Baffi, barba e contagio

Ettore Visibelli - 20 Settembre 2020

Hanno insistito tanto, che non ho potuto sottrarmi all’invito di rivederci, dopo un’estate, calda, tribolata, anche se non priva di qualche soddisfazione teatrale, ricordando aneddoti e scritti di un amico che se n’è andato sei anni fa.

E sono venuti tutti al solito appuntamento del giovedì, a Ponte Milvio, pur sapendo che non era giovedì e che non avevo preparato alcun tema da svolgere durante l’incontro, tutte tematiche  alle quali i discepoli tengono moltissimo (almeno credo), anche se poi, sistematicamente, colgono l’occasione per spingermi a trattare questioni di tutt’altro genere.

“Che piacere, Proffe, ritrovalla ‘n forma e abbronzato. Ndo è stato ar mare? A Ladispoli o a Fregnene?” E’ stato il saluto portomi da Attilio, l’arrotino, a nome dei colleghi.

“Niente mare, ragazzi. Semmai piscina, con parenti e i tre nipoti moschettieri che, tuffo, dopo tuffo, rischiavano di far calare il livello dell‘acqua di qualche centimetro. Ma il piacere di trascorrere il mese di agosto in famiglia non ha prezzo. E poi, con la ripresa dei contagi virali, meno si circola fra gente sconosciuta, e meglio è. Non vi pare?”

“Certo che ce pare!” E’ intervenuto Fra Liborio. “Anche se quelle belle processioni estive, ‘n notturna, stracinate a piedi, dietro ar bardacchino cor Santissimo, nun po’ sapé quanto me so’ mancate…”

“A fratacchiò, e nun ce sta a sbomballà co ‘e solite fregnacce. ‘O sai che de certi aspetti de curto estremo, ‘n ce ne pò fregà de meno.” E’ stato il commento di Lazzaro, il tornitore, che pur dichiarandosi credente, ha da sempre rifiutato l’aspetto esibizionista (sue parole) dell’ostentazione paramentale der culto ‘ncurcato a li fedeli tramite paramenti. Aggiungendo anche che la sua credenza più recondita è quella de cucina, ‘ndove tiene ‘na bottija de grappa pe’ coregge er caffè co’ lo schizzo.

Ah, ho pensato fra me e me, si comincia bene l’anno accademico. Per fortuna (si fa per dire) è intervenuto Agostino, il noleggiatore di biciclette, a porre una delle sue questioni irrisolte.

“Me fa piacé de ritrovasse qua con lei. Ho ‘na curiosità, però, che spero me possa chiarì. In sto periodo de pandemia, tutti ce raccomanneno ‘a mascherina. Io no li porto i bbaffi, però me chiedo: ‘nzieme a la bbarba, aiuteno a fermà er viruse, oppuro contribbuischeno a trattenello?”

Strana domanda quella di Agostino. In effetti se la mascherina è utile a trattenere quello che potrebbe infettarci, unitamente a quello che noi potremmo immettere nell’ambiente, infettando potenzialmente gli altri, sarebbe opportuno tagliare baffi e barba, o non piuttosto più conveniente infoltire il pelame? Davvero imbarazzante comporre la risposta, ma una la dovevo.

“Che risponderti, Agostino? Una cosa è certa: la mascherina la togli, e se sei accorto, la puoi lavare, disinfettare, o al limite cambiarla con una nuova. I baffi e la barba te li tieni. Puoi lavarti spesso la faccia e con questo proteggerti, ma non potranno mai essere di protezione per chi ti sta vicino. Credo che, in ogni caso,  la loro presenza non possa evitare l’uso della mascherina.”

“A Sor Maè, ner ’58 me feci cresce’ du’ baffetti alla Clari Cabile ‘n Via cor Vento, pe’ fa contenta la fidanzata mia, che da allora è sempre mi moje.” Era Pompeo, il barcaiolo. Da qualche tempo non interveniva più, come se per lui i nostri argomenti avessero perso d’interesse.  “Li baffetti ce l’ho ancora pe’ ricordo, ma de sto passo, se sta pandemia nun se leva da li zibidei, me sa che, anche senza volé, me crescerà ‘a bbarba. Aoh, me so’ stufato! Speriamo che ‘a paura serva armeno a quarche cosa. Speriamo che tanti palloni gonfiati, capischeno quanto so’ stronzi. Speriamo …”

Pompeo non parla molto, in compenso però mi sembra ancora parecchio lucido in quello che pensa.


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