Aumenta nel Lazio la violenza sulle donne

Azuni e Cirinnà: "sì a interventi concreti che possano dare sostegno"
di Laura Fedel - 29 Novembre 2010

In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si è celebrata lo scorso 25 novembre, l’attenzione delle consigliere Gemma Azuni e Monica Cirinnà si è concentrata sugli ultimi dati ISTAT che vedono il Lazio al primo posto in termini di violenza: l’insicurezza delle donne e la paura di subire violenza è infatti in netto aumento (dal 36,3 al 42,7 per cento). Questi dati sono emersi durante il tavolo tecnico interistituzionale, teso a rafforzare l’efficacia e l’operatività del servizio antiviolenza SOS Donna. La violenza contro le donne secondo le due consigliere è un’emergenza sociale che si riflette negativamente non solo sulla condizione psicologica e fisica delle vittime, ma anche sulle persone che vivono a contatto con loro e sulla società nel suo complesso.

“Riteniamo – affermano – che la strada da seguire non sia lo spiegamento di forze, perché, com’è palese, un approccio di questo tipo non può risolvere la violenza e gli abusi perpetrati contro le donne. L’incontro – proseguono – ha visto finalmente riuniti intorno ad un tavolo i vari soggetti istituzionali come le forze dell’ordine, la magistratura penale, civile e minorile, le associazioni operanti nel settore per mettere in campo procedure omogenee per un immediato e coordinato micro sistema orientato alla prevenzione, alla tutela e alla cura dei soggetti (donne e minori) che hanno subito violenza”.

Le esponenti di SEL e PD in Campidoglio hanno sottolineato la necessità non solo di centri di I e II accoglienza ma anche di interventi concreti dei quali il Comune deve farsi carico: il lavoro, la casa, il sostegno psicologico per ricreare una vita autonoma e di relazione. Segue inoltre la denuncia della scarsità dei servizi offerti dal Comune oltre alla mancanza di una riflessione seria sui diritti negati e sulla complessità del fenomeno della violenza all’interno delle mura domestiche. L’impegno si deve dirigere nell’offerta concreta di nuove tipologie di servizi e nell’ampliamento dei consultori familiari.

“A questo proposito – concludono la Azuni e Cirinnà – accogliamo con allarme e solidarietà l’appello di Telefono Rosa, struttura che aiuta concretamente le donne vittime di abusi, circa 2000 l’anno, e che se non aiutata rischia di chiudere a causa della sottrazione dei fondi derivanti dal contributo del 5 X mille. E’ urgente correre ai ripari, investire risorse finanziarie per prevenire ed educare al rispetto del genere femminile.
 

 


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