Buon Natale con una storia di duemila anni fa

F. S. - 24 Dicembre 2018

Sarebbe il caso di ricordarsi, in prossimità del Natale, come nacque la storia che, ogni 25 dicembre, si commemora (o almeno così dovrebbe essere, ma la maggioranza di coloro che festeggiano non posseggono una buona memoria) con alberi, presepi, luminarie e cenoni e una infinità di cose superflue.

Dunque, il fatto è semplice e drammatico al tempo stesso: un povero falegname di Nazareth, tale Giuseppe, da poco sposato con una ragazza giovanissima di nome Maria, un po’ chiacchierata perché incinta ancora prima del matrimonio, fu costretto, a causa di un editto dell’imperatore Augusto (si trattava del primo censimento di tutta la popolazione del suo enorme impero), a spostarsi dalla sua città situata in Galilea, farsi un centinaio di miglia con la moglie al nono mese di gravidanza posta in groppa ad un vecchio e malandato asinello, per giungere nella città dei suoi antenati: Betlemme, in Giudea, là dove non conosceva nessuno e dove parlavano anche una lingua, l’ebraico, diversa dalla sua, cioè l’aramaico.

Tanto è vero che, nella sua ricerca affannata di un alloggio, si trovò di fronte ad una moltitudine di porte chiuse e di secchi rifiuti: i Giudei, infatti, consideravano i Galilei ebrei di serie B, gente che veniva dalla campagna, illetterati, che parlava una lingua incomprensibile e che, anche sul piano religioso, erano sospetti di eresia. Di conseguenza il povero Giuseppe fu costretto a rifugiarsi in una capanna di pastori, e a passare la notte in compagnia del suo asinello e di un bue che, forse, era l’effettivo padrone di casa della capanna, considerato che l’unica suppellettile era la sua mangiatoia.

Tuttavia, lì, in quella situazione di povertà assoluta, nacque il bambino, povero, figlio di povera gente, così come poveri furono quei pastori che vennero subito a portargli il buon latte appena munto delle loro pecore. Passarono appena pochi giorni e il povero falegname Giuseppe fu costretto a fuggire precipitosamente in Egitto, a causa di un folle editto del re della Giudea, un tale Erode, il quale aveva ordinato di sterminare i bambini appena nati, facendo però attenzione che questi neonati fossero di condizione sociale molto umile; Erode era infatti terrorizzato da una profezia che affermava che il nuovo re dei Giudei, colui che lo avrebbe spodestato, non sarebbe venuto al mondo in una famiglia aristocratica, bensì in una famiglia di umilissime condizioni.

E così la prima infanzia di Gesù fu segnata dalla dura necessità di lasciare la patria per salvarsi la pelle, sfuggendo all’odio suscitato contro di lui, e contro tutti coloro che si trovassero nelle sue condizioni, da un vecchio e straricco re che, non potendo erigere muri contro i bambini e le famiglie di poveri migranti, non aveva trovato di meglio che ordinarne lo sterminio.

Ora è chiaro che questa storia è una storia vecchia, forse mai avvenuta, è anzi probabile che si tratti di una leggenda, perché fatti simili di solito non avvengono, o perlomeno sono avvenuti in un lontano passato, ma adesso sicuramente non possono accadere.

Oggi nessuno si sognerebbe di negare accoglienza a coloro che soffrono, nessuno chiuderebbe porti o erigerebbe muri che, oltretutto, costerebbero un’enormità di quattrini, cioè molti di più di quanto ne occorrerebbero per dare ospitalità a coloro che sono in stato di bisogno o in situazione di estremo pericolo.

Perciò stiamo sereni e godiamoci in tranquillità e gioia questo bel Natale 2018.

F. S.


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