Buche a Roma: tangenti e 33 appalti truccati

Arrestati sette funzionari che “prendevano soldi per far risparmiare sulle spese dell’appalto”
di Gabriele Cruciata - 18 Dicembre 2015

Le buche della Capitale finiscono nell’occhio della Magistratura, che nei giorni scorsi ha arrestato 7 funzionari del Campidoglio e ha denunciato altre 11 persone. Secondo il Gip Massimo Di Lauro alcuni imprenditori per vincere l’appalto di rifacimento del manto stradale “pagavano dei funzionari per risparmiare sulle spese dell’appalto”.

Il meccanismo di corruzione è emerso dopo che lo scorso ottobre sono stati arrestati due imprenditori nell’ambito dell’inchiesta sull’aggiudicazione illecita di alcuni appalti romani. Tra i file analizzati dagli inquirenti anche alcuni bilanci “occulti”, che hanno smascherato l’esistenza di privilegi ottenuti dietro pagamento di tangenti.

“Si risparmiava sullo spessore dell’asfalto, sulla fresatura (cioè quello che levi) e sulle bonifiche, vale a dire la parte inferiore del sottofondo. Quest’ultima voce, per capirci, può funzionare così: se devi scavare 20 cm, ti fanno fare 10” spiega uno dei due imprenditori arrestati a La Stampa. Secondo alcune testimonianze un meccanismo analogo veniva applicato alla rimozione dei sampietrini, la quale veniva realizzata con delle macchine anziché manualmente.

buche stradaliGli uomini del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri ritengono che negli ultimi due anni siano stati truccati 33 appalti, per un totale di 650mila euro di tangenti. Tra gli uomini finiti in carcere anche impiegati di quattro municipi capitolini (V, IX, X e XII) e del Dipartimento Simu (Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana). Le manette sono scattate per pericolo di reiterazione del reato.

Nel frattempo le indagini proseguono: gli inquirenti sono infatti convinti che quanto emerso sia solo la punta di un iceberg molto più ampio e alimentato anche dai lavori straordinari realizzati in vista del Giubileo. In un’intercettazione sarebbe infatti emersa l’esistenza di una parte politica con la quale i funzionari capitolini interloquivano.

L’ipotesi è che il sistema di “privilegi” fosse toccato anche da qualche esponente politico di rilievo.


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