Bloccate all’estero 44 famiglie italiane in attesa di completare l’iter di adozione di un bambino

Tra queste anche una coppia di Colli Aniene bloccata in Colombia
Antonio Barcella - 29 Marzo 2020

Tra gli italiani rimasti bloccati all’estero per l’emergenza del Covid-19 c’è anche una coppia di Colli Aniene bloccata in Colombia in attesa che il tribunale di Bogotà fornisca i documenti di completamento dell’iter di adozione. Pur avendo ricevuto tutta l’assistenza del caso, tutto è rallentato dalla situazione critica che il mondo intero sta affrontando, gli uffici pubblici lavorano solo sull’essenziale e, anche quando la burocrazia avrà terminato il suo compito, bisognerà affrontare il problema di come tornare in Italia per la mancanza di collegamenti aerei.

Probabilmente solo l’intervento della Farnesina (Ministero degli Esteri) potrà sbloccare questa difficile situazione. Sono 44 le coppie bloccate all’estero e tutte con le medesime difficoltà di rimpatrio, costretti alla permanenza in una piccola stanza di albergo dove non ci sono certo i comfort della propria abitazione e con le difficoltà di comunicazione per via di una lingua scarsamente conosciuta. In quei venti metri quadri devono affrontare la quarantena cercando di familiarizzare con il nuovo figlio (se si è stati abbastanza fortunati da averlo già in affido) e cercando di spiegare agli altri figli i motivi per i quali non possono tornare a casa.

La maggior parte di loro ha affrontato il rischio delle frontiere chiuse e degli aeroporti deserti pur di coronare quel sogno di dare un futuro ad un bambino. Queste famiglie sono sparse in diversi continenti, in Asia, in America Latina, nell’Europa dell’Est. Il desiderio di questo progetto di genitorialità ha fatto superare il timore del contagio, dei disagi, dei costi dell’operazione e del rischio di non poter tornare nei tempi inizialmente previsti. Nessuno di loro ha voluto cancellare con un colpo di spugna il desiderio di dare una ragione di vita ad un bambino che avevano visto solo in fotografia e che già amavano più di ogni altra cosa.

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Ora auspichiamo che per questi italiani lo Stato si impegni per riportarli in patria perché l’isolamento in terra straniera è ben diverso dalla prigionia delle mura domestiche.

 

Antonio Barcella


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