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Carceri nel Lazio, la Regione corre ai ripari: nuova sanità penitenziaria dopo l’allarme di Mattarella

Il nuovo piano prevede il monitoraggio degli standard minimi di assistenza: medicina di base, specialistica, servizi di accoglienza e prevenzione, salute mentale, dipendenze, screening

L’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scosso le coscienze: “È inaccettabile il numero di suicidi in carcere. Serve un intervento immediato”. A poche ore da quelle parole, arriva la prima risposta concreta: la Regione Lazio riorganizza l’assistenza sanitaria all’interno degli istituti penitenziari.

La giunta guidata da Francesco Rocca ha approvato un documento che ridisegna i servizi sanitari nelle carceri laziali, puntando a rafforzare il supporto alle Asl dei territori dove insistono uno o più istituti di pena. L’obiettivo è chiaro: garantire il diritto alla salute anche a chi vive dietro le sbarre, spesso in condizioni al limite della sopravvivenza.

Nel Lazio, la fotografia è allarmante. 14 istituti penitenziari, di cui 3 Case di Reclusione e 11 Case Circondariali (una femminile), ospitano circa 6.800 detenuti, di cui il 37% stranieri — ben oltre la media nazionale del 32%.

A Regina Coeli, nel cuore di Roma, il tasso di sovraffollamento tocca il 191%, mentre a Rebibbia si arriva al 141% nel braccio femminile e al 99% in quello maschile. Tra il 2023 e il 2024, la popolazione carceraria nella regione è aumentata del 5,2%.

Non si tratta solo di numeri, ma di vite. Persone spesso fragili, con storie di dipendenze, disagio psichico, marginalità sociale, per cui l’accesso alle cure diventa una questione di dignità, prima ancora che di salute.

Il nuovo piano regionale prevede il monitoraggio degli standard minimi di assistenza: medicina di base, specialistica, servizi di accoglienza e prevenzione, salute mentale, dipendenze, screening. In particolare, si punta a proteggere le fasce più vulnerabili e a costruire percorsi diagnostici e terapeutici specifici per il contesto penitenziario.

“La salute è un diritto fondamentale, che appartiene a ogni persona, senza distinzione”, ha dichiarato Rocca. “Con questa riorganizzazione, compiamo un passo concreto per garantire cure adeguate anche a chi vive in una condizione di restrizione della libertà. Una società giusta si misura dalla capacità di non lasciare indietro nessuno”.

Il piano è frutto di un lavoro congiunto tra istituzioni sanitarie, penitenziarie e giudiziarie, e rappresenta la nuova programmazione regionale della sanità penitenziaria. Il Lazio, infatti, è la quarta regione in Italia per numero di detenuti, con un tasso di presenza ben oltre la capienza massima prevista.

Le parole del Capo dello Stato hanno fatto da detonatore. Ora, almeno nel Lazio, qualcosa sembra muoversi. Resta da vedere se questa riorganizzazione sarà davvero in grado di cambiare le condizioni di vita dentro le mura, dove il diritto alla cura, troppo spesso, resta solo sulla carta.


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