progressivamente perso quota davanti agli elementi tecnologici che blindano il coinvolgimento di Lavitola.

Le indagini sono ancora in una fase preliminare, e spetterà al lavoro di analisi dei supporti informatici stabilire se dietro quella bomba ci fosse un rancore privato, una vendetta trasversale o un ordine arrivato da ambienti ancora più oscuri.

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