Caffé, prezzo maggiorato se sei un rom

Il sovrapprezzo verrebbe applicato ai nomadi da un bar di Tor Cervara
di Maria Giovanna Tarullo - 5 Febbraio 2010

Prima di ordinare un caffè è sempre meglio dichiarare la propria cittadinanza, per non incappare in spiacevoli sorprese riguardo al costo del servizio, come capita ormai da tempo all’interno di un bar nei pressi di via di Tor Cervara. L’esercizio pubblico, che peraltro si trova in una zona molto frequentata da extracomunitari ed a pochi passi dal campo nomadi della Martora, espone nella classica tabella dei prezzi riservati ai clienti il costo di un caffè pari alla cifra di 0,75 centesimi. Ma il prezzo in questione, verrebbe applicato solo agli italiani, perché se sei un rom sei costretto a pagarlo due euro. La pratica, che si svolgerebbe ogni giorno, è stata denunciata da una nomade, che lavora come operatrice di una cooperativa per la scolarizzazione dei bambini rom, al quotidiano "Il Corriere della sera". Il giornalista Paolo Brogi recandosi nel bar di via di Tor Cervara, si sarebbe trovato davanti la scena descrittagli dalla nomade. Al momento del pagamento di una rom, la cassiera di turno avrebbe richiesto i due euro. Nonostante la richiesta di spiegazioni da parte della nomade, la cassiera sarebbe rimasta impassibile ribattendo sulla stessa cifra. Dopo aver pagato la nomade sullo scontrino al posto della voce "caffè", sarebbe comparsa una semplice categoria «varie».

Solo una volta fuori dal locale la nomade avrebbe spiegato al giornalista del Corriere come stavano esattamente le cose: «Un giorno me l’hanno anche detto chiaro e tondo, il caffè costa caro perché così ve ne andate da qualche altra parte…»

Il difficile rapporto tra la popolazione nomade e gli abitanti della zona è più che nota. Chiamati in causa in merito all’episodio i consiglieri del Pd, Enzo Foschi e Paolo Masini che in una nota hanno dichiarato: «Chiediamo all’assessore al Commercio del Comune di Roma di verificare la notizia riportata nelle pagine di cronaca, circa la sovrattassa sul caffè se il cliente è un rom. Ci auguriamo vivamente come cittadini e amministratori che questa sia una notizia priva di fondamento, qualora così non fosse ci auguriamo che l’assessore Bordoni valuti l’opportunità di ritirare la licenza di questo operatore».


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