L’assessore Caudo in VII municipio espone gli indirizzi per una nuova politica urbanistica

Il titolare capitolino alle trasformazioni urbane: Riorientare il PRG alla rigenerazione della città
di Aldo Pirone - 25 Ottobre 2013

Martedì 21 ottobre 2013 Giovanni Caudo è venuto al Circolo dell’Associazione “Enrico Berlinguer” di via Egerio Levio 39, al Quadraro, diretta da Claudio Siena, per illustrare le sue intenzioni e le sue proposte per una nuova politica urbanistica.

Giovanni Caudo è, dal 2012, professore associato di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi “Roma Tre”. O meglio era, perché ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno all’incarico di assessore alle trasformazioni urbane nella nuova Giunta Marino. Caudo è stato nominato assessore tra molti mal di pancia dell’establishment politico del PD perché non viene dal mondo della politica. Semmai, il professore, in questi anni è stato molto vicino ai comitati e movimenti che a Roma hanno reclamato e combattuto per una politica urbanistica sottratta al dominio della speculazione edilizia dei “palazzinari”.

Riorientare la politica urbanistica del Comune di Roma

Ha le idee chiare. Da quando ha assunto l’incarico le ha più volte esposte con interviste sui giornali, nei convegni, in una lectio magistralis all’Università di “Roma Tre”, nei numerosi incontri con cittadini e comitati ai quali non si sottrae. Usa parlare con un’unica lingua ai politici, ai costruttori, ai cittadini, insomma agli addetti ai lavori e alla più vasta opinione pubblica. Le sue idee si possono più o meno condividere, ma le espone con nettezza.

Primo: il PRG va attuato. Lui non l’avrebbe fatto così ma ora è legge e bisogna cercare, semmai, di riorientarlo (“micio, micio dall’interno…” direbbe il Cavaradossi-Proietti del film “Tosca” di Luigi Magni) verso una strategia di “rigenerazione urbana” non consumatrice di suolo nell’agro romano. A tale scopo, chi scrive, pur apprezzando l’assunto caudiano, ha espresso dubbi che possa essere sufficiente la sola reinterpretazione del PRG. Sta di fatto che il primo atto compiuto dall’amministrazione è stato quello di cancellare i cosiddetti “ambiti di riserva”, 2.400 ha di agro romano, previsti dal PRG per edificazioni compensatorie prevalentemente residenziali. Inoltre verranno cancellate tutte le decisioni prese dalla giunta Alemanno che travalicano i limiti del PRG.

Sulla strada di questa strategia riorientatrice dello strumento urbanistico c’è l’ostacolo delle compensazioni previste dalle NTA (Norme tecniche di attuazione) del PRG derivanti dalla famigerata “variante delle certezze” operata da Rutelli sindaco nel 1997. Trattasi, complessivamente, di circa 9 milioni di mc, se si considerano le compensazioni già prodotte da Tormarancia e Castel Giudeo esplose come un moltiplicatore cubatorio in diverse direzioni, soprattutto a Tor Pagnotta. Nelle schede delle NTA ci sono i restanti 4 milioni di mc sospesi per aria, le cosiddette compensazioni aeree, che non si sa dove far “atterrare”. Ed è qui che Caudo proverà a far valere la sua “nobilitate” collocandole – ha detto – il più possibile dentro la città consolidata, aree o edifici, in connessione con i servizi infrastrutturali già esistenti in modo da diminuirne la cubatura in proporzione al valore dei siti più centrali. In tal modo si contiene l’espansione oltre il GRA facendo risparmiare al Comune i costi delle urbanizzazioni primarie e dell’allungamento delle reti infrastrutturali, in primo luogo quelle del trasporto.

Poi, sempre nell’ambito della “rigenerazione urbana”, ha informato che si sta procedendo al censimento di aree ed edifici di proprietà comunale su cui innestare l’altro grande asse strategico: la ristrutturazione e il riuso dell’edificato con l’obiettivo, per ciò che riguarda il problema casa, di ricavare alloggi anche nel centro storico dove riportare ad abitare la gente, oppure per opere di riqualificazione e trasformazione sostenibile. In questo senso ha fatto l’esempio del nuovo centro della BNP in costruzione nell’area Tiburtina-Pietralata. La grande Banca concentrerà qui i suoi 4.000 dipendenti liberando ben 15 edifici del centro storico che potrebbero concorrere al progetto di ripopolamento. Cosi come le caserme e le centralità metropolitane già pianificate possono concorrere alle trasformazioni senza espansione. Vi sono a Roma ben 110 siti militari tra caserme, aree, magazzini. Ma malgrado le tante chiacchiere corse sui giornali negli anni scorsi il Comune non ha avuto ancora nulla a sua disposizione.

A proposito di Romanina ha ribadito che rimane il progetto urbano previsto dal PRG e che la densificazione alemanniana-corsiniana non avrà luogo. Alla domanda che è stata posta: come si ferma la congiunzione cementificatoria verso Frascati l’assessore ha risposto che bisognerà rivedere e ripensare complessivamente tutta la fascia Tor Vergata-Romanina-Campo romano-Morena. In quest’ambito il Print di Morena sarà particolarmente importante. Mentre il bando per quello di Ciampino è stato un errore ed è stato subito ritirato dal sito del dipartimento.

