“Ce lo sapevi che…?” Il Mostro di Ferro (Quarta puntata)

La rubrica dal “Trittico” «SIGNORI IN CARROZZA – Spaccati d'epoca “a cavallo” del Pubblico trasporto capitolino»
di Luigi Boccilli - 9 Aprile 2015

Lupi Famelici 

Gli imprenditori, nel dar vita il 27 giugno 1857 al Giornale delle Strade Ferrate, comunicano d’essere stata accolta la proposta della Società Generale delle Strade Ferrate Romane, di assegnare alla via ferrata Civitavecchia-Bologna la definizione di Pio-Centrale: (110) un’iniziativa chiaramente volta a glorificare il Pontefice che le vie ferrate aveva fortemente voluto e che ora continua pertinacemente a realizzare.

caricatura boccilli

Scopi dell’iniziativa erano stati (si scriverà il 26 giugno dell’anno dopo), di volersi…(111)

… promuovere lo sviluppo delle nostre ferrovie e l’incremento del commercio e della industria
nostra, venne fondato questo periodico che principalmente si occupa di articoli economici ed
industriali. Col riferire quanto accade in altri paesi riguardo a ferrovie, ed in specie per quel
che spetta alla economia ed amministrazione delle medesime, si volle iniziare il paese nostro
nella intima conoscenza di questi affari e dargli così una norma per apprezzare al giusto il valore
di queste grandi costruzioni.

In realtà, il Giornale dovrà molto spesso impegnarsi a smentire (tra l’altro sin dal primo numero) le false notizie fatte circolare a danno della Società:(112)

Non poche lagnanze si udirono, e si odono ancora, intorno alla lentezza con cui la Società
delle strade ferrate romane fa procedere i lavori nella sezione da Roma a Civitavecchia. Sebbene
tali lagnanze non meritino alcun riguardo, pure crediamo di fare osservare in proposito che
una strada ferrata non si costruisce in pochi giorni, né si rende possibile subito dopo la concessione di essa porre mano ai lavori.

Un’accusa, la lentezza, tanto più assurda, ove si pensi che la Società aveva iniziato i lavori di sterro della Roma-Civitavecchia ancor prima dell’esaurirsi degli espropri; e, ciò, sia per non incorrere negli onerosi risarcimenti per interessi e danni, sia (forse ancor più) per godere del milione di franchi che le sarebbero spettati, ove la linea fosse stata attivata prima del 31 marzo 1859.(113)

Il Direttore dei lavori, ing. Froyer, rincara la dose, parlando della difficoltà a condurre una «intrapresa di simil sorta (in) un paese come è l’Italia ove un tal genere d’industria è nascente, dove gli ostacoli sono innumerevoli, e dove l’esperienza non ha peranco avuto il tempo di svilupparsi».(114).

La situazione si complica con le dimissioni di Jules Mirès dalla direzione della Cassa Centrale; dimissioni così comunicate dal Giornale delle Strade Ferrate del 26 settembre 1857:(115)

Non è molto che fu annunciato dai giornali che il sig. n si era dimesso dalla direzione della
cassa generale delle strade ferrate. Questo fatto fu predicato da alcuni come muovente da ben
altre cagioni di quelle che vi avevano determinato l’illustre banchiere. La speculazione se ne
impadronì; seminò sospetti di sinistri, se ne vociferarono serie conseguenze anche per le nostre
strade ferrate, e le azioni di queste ribassarono del valore. Oh! la speculazione non guarda tanto
per sottile alla morale quando l’abbaglia il proprio profitto. Così converrebbe star sull’avviso né
lasciarsi facilmente prendere a’ suoi colpi di mano: poiché non di rado avviene ch’essa gitti nel
commercio e nell’industria tale allarme di cui se si domandasse una ragione non si troverebbe che nelle interessate mire di lei.

