Caro Sergio ti scrivo…

Lettera aperta di Aldo Pirone al costruttore Scarpellini
Enzo Luciani - 24 Giugno 2012

Egregio Scarpellini,
giovedì ho avuto il piacere di partecipare ad un’assemblea pubblica indetta al Centro anziani di Romanina da un’associazione di recente formazione denominata “Quartieri, Municipi, Città”. L’invito mi era giunto dalla segreteria dell’assessore municipale all’urbanistica Perifano nonché vicepresidente della giunta di centrosinistra guidata da Sandro Medici.

L’assessore era indicato nel manifesto di convocazione tra gli oratori dell’iniziativa. Lei era presente come invitato d’onore al tavolo della presidenza. Lo scopo della suddetta assemblea, stando al manifesto, era quello così sintetizzato: “i cittadini devono sapere”.

Sapere, ovviamente, ciò di cui si discute intensamente da diversi mesi per non dire anni, ovvero il recente progetto di densificazione della cosiddetta centralità urbana metropolitana di Romanina, area di sua proprietà.

Nel suo breve e succoso intervento da persona pratica, bonaria e di cuore quale Ella è, con un’antica esperienza imprenditoriale che nasce da una lunga e faticosa “gavetta”, ha detto che chiacchiere se ne fanno tante e che era ora di passare ai fatti. Cioè alla realizzazione di un’espansione edilizia di 1.920.000 mc. complessivi di cui 1.280.000 di case per 10.700 abitanti da ricoverare in palazzi di otto piani lunghi 160 metri alle pendici dei Castelli romani sotto Frascati.

I politici che si sono proposti come facilitatori della discussione di questi suoi progetti, tra cui anche il Presidente della commissione urbanistica municipale Matturro e che hanno preso la parola prima e dopo di Lei si sono ben guardati dall’evidenziare le differenze quantitative e qualitative fra il progetto messo in campo dall’amministrazione comunale attuale e quello previsto dal PRG.

Il mantra in questi casi, quando si vogliono confondere le acque, è quello solito: non bisogna avere paura delle cubature, non bisogna temere le trasformazioni, non si può fermare lo sviluppo, non si può impedire la creazione di posti di lavoro, magari vicino casa, ecc..

A questo poi si è aggiunto il concetto semplice e ormai acquisito da tempo, nonché esplicitato nelle oneste conclusioni dell’assessore Corsini: se si vogliono avere i servizi, in particolare le infrastrutture trasportistiche di una certa rilevanza, metropolitane pesanti o leggere che siano, bisogna farle finanziare dai privati dando loro in cambio le densificazioni cubatorie o nuove aree pubbliche di espansione cementificatoria. E questo perché in Italia, a differenza di altri paesi europei, lo Sato non è in grado di finanziarle non avendo un euro in cassa per le note ragioni del debito pubblico. Dal che si deduce che gli 80 mld per la crescita annunciati dal ministro Passera sono aria fritta.

Mi è veramente dispiaciuto, per amore di verità e informazione ai cittadini presenti, incrinare questo tripudio delle temute chiacchiere per dare qualche dato sui fatti reali riguardanti il progetto densificatorio che di fatto cancella la centralità urbana metropolitana prevista dal PRG riducendo l’aerea da adibire alle funzioni pubbliche dal 66% al 5% e configurando di conseguenza solo una pesantissima e insostenibile espansione abitativa di cui ho già detto.

Adotta Abitare A

E sono rimasto sorpreso, al di là delle discussioni pur dirimenti sulla metropolitana leggera o pesante, che nessuno rilevasse che allo stato dei fatti la densificazione cubatoria di cui Ella dovrebbe beneficiare e che genererà, a suo dire, risorse tra i 364 e i 380 milioni di euro, non finanzierà la realizzazione dell’infrastruttura su ferro di cui si va parlando.

Per altro senza alcun riferimento ai carichi cui questa infrastruttura dovrebbe far fronte vista l’espansione prevista di oltre 7 milioni di mc, per lo più residenziali (si calcolano altri 50.000 residenti), nel quadrante al di là del GRA oltre a quelli di provenienza provinciale che sono pari al 30% dell’intero flusso pendolaristico su Roma: tra le 6 e 700.000 persone al giorno. Ci è stato detto, infatti, che per finanziare l’eventuale e per nulla adeguato metro leggero (costo stimato tra i 380 e i 450 milioni di euro) bisognerà gratificare con altre aree comunali da rendere edificabili l’eventuale concessionario.

Per cui sorge spontanea la domanda: ma se l’infrastruttura sarà finanziata da altri a che pro la densificazione-cancellazione della centralità di Romanina?

Sono piccole cose che i politici “faciloni”, più che “facilitatori”, si sono ben guardati dal far conoscere “ai cittadini che devono sapere”. Era più importante presentarLa come un benefattore a cui, come ha detto l’ineffabile consigliere Bianchi, “bisogna dargli un premio”. Non so se si riferisse al Nobel per l’edilizia o alle cubature premiali programmate per Lei dall’amministrazione Alemanno.

