

Dopo 22 anni di occupazione all'Esquilino, Luca Marsella propone un accordo: "trattateci come i centri sociali"
All’inizio del 2026 il palazzo di via Napoleone III, storico quartier generale di CasaPound Italia, torna a occupare il centro del dibattito politico e istituzionale.
Il movimento di estrema destra ha infatti inviato una comunicazione formale all’Agenzia del Demanio, proprietaria dell’immobile, con l’obiettivo di avviare un percorso di regolarizzazione per le famiglie che da anni vivono nello stabile.
La mossa arriva in un contesto delicato, segnato dalle ripetute dichiarazioni del Governo sulla necessità di procedere agli sgomberi delle occupazioni abusive, con una lista di immobili sotto osservazione che comprende anche realtà simbolo come Spin Time, nel cuore di Roma.
In questo scenario, CasaPound tenta di rimettere la propria vicenda su un piano amministrativo, sottraendola al solo terreno dell’ordine pubblico.
A spiegare la strategia è stato il portavoce nazionale del movimento, Luca Marsella, che ha rivendicato una presunta disparità di trattamento rispetto ad alcune occupazioni storiche riconducibili all’area antagonista di sinistra, come il Leoncavallo di Milano o l’Askatasuna di Torino. «Se ci equiparate ai centri sociali, allora trattateci allo stesso modo», è il messaggio politico che accompagna la richiesta inviata al Demanio.
Al centro della questione resta anche il capitolo economico. La Corte dei Conti ha quantificato in circa quattro milioni di euro il danno erariale legato all’occupazione dell’edificio, una stima che CasaPound contesta, sostenendo che le famiglie residenti si siano fatte carico negli anni della manutenzione ordinaria di uno stabile che, secondo il movimento, sarebbe altrimenti rimasto inutilizzato e in stato di abbandono.
Sul fronte istituzionale, tuttavia, dal Viminale arriva una presa di distanza netta. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, interpellato sull’ipotesi di una trattativa, ha chiarito che il suo dicastero non avrà alcun ruolo in eventuali accordi: «Le intese per regolarizzare situazioni di occupazione riguardano esclusivamente gli occupanti e i proprietari degli immobili». Una posizione che di fatto rimanda ogni decisione al Ministero dell’Economia e all’Agenzia del Demanio.
L’edificio di via Napoleone III 8, ex sede di uffici del Ministero dell’Istruzione, è occupato da oltre vent’anni ed è diventato uno dei simboli più controversi della Capitale. Nonostante ordini di sgombero pendenti e le pressioni cicliche del mondo politico, lo stabile continua a essere abitato da decine di persone.
La lettera inviata al Demanio sembra dunque rappresentare un tentativo di congelare una situazione che da anni divide istituzioni e opinione pubblica, spostando il confronto dal piano ideologico e securitario a quello patrimoniale e amministrativo.
Resta ora da capire se e come lo Stato intenderà rispondere a una richiesta che riapre un dossier mai realmente chiuso.
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Dopo 22 anni di occupazione l’idea di regolarizzare come i centri sociali suona come una mossa tattica più che una soluzione.
Devono uscire da quel palazzo storico di Roma occupato da più di vent’anni, ne figli ne figliastri!!