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Benzina “sporca”, motori in tilt e conti salati: il caso che preoccupa gli automobilisti romani

Auto e scooter in panne per carburante annacquato. Insorgono Andac e Lega: «Controlli a tappeto subito contro i furbetti»

La spia della riserva che si accende, il rifornimento al distributore e, dopo pochi chilometri, il motore che perde colpi fino a spegnersi del tutto. È il drammatico copione che sta travolgendo centinaia di automobilisti e scooteristi nella Capitale.

Secondo un’inchiesta condotta dall’agenzia Adnkronos, che ha mappato e incrociato decine di segnalazioni presso le officine meccaniche romane, si sta registrando una vera e propria impennata di veicoli danneggiati dalla presenza di acqua, sabbia e morchia all’interno del carburante.

I primi segnali dell’anomalia risalgono a circa sei mesi fa, muovendosi in parallelo con le recenti impennate dei prezzi alla pompa: un’incidenza temporale che spinge diversi operatori a sospettare tentativi di speculazione o una cattiva manutenzione delle cisterne, sebbene non vi siano ancora elementi di prova formali a carico di specifici impianti.

La mappa dei guasti: carri attrezzi e scooter spinti a mano

Dalla zona residenziale di Corso Trieste fino al quartiere Casalbruciato, le testimonianze dei riparatori tracciano una dinamica identica:

Zona Corso Trieste: «Trovare serbatoi contaminati è diventata un’abitudine: abbiamo registrato almeno una decina di casi negli ultimi mesi – spiega Romar Ponciano, meccanico di una moto officina di quartiere –. La benzina arriva mista ad acqua, polveri sottili e sabbie. Quando le cisterne dei distributori si prosciugano sul fondo, questi residui vengono pompati direttamente nei veicoli»;

Zona Casalbruciato: «I guasti da acqua e impurità sono aumentati del 25-30% rispetto al passato», conferma Renato Di Nicolò dall’interno della sua officina, mostrando un recipiente di gasolio le cui stratificazioni di sporcizia e condensa appaiono evidenti anche a occhio nudo.

Il risultato è un’emergenza logistica: le vetture arrivano piazzate sui carri attrezzi con iniettori e pompe bloccati, mentre i ciclomotori vengono spinti a braccia dai proprietari fino al primo garage disponibile.

Le reazioni: “Rischio incidenti e speculazione, servono controlli immediati”

Oltre al danno economico per le riparazioni – che possono toccare cifre considerevoli – l’allarme riguarda la sicurezza stradale. Daniele Rondinelli, presidente dell’Andac (Associazione Nazionale Delegati Automobile Club), richiama l’attenzione sulle responsabilità lungo la filiera:

«Un veicolo che perde improvvisamente potenza o si arresta durante la marcia può creare situazioni di gravissimo pericolo. Le tensioni energetiche internazionali e le criticità sullo Stretto di Hormuz creano un terreno fertile per chi specula sull’oro nero. È indispensabile che le autorità rafforzino i controlli lungo tutta la catena distributiva per garantire la qualità del prodotto ed evitare raggiri a danno degli utenti».

Duro anche il commento di Alberto Di Rubba, responsabile del settore automotive della Lega, che definisce la vicenda «una vera follia» sollecitando verifiche a sorpresa anziché attese burocratiche: «Un intervento normativo richiederebbe mesi, mentre i controlli della Finanza e delle autorità preposte possono partire dall’oggi al domani. Ispezionare anche solo cinquanta distributori a campione avrebbe un immediato effetto deterrente su chi pensa di fare il furbetto».

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