Cavalcare l’onda

Ettore Visibelli - 4 dicembre 2018

Pochi giorni fa, alla TV, mi è caduto l’occhio su un documentario sportivo, della serie “oltre ogni limite”. Si vedevano alcuni surfisti impegnati in una gara a livello mondiale che, non conoscendo io le regole del gioco, immagino fosse incentrata su chi riuscisse a rimanere più a lungo a cavallo sull’onda, combinando strategia e abilità sportiva nel correre sul crinale in movimento, in piedi su quella tavoletta, precaria, prima che lo inghiottisse l’onda, avvolgendosi su se stessa. Uno sport dove vince chi riesce a guardare oltre il rischio di sprofondare nella schiuma del mare che sta per frangere. Quello che ha ha la capacità di intuire quale movimento, di lì a poco, assumerà l’onda alle sue spalle, per poterla sfuggire, sarà fra i vincitori. In una parola, è bravo chi riesce a cavalcare il cambiamento degli eventi, che sembrano incombere su di lui, sfruttandoli a proprio vantaggio.

Chiuso il lungo preambolo, è scaturita spontanea la similitudine del bravo surfista, con l’abilità del valente statista nel gestire in suo favore l’onda del cambiamento, prima che la spinta degli accadimenti renda impossibile qualsiasi tattica per volgere in positivo il mutamento dei fattori politici, economici, etici e comportamentali, che si avvertono inesorabili sopraggiungere, non tanto in patria, quanto piuttosto a livello internazionale, allargando lo sguardo lungo un orizzonte più vasto.

Esistono oggi questi statisti? Ne dubito, ma forse è presto per valutarli in negativo. Sarà il tempo e la storia a giudicarli. Quello che oggi si può già archiviare come passato già giudicato, riguarda i politici del dopoguerra, là dove, a livello nazionale, abbiamo avuto figure di spicco, capaci di gestire il Paese, lasciandosi alle spalle una dittatura a governo monarchico, vogliosi di  imboccare la via di una democrazia a conduzione repubblicana. Negli anni “50 del secolo scorso, svolsero il loro compito con sufficiente abilità, da destra a sinistra, nel riportare a galla un’Italia che usciva mal ridotta, moralmente e materialmente, dalla seconda guerra mondiale. Addirittura, l’Europa visse un approccio all’unità continentale, con il seme piantato costituendo la Comunità Europea Carbone & Acciaio, promossa da Francia e Germania, alla quale aderirono subito anche Italia, Paesi Bassi e Lussemburgo.

A livello mondiale, per reciproca paura o per malcelato buonsenso, dopo la tragedia di Hiroshima e Nagasaki, le grandi potenze si guardarono bene dall’impiegare l’energia nucleare a scopo bellico, limitandosi a mostrare i muscoli, l’un l’altra, con innumerevoli dimostrazioni, attraverso esperimenti che esplodevano bombe H e altri ordigni malefici nei più disparati deserti e atolli del mondo, riempiendo l’intero pianeta di radioattività, tanto che, a distanza di anni, oggi in tutti i continenti ne portiamo le conseguenze sulla salute. In chiave di nucleare, per tornare all’esempio di partenza, l’onda del cambiamento non fu cavalcata con la lungimiranza che la delicatezza del tema avrebbe richiesto.

Purtroppo, col miglioramento dell’economia mondiale, il divario tra ricchi e poveri è andato sistematicamente aumentando; né, da noi, l’onere di far fronte ai servizi primari del cittadino è stato equamente distribuito tra coloro che hanno pagato e continuano a pagare le tasse, trattenute alla fonte del reddito, e coloro che hanno evaso alla grande, continuando imperterriti a farlo, in quanto poco o mal controllati.

Infine, lo sperpero per il mantenimento delle clientele elettorali è andato formando un novero di assunti, rappresentanti un costo inutile, anziché una risorsa.

Ciò detto, non scrivo niente di nuovo che non sia sotto gli occhi di chi abbia voglia di chiedersi perché il debito italiano abbia toccato un primato, difficilmente imitabile dai Paesi che fanno parte della così detta élite mondiale, della quale – almeno finora –  abbiamo sempre fatto parte.

Oggi, però, l’onda del cambiamento esigerebbe una più fervida creatività da parte di tutti e soprattutto da parte di coloro che gareggiano cavalcando l’onda del cambiamento, forti del sostegno dei tifosi che hanno avallato, col voto, la loro voglia di vincere medaglie, perché più bravi di quanti li hanno preceduti.

Saranno capaci d’intuire cosa fare per cavalcare quell’onda? La risposta, ai prossimi anni.

Per il momento sento un rombo poco rassicurante alle spalle, mentre vedo avanzare una montagna d’acqua, per niente disposta a risparmiare chi sta gareggiando sulla instabile tavola, con indosso i colori nazionali. È altrettanto scontato che una loro sconfitta si ripercuoterebbe su tutti i cittadini italiani.

Ettore Visibelli 


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  1. vai Ettore!!!

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