Caudo: “Sui rifiuti il Campidoglio non c’è”

Il Presidente del III Municipio: "Ma qualcosa si muove nella direzione giusta"
Redazione - 17 Giugno 2020

Giovanni Caudo

“Il problema principale per i romani è il lungo assedio dei rifiuti. Come presidente di Municipio posso testimoniare che non è più tollerabile il modo in cui non è gestito il ciclo di rifiuti a Roma e questo nonostante l’impegno dei lavoratori di AMA. Il problema dei rifiuti non sta nel cassonetto pieno, quello è solo la punta dell’iceberg, ma nel ritardo storico della capitale sulla loro gestione industriale. Il Patto Green firmato ieri dai Presidenti dell’ENEA, della Camera di Commercio e di Unindustria è finalmente un passo nella direzione giusta, ma un passo in cui è abbacinante l’assenza di Roma Capitale e di AMA:  la palese dimostrazione di quanto il governo della capitale sia ormai separato dall’innovazione e dal tessuto produttivo e imprenditoriale della Città”. Queste le parole di Giovanni Caudo, Presidente del Municipio III in una nota.

“Il patto per una gestione sostenibile e circolare dei rifiuti urbani di Roma Capitale –spiega Caudo – è uno dei tasselli di una politica sui rifiuti che a Roma manca del tutto. I rifiuti sono una risorsa se dietro hanno una rete di industrie in grado di lavorare questa risorsa a cui occorre però affiancare un progetto sociale che responsabilizzi i cittadini sulla raccolta differenziata, sul riuso dei materiali, sui laboratori di riparazione, sul riciclo dei materiali elettrici ed elettronici. Solo così i romani potranno davvero liberarsi dalla spazzatura. L’indice rivolto contro gli ‘zozzoni’, che pure ci sono, serve solo a nascondere il vero problema: l’incapacità dell’amministrazione comunale in questi quattro anni di trovare una soluzione innovativa e radicale a un problema che invece può essere una opportunità per la Capitale. Durante il primo anno di mandato con la battaglia ambientale condotta con i cittadini dell’osservatorio per la chiusura del TMB Salario abbiamo potuto toccare con mano la mistificazione delle informazioni e la distanza rispetto alle istanze dei cittadini, per poi sentirci dire che la chiusura dell’impianto, al di là dell’incendio, era in corso. Affermazione smentita dai dati che segnalavano il sovraccarico dell’impianto oltre misura che comportava una pessima qualità dei prodotti trattati, addirittura con un codice diverso da quello previsto, e che non consentiva ai cittadini dei quartieri dell’intorno di respirare. Bisogna che il Comune di Roma diventi il protagonista di queste azioni e non il soggetto assente, deve essere il promotore di un nuovo Patto Green ancora più ampio che coinvolga AMA e anche Acea. Un patto che possa tradursi in una evoluzione anche industriale di tutti i soggetti coinvolti per dare vita a un nuovo soggetto industriale che possa produrre biogas, bio-fuel, compost e ovviamente i prodotti derivati dal riciclo della carta, della plastica, del vetro e del cartone. Insomma far entrare Roma, per quanto riguarda i rifiuti, nel mondo civilizzato”.

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