Binocoli e lenti d’ingrandimento – Altro giorno, altra “mano” – Ai sensi del codice della coerenza – Doppio Giro

Fatti e misfatti di febbraio 2013 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 6 Febbraio 2013

Binocoli e lenti d’ingrandimento 

"Ma davvero – si sta domandando la gente – il Pdl è ormai a ridosso del Pd?"

Dipende dallo strumento che si voglia usare per osservare il fenomeno. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, sta usando il binocolo – come lui dice – e vede il sorpasso ancora ben lontano. Il capocoalizione del Pdl, Silvio Berlusconi, sta usando la lente d’ingrandimento – anche se non lo dice – e si vede già maggioranza in Parlamento. Questione, allora, di strumento? Certo. Solo che sarà lo strumento della democrazia – il 24 e 25 prossimi – a rivelare seriamente la realtà che attende il Paese.

Altro giorno, altra "mano"

"Sono disponibilissimo a rivolgermi – ha confermato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – anche a forze come quella del professor Monti. "Noi – ha rinnovato la sua posizione, subito, il "leader" di "Sinistra ecologia libertà", Niki Vendola – siamo inconciliabili con il professor Monti". "Il Pd – si è evidentemente spazientito il professor Monti – faccia infine le sue sue scelte".

Altro giorno, altra "mano" della partita a tre Bersani-Monti-Vendola. E tutti, sempre più, a domandarsi come andrà a finire. Anche se potrebbe rivelarsi significativa questa frase pronunciata, dopo l’ "aut aut" di Mario Monti al Pd, da Pierluigi Bersani: "Il mio polo non si tocca". Toccando al cuore, così, Mario Monti. Ma significativa, anche, quest’altra frase pronunciata, a Padova, da Mario Monti: "Io Ministro in un Governo riformista? Non lo escludo". Escludendo così, di nuovo, Niki Vendola. Allora? Allora a domani. Alla nuova "mano", domani, della lunga ed incerta partita.

Ai sensi del codice della coerenza

"Una volta entrati in politica – ha detto, al "Corriere della sera", quello Stefano Dambruoso candidato alla Camera in Lombardia con la lista "Scelta civica" di Mario Monti – i magistrati non devono più tornare a giudicare perché hanno perso la terzietà".

Più che giusto ed opportuno. Peccato, però, che Stefano Dambruoso, una volta entrato in politica, non si sia chiuso dietro le spalle la porta della Magistratura. Non si è dimesso, cioè, per non tornare più a giudicare. Ha soltanto chiesto, al Csm, l’aspettativa. Che significa: aspettate, per favore. Ove dovesse andarmi male o dovessi un giorno comunque ripensarci, rimettetemi a giudicare. Il tutto, evidentemente, ai sensi dell’articolo 1 del Codice della coerenza.

Doppio Giro

"Mio fratello Mario, candidato al Senato, dalla Comunità di Sant’Egidio fondata da Andrea Riccardi, nella lista di Mario Monti in Campania – ha scherzato fino ad un certo punto Francesco Giro, anch’egli candidato al Senato, ma dalla "Caritas diocesana romana" fondata da don Luigi Di Liegro, nella lista Pdl nel Lazio – ha molte più opportunità di me perché lui è stato inserito al terzo posto ed io al sesto".

Ma benedetto Francesco: di che cosa va scherzando, fino ad un certo punto, se suo fratello Mario finirà per entrare a Palazzo Madama e lui no? Poteva pensarci prima. Prima e meglio. Vuol mettere, infatti, una povera "Caritas diocesana romana" e una ricchissima "Comunità di Sant’Egidio"? Un semplice sacerdote in tonaca come don Luigi Di Liegro – venuto a mancare, oltretutto, sedici anni fa – e un grande sacerdote laico come Andrea Riccardi il quale – quando c’è sempre stato da inciuciare con il potere – non è mai mancato? Ma poi, su, non esageriamo. Forse è bene così. Alla politica italiana basta anche un solo Giro. Basta e, magari, avanza pure.


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