Brava, Virginia!

La presenza della Sindaca, a Casal Bruciato, nella giornata di ieri, è molto più di una scelta politica: è espressione di umanità in una città che si rivela, ogni giorno di più, disumana
Francesco Sirleto - 9 Maggio 2019

Non possiamo fare altro che complimentarci con Virginia Raggi, per la sua scelta di visitare la famiglia (finiamola di aggiungere la parola Rom, usata come insulto; si tratta di persone, anzi, ancora di più, in maggioranza di bambini) assegnataria di un alloggio a Casal Bruciato e, a causa di ciò, sottoposta a manifestazioni violente, minacciose e persecutorie ormai da alcuni giorni.

Il gesto compiuto dalla Sindaca di Roma, prima ancora di essere un gesto profondamente politico e teso all’affermazione della legge (“la legge è uguale per tutti”, sia quando si esprime con le sanzioni e le pene, sia quando, in questo caso, si manifesta, perché è stata verificata la presenza dei necessari requisiti, con l’assegnazione di un’abitazione di edilizia economica e popolare), è espressione di un forte e sincero sentimento di umana pietà e di solidarietà nei confronti degli ultimi tra gli ultimi. Persone discriminate da altre persone le quali, molto probabilmente, quando furono esse, negli anni sessanta/settanta, a rivestire il ruolo di assegnatari di case popolari, dovettero subire analoghe discriminazioni per la loro provenienza.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che Casal Bruciato, come tanti altri quartieri della periferia romana (compresa Torre Maura e il suo complesso di case ISVEUR), nacque dalla necessità impellente, in quegli anni, di risolvere una volta per tutte la gravissima e drammatica questione dei borghetti e degli agglomerati di baracche, sorti spontaneamente in coincidenza e per effetto della grande speculazione edilizia scoppiata, fin dall’immediato dopoguerra, nella Capitale, e della quale furono responsabili palazzinari senza scrupoli e amministratori complici o acquiescenti.

A subire i costi del fenomeno speculativo furono centinaia di migliaia di immigrati dalle regioni meridionali, impiegati come operai (molto spesso irregolari) nell’edilizia e costretti, a causa dei bassi salari, a costruirsi nottetempo le baracche per offrire un alloggio alle proprio numerose famiglie. Anche quegli immigrati/baraccati, una volta che, grazie a durissime lotte, ottenevano la tanto agognata casa popolare, dovevano subire le discriminazioni di altre persone che, solo perché di più antico radicamento e di migliori condizioni economiche, non volevano avere come vicini quei “baraccati brutti, sporchi e cattivi” che provenivano da lontane e povere regioni come la Calabria, la Puglia, la Sicilia, e nei confronti delle quali circolavano e si diffondevano, tra i benpensanti, pregiudizi a non finire.

Ora, i discendenti di quelle persone che all’epoca venivano discriminate (quando non sono le medesime persone) hanno trovato un oggetto di discriminazione, tanto a Torre Maura quanto a Casal Bruciato, in altre persone e famiglie che vivono il medesimo disagio che essi, molto tempo fa, hanno vissuto. Inoltre, aizzati da movimenti pseudo-politici che hanno fatto, da sempre, della discriminazione e del rifiuto dei diversi (ma anche della negazione della storia) la loro bandiera e la loro stessa “ragione sociale”, dimenticandosi del loro non remoto passato, quei buoni e pacifici abitanti di questi quartieri si trasformano in strumenti di violenza, minacciando azioni orribili nei confronti dell’intera famiglia (“vi bruciamo tutti”, gridava in maniera ossessiva e sgolandosi una signora anziana) o delle donne di quella famiglia (“ti stupro”, urlava uno di quei “coraggiosi e valorosi” combattenti di Casa Pound nei confronti della madre di quei molti bambini; e non c’è da prenderlo sottogamba, visto come si sono comportati due giovani commilitoni, appartenenti alla stessa organizzazione, alcuni giorni fa a Viterbo, a danno di una simpatizzante dello stesso movimento).

È, questo, un fenomeno che si chiama “perdita di umanità” e che si verifica a causa della paura del diverso, un diverso che, quasi sempre, si presenta come persona povera o disagiata e quindi in stato di necessità. È un fenomeno da sempre presente, soprattutto tra gli strati sociali meno abbienti; tuttavia, esso diventa pericoloso quando viene strumentalizzato, a fini elettorali e di potere, da politici che rivestono ruoli di grande responsabilità. Purtroppo, in Italia, politici di questo tipo, pronti a soffiare sul fuoco della paura e dell’incertezza, ce ne sono molti. Sorprende, quindi, e ci conforta, quando un politico di grandissima responsabilità, qual è il primo cittadino della Capitale d’Italia, sfidando l’impopolarità e sopportando pazientemente le urla e le minacce scomposte della folla, interviene o, per meglio dire, “ci mette la faccia” presentandosi sul luogo stesso dove si stanno svolgendo i fatti, esprimendo da una parte la sua umana solidarietà e, dall’altra, ribadendo un principio fondamentale dello Stato di diritto: “La legge è uguale per tutti”.

Brava, Virginia!

 

Francesco Sirleto


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