C’era una volta Arnoldo – Quei “Borghi” al centro… – “Condannato” Paolo Gabriele. E poi?

Fatti e misfatti di ottobre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 9 Ottobre 2012

C’era una volta Arnoldo

 "Di Francesco Totti – da ieri in libreria al prezzo di euro 12,50 – "E mò te spiego Roma, la mia guida all’antica Roma", Mondadori editore".

Mondadori editore? Quello del vecchio Arnoldo che fu? Proprio quello. Ma il vecchio Arnoldo non starà rivoltandosi nella tomba? Che si rivolti dove vuole. Anche per Mondadori editore, oggi, i valori da considerare non sono più quelli di una volta. Il vecchio Arnoldo leggeva prima il testo, poi andava a vedere chi glielo aveva proposto e senza fare il conto se ci avrebbe guadagnato o rimesso nel pubblicarlo? Altri tempi. Mondadori editore, oggi, legge prima chi glielo propone e, se chi glielo propone attirerà per qualche motivo lettori e assicurerà vendite su vendite, del testo chissenefrega. Mondadori editore, ma come lui tutti i grandi editori, non è più un produttore di cultura, insomma, ma un ragioniere interessato soltanto a far di conto e a guadagnare senza tante storie. Avanti, dunque, con calciatori, veline, cantanti, comici d’avanspettacolo, faccendieri, pentiti collaboratori di giustizia, politici. E che testi di ancora sconosciuti signori Rossi, specialmente giovani ancorché talentuosi, non vengano ad intralciare le rotative. Le rotative degli editori, sì, come le rotative che stampano euro alla Zecca. Con buona pace del caro, colto, intellettualmente onesto, vecchio Arnoldo. Il Mondadori di una volta.

Quei "Borghi" al centro…

"La società a responsabilità limitata "I Borghi" – hanno ricordato in simultanea "L’Espresso" e "Panorama" – è tuttora controllata dal segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, da suo figlio, dall’amico Valerio Toniolo ed è stata amministrata, dal 2007 al 2010, da quel Francesco Artenisio Carducci che è l’attuale capogruppo uscente dell’Udc alla Regione Lazio e che è stato anche assessore in Comune ai tempi della Giunta Rutelli".

Ma perché "L’Espresso" e "Panorama" hanno voluto ricordare questo fatto? Perché significativo in quanto questi "Borghi" sono riusciti ad ottenere, negli anni, buoni uffici e finanziamenti pubblici straordinariamente trasversali: nel 2005, con l’ "aiutino" dell’allora presidente della Provincia di Roma, il pd Enrico Gasbarra, ottengono la concessione esclusiva (fino al 2017) dell’Auditorium in via della Conciliazione e, per i relativi restauri, ottengono un milione e 200 mila euro dalla società per azioni "Arcus" controllata dal Tesoro; tra il 2006 e il 2009, dalla Giunta regionale di Piero Marrazzo, ottengono committenze per un milione e mezzo; a seguire, dalla Giunta di centro-destra di Renata Polverini, un milione e 300 mila euro (a trattativa privata) per attività culturali fino al 2013; dall’allora capogruppo regionale pdl, Franco Fiorito, ottengono 12 mila euro per una manifestazione e nel 2011, sempre dal Pdl, ottengono la scelta dell’Auditorium per il suo congresso; intanto, dalla Provincia guidata dal pd Nicola Zingaretti, ottengono 300 mila euro (senza gara) per l’affitto dell’ormai famoso Auditorium in sua concessione, dieci giornate l’anno fino a tutto il 2012. Un po’ di qua, dunque, e un po’ di là. Un po’ a sinistra e un po’ a destra. Restando furbescamente al centro. Lui, suo figlio, il suo amico Francesco Artenisio Carducci, l’Udc. E anche "I Borghi". Roba davvero dell’altro mondo. Perchè, in ogni parte di questo mondo, i borghi sono sempre stati in periferia e mai al centro…

"Condannato" Paolo Gabriele. E poi?

"Per Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo pontificio rinviato a giudizio per il furto di importanti documenti vaticani – è stata la sentenza letta "in nome di Sua Santità Benedetto XVI gloriosamente regnante, invocata la Santissima Trinità" – la condanna è di un anno e sei mesi".

Per Paolo Gabriele, dunque, non solo la Santissima Trinità, invocata, è stata così buona e comprensiva da suggerire alla Corte appena un anno e mezzo di domiciliari di fronte ai sei anni di carcere che potevano essergli comminati. Per lui, ora, già si parla della grazia che, di qui a poco, dovrebbe venirgli da Sua santità Benedetto XVI gloriosamente regnante. Anche lui buono e comprensivo, perciò, nonostante ingloriosamente derubato. E nonostante il suo infedele servitore, che continua a proclamarsi incredibilmente a lui fedele, non abbia mai voluto confessare – almeno ai giudici – i nomi dei suoi colpevoli complici. Che non possono non esserci stati non foss’altro perché Paolo Gabriele non è persona in grado di comprendere l’importanza dei tanti documenti trafugati e, in particolare, di quelli scritti in quella lingua tedesca che lui non conosce neppure un po’. Anche se l’ufficio del pubblico ministero vaticano ha fatto sapere che non esiste alcuna prova su eventuali complici. Beh, certo, soprattutto se le prove non vengono cercate. E non vengono cercate non per volontà dello Spirito Santo.


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