Calabria amata

Ii Calabresi devono pensare un po' di più, riflettere e convincersi che in questa bella terra serve uguaglianza, legalità, lavoro e dignità per tutti
GiProietti - 20 Ottobre 2020

Non sono calabrese, ma nutro per questa terra un affetto particolare: mare, montagna, cultura (dai Bruzi ai Normanni a Corrado Alvaro..), poi i miei carissimi amici reggini, cosentini, vibonesi, catanzaresi..
Osservavo venerdì 16ottobre 2020 la Mappa del Contagio da Covid in Europa e solo la Calabria era colorata di verde (fonte Ecdc: meno di 25 contagi ogni 100 mila abitanti).
Ora sembra che anche qui il virus stia incrementando la sua efficienza maledetta, e la Calabria è sprovvista di Piano Covid e Jole Santelli, presidente della Regione, ci ha lasciato.

Ho conosciuto recentemente, al Festival dell’Economia Civile di Firenze, sindaci calabresi appassionati e impegnatissimi, come la Prima Cittadina di Roseto Capo Spulico Rosanna Mazzia, che hanno fatto delle loro Comunità un esempio di solidarietà e di democrazia attiva, inclusiva e generativa (Roseto premiata col primo premio nazionale a Firenze!), dimostrando che anche laddove le condizioni al contorno possono essere sfavorevoli, tanti calabresi – figli di Pitagora, Barlaam, Campanella e di Telesio – ce la mettono tutta per ridare a questa terra pienissima dignità. Mi viene anche in mente il Falcomatà padre, sindaco di Reggio, uomo per bene e coraggioso, che veniva a Roma dal Ministro Nesi (LL.PP.) e ai convegni sugli appalti pubblici, per imparare a impostare procedure per lo svolgimento “regolare” (sic!) delle gare e delle trattative nel comune a più alta presenza di “disturbi” nella PA.
E penso a Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, che col suo modello di accoglienza ha fatto parlare di sé anche nelle Università Europee e Americane, pur incompreso e combattuto da chi l’accoglienza non conosce minimamente.
Il Covid ci urla ad alta voce, in tutto il mondo, che dobbiamo svegliarci, cambiare i nostri modelli di vita, di lavoro, di cultura. Servono leaders preparati, aperti, motivati, illuminati, per permettere a tutti di attraversare il guado della improvvisazione, della corruzione dominante e della burocrazia ignorante, vera metastasi della nostra PA.
Ora in Calabria, dopo la “pasionaria” Jole Santelli, arriva, almeno fino alle auspicate prossime elezioni regionali, Nino Spirlì, leghista, cattolico che si raccomanda ufficialmente alla Vergine, con stile integralista come il suo riferimento nazionale, e che rivendica come la sua libertà consista nel chiamare gli omosessuali froci e le persone di colore negri.
Quanto possiamo sperare che questa volgarità sguaiata possa continuare degnamente il lavoro dei calabresi valorosi sopra richiamati?
Possono questi cafoni in cattiva fede della politica dare una risposta, ancorché minima, ai braccianti schiavi di Rosarno, ai violentati dalla ‘ndrangheta (i cui degni rappresentanti sono tutti devotissimi della Vergine, pur costringendo tanti Vescovi illuminati ad andare in giro con la scorta oppure a cambiare regione dietro consiglio del Viminale)?
Cara Jole Santelli, io non apprezzo il partito in cui militavi, ma ti stimavo per l’impegno che mettevi in politica, anche per aiutare le piccole comunità della Calabria che vogliono credere nello Stato e nel futuro.
Ora i Calabresi devono pensare un po’ di più, riflettere e convincersi che in questa bella terra serve uguaglianza, legalità, lavoro e dignità per tutti.
Cara Calabria…

 

Laboratorio Analisi Lepetit

GiProietti


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