Ed era più importante, mentre si omettevano dati e cifre che parlano da sole, ripetere, come ha fatto impeccabilmente il pronubo-regista dell’iniziativa consigliere Antipasqua, che non c’era nulla di deciso, che si era lì per approfondire e discutere, ovviamente per fare il bene del territorio al di là degli steccati fra destra e sinistra. Steccati che in effetti non si sono percepiti. Almeno fra quelli che pur provenendo da schieramenti e partiti alternativi muoiono dalla voglia di incontrarsi per venirLe incontro. Ed è vero: una decisione formale sulla densificazione da parte degli organi preposti (assemblea capitolina) ancora non c’è, ma un progetto ben definito sì e su quello ci si può ben esprimere senza bisogno di menare il can per l’aia facendo finta di approfondire perché qui si è già approfondito anzi sprofondato il territorio sotto una fitta coltre di cemento che, mi creda, non fa bene né ai polmoni né alle tasche dei cittadini che dovranno sotto varia specie pagarne i costi.

Purtroppo mi è dispiaciuto informare Lei e l’assessore Corsini delle recenti deliberazioni del Consiglio municipale avverse al progetto di densificazione di cui, in omaggio a “i cittadini devono sapere”, nessuno dei politici facilitatori aveva dato debitamente conto; a parte il consigliere Poli sulla questione del prolungamento della metropolitana.

So di averLe dato un dolore tanto più acuto perché Ella sicuramente si sarà sentito tradito dai politici amici che forse pensava di avere in Municipio. L’assessore Corsini su questo mi è sembrato più distaccato. Il fatto è che, come dice il proverbio, “Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.

Su questo problema, se posso permettermi un consiglio, La invito a riflettere. Ho letto sui giornali e sentito da Lei personalmente, in occasione di interviste televisive, che finanzia legittimamente e trasparentemente forze politiche diverse. A chi voleva sfruguliarla sul tema Lei ha detto che è amico di tutti e che tutti sono bravi ragazzi. Stia attento. Non si fidi. Oggi i politici assomigliano più alle cavallette che ai cavalli di cui Ella, mi dicono, è un grande appassionato. Alla vigilia delle elezioni, poi, sono particolarmente esigenti e pronti a vendere fumo non solo ai cittadini ma anche agli imprenditori di cuore come Lei.

La centralità di Romanina, come ha onestamente riconosciuto nelle sue conclusioni l’assessore Corsini, è una scelta sbagliata che lui si è trovato a gestire. Certo è che non ha trovato di meglio che caricarla di cubature densificatorie rendendola ancora più deleteria. Le consiglierei di tagliare la testa al toro. Utilizzi l’area per farne una grande fattoria di allevamento equino e chieda all’amministrazione di riconoscerle una parte delle previsioni edificatorie stabilite dal PRG dentro la vera centralità di Tor Vergata.

Su quei 560 ettari pubblici ci sarebbe tanto da fare per completarla di funzioni – comunque già ragguardevolmente presenti -, a cominciare dalla malinconica vela sportiva di Calatrava lasciata a metà, e anche in possibili ed equilibrati insediamenti abitativi. Se Lei, e altri imprenditori, vi uniste all’amministrazione pubblica per fare di Tor Vergata già servita dal ferro (metropolitana C e FR6) una sorta di Défense della Capitale, sarebbe più utile allo sviluppo policentrico della città, a tutto il nostro specifico territorio e anche alle sue tasche. Le premesse già ci sono e sono corpose.

Le confesso che l’altra sera quando all’inizio del mio intervento informativo Ella mi ha interrotto apostrofandomi con quel “Caro Pirone sono le persone come lei che rovinano l’Italia” mi sono dispiaciuto. La ferita si è poi in parte rimarginata quando mi ha detto che Le sono simpatico.

La stessa simpatia io provo per Lei, anche perché il suo fare bonario e romanesco assomiglia anche nel tratto del volto a un mio amatissimo zio, ormai scomparso, che fu partigiano in Garfagnana nelle Brigate Garibaldi durante la Resistenza. Purtroppo però sulla mia responsabilità nella rovina del Belpaese devo smentirla e non solo per ascendenze familiari. Non le risponderò per le rime dicendo che invece sono le persone come Lei, ben più potenti di me che sono solo un semplice cittadino, che ecc. ecc..

Me ne guardo bene, perché non lo penso. Lei fa il suo mestiere e cura i suoi interessi. Non Le nego che, secondo la mia modesta opinione, potrebbe farlo meglio, il mestiere intendo, superando una cultura imprenditoriale legata all’espansione del mattone come nume tutelare, un ciclo ormai concluso come Lei ben sa e come ha anche recentemente detto; magari esplorando l’immenso campo della ristrutturazione e del riuso.

Ma c’è sempre tempo. Chi ha rovinato l’Italia, egregio Scarpellini, è una classe dirigente, anche imprenditoriale, che è andata dietro ai venditori di fumo credendo di essere furba senza essere intelligente. A quelli che distruggevano il territorio parlando di sviluppo e di crescita mentre creavano le bolle speculative immobiliari, l’aumento del debito pubblico, prebende e privilegi a go go per le varie caste che soffocano i cittadini.

Perciò, mi creda, non investa su questi facilitatori-venditori, potrebbe a breve perderli di vista. Potrebbero rivelarsi investimenti a fondo perduto.

Cordialmente Suo, ma non devoto

Aldo Pirone


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