Il Caso Cervelletta e i veri colpevoli

Federico Carabetta - 18 Novembre 2017

L’incontro pubblico “Caso Cervelletta, sappiamo chi è il colpevole”, come programmato si è svolto la sera del 15 novembre 2017 presso la Sala Falconi in Largo Nino Franchellucci. a Colli Aniene. Un incontro dall’esito scontato visto che di tutte le personalità invitate, (gli assessori capitolini alla Crescita Culturale Luca Bergamo, al Patrimonio alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione e alla Sostenibilità Ambientale Giuseppina Montanari e naturalmente la Presidente del IV Municipio Roberta Dalla Casa e i Consiglieri comunali delle commissioni Cultura, Ambiente e Patrimonio) soltanto la Presidente del IV Municipio Roberta Della Casa con gli Assessori municipali alla Cultura Stefano Rosati e all’Ambiente Andrea Mariotti sono intervenuti mentre dell’opposizione, come era da prevedersi, non anima viva tranne una fuggevole evanescente come furtiva e silente apparizione del consigliere municipale PD Nicolò Corrado.

L’incontro svoltosi presso la la Sala Falconi, testimone di tanta storia del quartiere, ha visto gente, ma non quanta era ipotizzabile specie di Colli Aniene e Tor Sapienza, ma non è stato così. C’era però una piccola rappresentanza dei sostenitori della salvezza Casale. .

Lo scopo dichiarato dell’evento: scuotere il pesante sudario calato sulla Cervelletta dopo il provvedimento di inagibilità, svelando – se ancora ve ne fosse bisogno – il colpevole di uno tra i tanti fallimenti delle amministrazioni comunali degli ultimi trent’anni; far luce sulle passate vicende del complesso, sulla triste realtà attuale, ed infine sul suo oscuro prevedibile futuro.

Alla fine però, oltre ad aver ascoltato la consunta storia rievocata da Mimmo Pietrangeli e qualche altro spunto che ha ulteriormente rappresentato la discutibile conduzione del Casale negli anni, gli astanti (ne abbiamo ascoltato qualcuno a margine dell’evento) nella maggior parte, devono essere stati pervasi dalla consapevolezza che il futuro di uno tra i significativi monumenti della vasta area è il disfacimento, la graduale riduzione a rudere, uno dei tanti ruderi di quello che fu l’Agro romano e che contribuirono alla nascita dell’aggettivo “romantico”.

Oggi, purtroppo, intorno a quel complesso edilizio, c’è da tralasciare un po’ il passato e raccontare la storia recente che a dire scellerata è poco. Perché, pur sapendo gli attori che ci sarebbero volute somme ingenti, improponibili per rigenerarlo tutto, nessuno ha esitato nel procedere all’alienazione di parti certamente redditizie del patrimonio edilizio dell’intera comunità cittadina. Una alienazione che viene ritenuta tutto a danno del Comune di Roma. E, quanto vorremmo essere smentiti nella nostra convinzione più volte e in più sedi espressa che, quantunque per puro miracolo si trovassero i fondi per salvare per intero il complesso, qualcosa come 30 milioni euro, questo avrebbe in seguito costituito una continua spesa, un salasso perenne di denaro pubblico, un esborso che però non avrebbe mai reso abbastanza sotto qualsivoglia aspetto e punti di vista.

In merito alle responsabilità, sono tutte di chi dal Campidoglio nelle precedenti amministrazioni, con il buonsenso del padre di famiglia, non ha voluto rigettare l’oscura macchinazione e dire no, per tenersi ben stretto il proprio elettorato. E non c’è stato chi “alla stanga der timone”, dopo la permuta non abbia continuato a far intravedere soluzioni e fare promesse che non ha poi mantenuto.

Gli interventi sono iniziati cautamente per poi tentare qualche affondo appellandosi anche al Codice penale, ai quali la Presidente del municipio Roberta Della Casa, con chiarezza e puntualità che non hanno suggerito repliche, ha saputo rintuzzare e dimostrare che la sua amministrazione ha fatto tutto quanto era nelle sue facoltà e possibilità.

L’amara conclusione è che l’operazione Cervelletta avvenuta alla fine degli anni ’90, è stato un grosso e vantaggioso affare, ma solo per la società che ne era proprietaria e che a nostro parere si è liberata di un grosso problema; che furono commessi vari arbitri dal momento che il bene non fu consegnato al Comune di Roma, come prescritto, libero da persone oltre che da cose creando in seguito altre amare vicende; che all’agricoltore vincitore del bando per l’aggiudicazione dei terreni della Cervelletta è stato stabilito un affitto irrisorio di soli 1.600 euro annui e per 15 +15 anni; infine che i danni maggiori al Casale sono stati perpetrati dall’associazione che dal 2014 al 2015 lo ha gestito tanto impropriamente da causare la rescissione dell’atto di affido.
Al momento non appare possibile che il Casale della Cervelletta torni ad essere fruibile. Il IV Municipio a cui il Comune ha concesso la gestione diretta, ha ritenuto di inibirne l’accesso per motivi di sicurezza, in forza di una perizia tecnica e condizionando il riutilizzo della struttura solo alla sua effettiva messa in sicurezza, una sicurezza ottenibile al prezzo di vari milioni di euro che non si sa, oggi più di ieri, dove reperire.

Insomma una storia oscura, intessuta tutta ai danni della collettività, sotto specie di volere la salvaguardia di un pezzo del patrimonio storico; una storia di cui non essere entusiasti, che vede il tentativo di costruire un “albergo diffuso” proprio di fronte al Casale storico, e di cui non si conosce l’epilogo e si dispera che sia edificante.

Federico Carabetta


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