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Carta d’identità a pagamento? A Roma scoppia il caso delle agenzie “salta fila”

Il tema approderà ora nelle sedi istituzionali. Il 27 marzo è stata convocata una commissione capitolina dedicata alla questione

Ottenere una Carta d’Identità elettronica a Roma dovrebbe essere una procedura semplice e accessibile a tutti.

Eppure, secondo alcune forze politiche in Campidoglio, il servizio rischia di trasformarsi in un privilegio per chi è disposto a pagare un intermediario.

A denunciare la situazione sono i consiglieri capitolini di Italia Viva, Valerio Casini e Francesca Leoncini, che parlano di una “grave distorsione” nel sistema di prenotazione degli appuntamenti agli sportelli anagrafici.

Nel mirino finiscono alcune agenzie private che, dietro pagamento, riuscirebbero a procurare ai cittadini appuntamenti rapidi per il rilascio del documento elettronico, aggirando di fatto le lunghe attese che molti romani incontrano nel portale pubblico.

Un fenomeno che, oltre a creare una corsia preferenziale per chi può permetterselo, metterebbe in evidenza le fragilità del sistema digitale utilizzato dal Comune.

Il meccanismo delle prenotazioni

Secondo quanto segnalato dai consiglieri, negli ultimi mesi il sistema utilizzato da queste agenzie si sarebbe evoluto.

In passato l’amministrazione aveva tentato di contrastare il fenomeno verificando che la persona che prenotava l’appuntamento online fosse la stessa che poi si presentava allo sportello.

Oggi però, spiegano i consiglieri, gli intermediari opererebbero direttamente con il codice fiscale e le credenziali digitali del cliente, effettuando la prenotazione sul portale Agenda CIE per conto del cittadino.

In questo modo la procedura risulta formalmente regolare e diventa difficile per gli uffici individuare eventuali irregolarità.

I timori sulla sicurezza dei dati

Oltre alla questione dell’equità nell’accesso al servizio, emerge anche un tema legato alla tutela dei dati personali.

Per ottenere un appuntamento, infatti, i cittadini consegnano a soggetti privati informazioni sensibili e, in alcuni casi, persino le credenziali di accesso a sistemi digitali come SPID o CIE.

Una pratica che, secondo Casini e Leoncini, espone a rischi significativi. «Esistono evidenti problemi legati alla sicurezza e alla privacy dei dati», sostengono i due consiglieri, che definiscono il fenomeno «inaccettabile».

Il caso in commissione

Il tema approderà ora nelle sedi istituzionali. Il 27 marzo è stata convocata una commissione capitolina dedicata alla questione, con l’obiettivo di fare chiarezza sul funzionamento delle prenotazioni e valutare possibili interventi per evitare distorsioni.

Il presidente della commissione Riccardo Corbucci ha spiegato che l’obiettivo è individuare soluzioni strutturali per rendere il sistema più sicuro e garantire pari accesso ai servizi anagrafici.

Nel frattempo non mancano le critiche politiche. Antonio De Santis, consigliere di Azione, pur accogliendo positivamente la convocazione della commissione, accusa l’amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri di procedere troppo lentamente: «Roma non può permettersi che un diritto fondamentale come la Carta d’identità diventi terreno di speculazione».


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