Lo stesso Mirès, nell’infervorato discorso rivolto agli azionisti nel corso dell’assemblea indetta per la circostanza, crucciato per critiche e dicerie, non si fa scrupoli a parlare di guerra anche in ambito industriale:

L’industria, o signori, ha gli onori suoi, al pari che la guerra. Operare cose grandi nell’industria
e nelle finanze è uno scopo tanto nobile e tanto attraente, quanto il compiere illustri cose
nelle lettere, nelle arti, nella politica.

Onori a parte, proprio di guerra si tratta, alla luce delle fameliche brame di imprenditori mai paghi d’assicurarsi appalti suscettibili di far loro godere di lauti profitti. E lo stesso Mirès, banchiere di vaglia, non può non trarre profitti dai propri investimenti, con gli inevitabili rischi che alla fine lo vedranno soccombere. Intanto, rassicura gli astanti sulle limitazioni al credito poste dal Governo francese, trattandosi – spiega – non già d’una «proclività contraria a quella, fino allora palesata a favore del credito e delle imprese industriali», ma di volersi così combattere gli speculatori. Nobili e fiere sono, altresì, le ragioni che gli fanno ritirare le dimissioni su richiesta e pressioni avanzate a nome di 400 possessori di 12.500 azioni:

Si danno dei casi nella via, o signori, nei quali il volere di un solo deve cedere a quello di tutti.
In me restano le mie convinzioni sull’avvenire: la manifestazione così generale della vostra
fiducia m’impone l’obbligo di proseguir l’opera che insieme incominciammo. Fate nuovamente
assegno sul mio zelo e sulla mia devozione. Mi stimerò felice, nella prossima assemblea, parlandovi
di ciò che prevedo e temo, potendovi dire: “Io m’ingannai”.

No, egli non s’era ingannato. Dicerie e speculazioni continueranno infatti implacabili, così come mai gli speculatori smetteranno di condizionare le azioni, guardandosene bene dal dimenticarsi anche di quelle ferroviarie. Né mancheranno i malumori dei nascenti gruppi industriali italiani, i quali mal sopporteranno che le commesse di materiali, locomotive e carrozze fossero ordinate solo all’estero.

 Il Capitalismo italiano è appena agli esordi, ma il coraggio di provarci evidentemente non gli manca, nella convinzione, come saggiamente Fenzi dirà a Digny: «… io non mi nascondo che la pillola sarà dura a farsi ingoiare dai francesi, che strepiteranno e non vorranno accettare, ma in fondo non credo che spingeranno le cose agli estremi per non rischiare il giusto sicuro, contro la speranza di avere di più».(116) Alla fine, saranno molti, in Francia, a soffrire per il fallimento della Banca di Mirès. Uno scandalo finanziario, che il suo esplodere tanto angoscerà gli azionisti e più ancora i risparmiatori, tra i quali ci sarà chi arriverà al suicidio.

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LibriBoccilli

Le notizie della presente Rubrica sono tratte (sintetizzate) dal “Trittico”

«SIGNORI IN CARROZZA – Spaccati d’epoca “a cavallo” del Pubblico trasporto capitolino» di Luigi Boccilli. L’opera, sviluppata in 990 pagine lungo tre volumi, è stata elaborata sulla scia di oltre 2.300 documenti per lo più originali d’epoca dal 1400 in poi.

Pubblicata in soli 100 esemplari numerati, ne sono rimaste solo 30 copie, possibili da acquistare – al prezzo speciale di € 90 ogni “Trittico” per i nostri Lettori – commissionandola al nostro Sito o direttamente all’Autore tramite la mail lboccilli@gmail.com

Luigi Boccilli

Luigi Boccilli

L’Autore, coerentemente con quanto scritto a p. 43 del I Libro…

Poiché non presumo di poter comunque rivendicare a mia volta quella perfezione tanto rara nelle opere prodotte dall’uomo ed ancor più irraggiungibile da me, formatomi all’università della strada e della vita più che negli atenei di Stato, prego il lettore di comunicarmi eventuali inesattezze alla mail lboccilli@gmail.com, per poterle rettificare in caso di ristampa.

… sarà grato a chiunque, rilevando delle improprietà, avrà la bontà di comunicargliele tramite il nostro Giornale o direttamente alla succitata mail.

Serenella

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