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Le 700 licenze di costruzione non ritirate a causa della crisi del settore

Ma la questione delle questioni rimane quella del rapporto con i costruttori. Ci sono 700 licenze di costruzione giacenti negli uffici che non vengono ritirate a causa della crisi del settore. Malgrado ciò i “palazzinari” premono per avere nuove cubature con cui ottenere il credito dalle Banche con cui far sopravvivere le proprie aziende edili. Quel credito che però le medesime Banche non concedono a chi vuole utilizzare le licenze già pronte. E’ il solito circolo vizioso della finanziarizzazione dell’economia che mentre crea la bolla speculativa divoratrice di suolo e di risorse pubbliche necessarie per urbanizzarlo, manda all’aria l’economia reale e produttiva disseminando la città di grandi edifici incompiuti: dalle ex Torri delle Finanze all’Eur, che dovevano lasciare il posto a un complesso residenziale di lusso promosso da Fintecna, all’edificio tra viale Giustiniano Imperatore e viale Cristoforo Colombo e al complesso per uffici a piazza dei Navigatori tutti e due edificati da Acqua Marcia. Il fermo edilizio, poi, ha fatto calare notevolmente gli introiti già inadeguati degli oneri concessori nelle casse comunali: 81 milioni nel 2009 contro i 48 del 2013.

Questo meccanismo va spezzato. Bisogna avere come orizzonte – sottolinea Caudo – il 2025, anno del Giubileo. Con l’ambizione di avviare un processo di rigenerazione e trasformazione urbana diretto dalla mano pubblica a cui chiamare a contribuire l’imprenditoria edile e i legittimi interessi privati nonché il sistema bancario, l’impresa commerciale e turistica, la ricerca e l’Università facendo squadra. Per questo è necessario che l’imprenditore edile dismetta la casacca del “palazzinaro” e che il profitto produttivo torni a signoreggiare sulla rendita speculativa. Anche per ciò che riguarda le convenzioni si sta cambiando con un nuovo schema di contratto con i privati per fare in modo che nelle nuove zone edificate la prima famiglia che va ad abitarvi trovi già tutte le urbanizzazioni primarie compiute dai costruttori.

Le voci dell’assemblea

Rossi, lavoratore degli studios di Cinecittà, ha chiesto che si cancelli il progetto speculativo di Abete (400.000 mc per albergo, sale fitness, ristorante dentro gli studios) per non uccidere il cinema perché non tutto in urbanistica si può reinterpretare “micio, micio dall’interno…”. Le cose sbagliate vanno semplicemente abolite.

Ivano Di Carlo, nativo del Quadraro, ha indicato: mettete la cultura al centro di un nuovo sviluppo della città.

Elio Graziani, presidente del Cdq di Osteria del Curato, ha ribadito che i cittadini si aspettano da questa amministrazione un cambiamento visibile e palpabile.

Il Presidente del Cdq Arco di Travertino ha posto il problema dell’utilizzo del nuovo parcheggio recentemente aperto e dell’area pubblica ad esso connessa per un servizio di Asl.

Il vicepresidente del Municipio Francesco Morgia ha assicurato che ci si sta attivando per un uso sociale di quell’area. Inoltre, dicendosi d’accordo con le linee esposte da Caudo, ha riproposto la cancellazione della delibera di Alemanno sul Print di Ciampino. A chi, come Cerroni dell’associazione ospitante, ha chiesto come poter aiutare questa nuova politica urbanistica l’assessore ha risposto invitando a moltiplicare le assemblee e gli incontri con i cittadini per vedere i problemi, esaminare le scelte, ascoltare le proposte. La partecipazione civica è l’arma vincente contro interessi negativi consolidati e pervicaci.

Per concludere

Il nuovo assessore non è apprezzato dai “palazzinari”. I loro house organ (Il Messaggero di Caltagirone e il Tempo di Bonifaci) hanno da diverse settimane iniziato un cannoneggiamento chiedendo, per cominciare, un ridimensionamento delle sue deleghe e dei suoi poteri. Il fronte speculativo si va saldando con quello politico capitolino, trasversale, presente in una parte del PD e nei partiti del centrodestra ambedue proni a quegli interessi. Il rischio è che l’assessore Caudo venga ben presto circondato e costretto a tornare all’insegnamento. Per cui bisogna evitare, rifacendoci al grande Trilussa, che alla domanda: “er popolo che fa?”, arrivi, gelida, la risposta del sovrano: “se gratta”.


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  1. condivido in pieno l’operato del comune su le questioni urbanistiche,ma stia attento che il Messaggero di Caltagirone è pronto a dar fiato a tutti i malori dovuti ad una poca accorta gestione dei problemi derivati dalle pedonalizzazioni e dal poco che si sta facendo per il trasporto pubblico.Il sindaco non dia troppo retta a tecnici validi ma inadeguati a valutare l’impatto in termini sociali di condizioni di vita e qualità della vita delle scelte che si fanno.L’ascolto nel territorio significa anche predisporre strumenti adeguati all’ascolto,altrimenti prevarranno i campanilismi e gli interessi esclusivi di chi sa farsi ascoltare,a scapito di altri.

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