Certificati a vista anche per esuli giuliano-dalmati

Cavallari: "superato grande limite burocratico"
Enzo Luciani - 23 Ottobre 2012

«Da oggi anche gli esuli giuliano-dalmati possono ottenere a vista, presso gli sportelli demografici di tutti i municipi di Roma, il proprio certificato di nascita. Grazie all’aggiornamento dell’anagrafe della popolazione residente a Roma e all’informatizzazione dei relativi servizi, finalmente superiamo quel grande limite burocratico che costringeva chi è cittadino italiano, nato su suolo italiano, a vedere impropriamente indicato uno stato estero come riferimento del proprio luogo di nascita, impedendo di ottenere a vista le certificazioni di cui aveva bisogno». Lo dichiara, in una nota, l’assessore all’Anagrafe, Enrico Cavallari.

«Gli italiani nati in uno dei comuni che facevano parte della Venezia Giulia e della Dalmazia italiana (il cui territorio, dopo la seconda guerra mondiale, venne assegnato alla Jugoslavia), infatti, nonostante fossero nati in un’area che all’epoca costituiva territorio italiano, hanno dovuto sopportare una serie di disagi poiché avevano l’obbligo di recarsi presso l’anagrafe centrale ed attendere tempi più lunghi per il rilascio del proprio certificato di nascita. Tutto questo perché il programma informatico non riconosceva i comuni dell’area istriana giuliano-dalmata tra quelli italiani. Per lunghi anni, dunque, l’unica alternativa per l’emissione della certificazione è stata quella di indicare il cittadino come nato all’estero sulla base dell’attuale situazione geografica» aggiunge Cavallari.

«Questa soluzione – conclude Cavallari – è stata comprensibilmente rifiutata e sofferta dai cittadini interessati, orgogliosi di essere italiani in quanto nati, all’epoca, in territorio italiano. Oggi siamo fieri di aver restituito loro il diritto alla propria identità e di aver sciolto il nodo con la burocrazia, cosa che ci permette di rilasciare agli interessati il certificato di nascita a vista in tutti i municipi della città nonché l’estratto di nascita in 72 ore, qualora l’atto di nascita sia stato trascritto nei registri dello stato civile di Roma Capitale».

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