Categorie: Cronaca
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Bologna, 2 agosto 1980. Non un sabato qualsiasi di 43 anni fa

Oggi, alle 10,25 fermiamoci un minuto a pensare alle 85 vite spezzate e poi, dalle 10,26, torniamo a lottare per la democrazia, la Costituzione e i diritti di tutti

«Il micidiale ordigno, che il 2 agosto 1980 causò la morte di 85 persone e provocò immani sofferenze tra i familiari e gli amici, nella città di Bologna come nel resto del Paese, ha impresso un segno indelebile nella coscienza civile del nostro popolo».

(Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 42° Anniversario della strage di Bologna, 2 Agosto 2022).

Sabato 2 Agosto 1980 alla Stazione ferroviaria di Bologna lo scoppio. Sono le 10,25. Cosa è stato? Una caldaia? Forse, ma non è sicuro, una caldaia non può avere fatto quel macello. Poi il dubbio e infine la certezza: una bomba, la bomba di un attentato che lascia sul terreno 85 morti e oltre 200 feriti.

Da quel Sabato 2 Agosto 1980 sono passati 43 anni, ovvero 15.695 giorni della nostra vita, mentre quella delle 85 persone che quella bomba ha ucciso si è fermata ad un momento preciso di un giorno di vacanza che stava per iniziare. Si è fermato, di colpo, nella Sala d’aspetto di Seconda Classe e sul Binario 1 della Stazione ferroviaria di Bologna. Giorno di vacanza iniziato in attesa di un treno. Dove li avrebbe portati quel treno? Non lo sapremo mai.

Oggi, a distanza di 43 anni da quella bomba, si conoscono i mandanti: la P2 di Licio Gelli e Umberto Ortolani e il vecchio fascismo del missino Mario Tedeschi (all’epoca Direttore del Settimanale fascista “Il Borghese”); gli esecutori: i nuovi fascisti Mambro, Cavallini, Ciavardini, Fioravanti e Bellini e i fiancheggiatori-depistatori: alcuni uomini dei Servizi segreti, Piergiorgio Segatel e Quintino Spella (dell’allora SISDE) e l’allora Ufficio Affari Riservati del Viminale, nella persona del Responsabile, il Dottor Umberto Federico D’Amato, vecchio fascista mussoliniano, mai abdicato alla sua idea di morte, ma su quella strage pesa anche l’ombra nera di Gladio.

E oggi, dopo 43 anni da quella bomba, si conosce anche il motivo di quella strage, lo stesso di tutte le altre che il nostro Paese ha vissuto: creare il caos, portare la gente a chiedere un governo forte che non avesse nelle sue corde la democrazia e magari avesse, invece, una persona sola al comando, un vecchio sogno dei fascisti, di ogni tempo e risma, duro a morire.

Oggi, a distanza di 43 anni da quella bomba, quando saranno le 10,25 fermiamoci solo un minuto a pensare a quelle 85 vite spezzate e poi, dalle 10,26, torniamo a lottare per la democrazia, la Costituzione e i diritti di tutti. Sarà come rispondere a quella bomba e a chi la volle; sarà come far arrivare quelle 85 persone vittime innocenti della barbarie fascista-piduista, alla destinazione a cui pensavano quel Sabato 2 Agosto 1980, il giorno della strage.  Sarà come accompagnarli al termine di quel loro viaggio mai iniziato.

Per la strage di Bologna un luogo della Memoria

Nel 43° Anniversario della strage di Bologna, l’Associazione dei Familiari delle Vittime ha indetto un Concorso Internazionale per creare anche per quella strage – come è già stato, in Italia, per quella di Ustica del 27 Giugno 1980, con il Museo per la Memoria di Ustica (dove troverà spazio anche il ricordo del giornalista Andrea Purgatori, morto di recente a 70 anni) o in Germania per i resti del Muro di Berlino – un luogo della Memoria in cui vengano sistemate le macerie di quella strage alla Stazione ferroviaria, attualmente accatastate ai Prati di Caprara, in modo da renderle visibili e fruibili, per sempre, alla Memoria della gente di Bologna e di tutto il Paese.

Nota finale. Dunque Giorgia Meloni, lche nega pervicacemente di essere a fascista, non andrà alla commemorazione del 43° Anniversario della strage fascista-piduista di Bologna, del 2 Agosto 1980. Manderà al suo posto il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che è stato Prefetto di Bologna. Impegni improrogabili della Premier? Macché, solo imbarazzo politico (visto che alcuni degli accusati della strage, prima di fondare i NAR, militavano nel MSI da cui anche lei arriva) e paura delle contestazioni, ma anche completo disaccordo sulla matrice nera della strage (che è sempre stata negata a spada tratta dai camerati oggi al governo che sulla strage chiedono adesso una Commissione Parlamentare d’Inchiesta).

Imbarazzo politico e disaccordo su quanto stabilito da alcune Sentenze della Magistratura (Ordinaria e di Cassazione) che vuol dire, di fatto, disprezzo per le 85 vittime innocenti di quella strage fascista-piduista. Spero che lei, stanotte e anche domani notte, riesca a dormire, Presidente Meloni.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”


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