Rinnovamenti economici, culturali e sociali all’ombra della Cervelletta

Venerdì 18 gennaio presso la Biblioteca Vaccheria Nardi si è avviato il ciclo di incontri per il 2019
Coordinamento Uniti per la Cervelletta - 23 Gennaio 2019

L’incontro mensile che il coordinamento Uniti per la Cervelletta organizza dal maggio 2018 in collaborazione con “Bibliotu” (le Biblioteche di Roma) hanno il pregio di spaziare nel tempo e su temi diversi; ma, sempre, legando l’interesse dei tanti cittadini alla storia e alla cultura  del Casale della Cervelletta, quel meraviglioso casale turrito diventato ormai vessillo della battaglia culturale dei cittadini del IV e del V Municipio di Roma.

Venerdì 18 gennaio presso la Biblioteca Vaccheria Nardi in via Grotta di Gregna si è avviato il ciclo di incontri per il 2019 (si concluderà a luglio) affrontando il tema delle importanti trasformazioni che si realizzarono nelle feudali tenute della Cervelletta, della Rustica (entrambi della famiglia Borghese) e della Sapienza.

”In questi territori tra il 1890 e il 1920 si realizzarono importanti rinnovamenti economici, culturali, sociali” – ha detto Giovanni Fornaciari – introducendo e presentando gli ospiti della serata. Il rinnovamento che si realizzò all’alba del novecento, trovava origine  nella bonifica dell’agro romano, nell’alfabetizzazione dei contadini, nella sconfitta della malaria e nella trasformazione  dei modelli produttivi dell’agricoltura e  dell’allevamento. Le rivendicazioni  sociali, seppure diversificate, fu l’enzima di quel progresso riassunto nel titolo della serata: chiesa, case, scuola.

Cervelletta: nel 1912 nasce la parrocchia

“Alla Cervelletta, il cappellano è costretto a celebrare la messa sotto una tettoia presso il casale o nella nuova vaccheria o all’aria aperta. Ma in tali condizioni la popolazione abbastanza numerosa  mormora e il danno non è poco poiché mancando la comodità nessuno più si confessa né fa la S. Comunione”.

E’ la protesta  che padre Candido Ferruccio rivolge ai superiori della chiesa nel 1910 e che troverà ascolto presso il Papa Pio X e presso i Salvati  proprietari della tenuta . Tra il 1911 e il 1912, su terreno donato dai Salviati ,  con fondi e benedizione del Papa sorge la prima chiesa in Agro Romano. Così nacque  la parrocchia della Immacolata Concezione a Cervelletta, con una giurisdizione di 50 Km quadrati, accogliendo per almeno un ventennio i “fedeli di Ponte Mammolo, Torre Ponticello, Tor Cervara, Bocca di Leone, Tor Sapienza , Benzone, Rustica, Cervelletta e Salone vecchio” che vi giungevano con la ferrovia Roma Sulmona.

La relazione sulla storia della piccola e quasi sconosciuta chiesa, piacevole eccezione nel panorama di edifici e capannoni del territorio, è stata accompagnata  dalle slides tratte dal lavoro di C. Calci e A. Rossilli (“La chiesa dell’Immacolata alla Cervelletta e l’opera pittorica  di G.B. Conti”) mettendo in risalto la pregevole fattura architettonica e le originali decorazioni interne del giovane pittore Conti.

Michele Testa

Era dunque  assicurato Il conforto religioso ancora fermo agli schemi paternalistico–caritativi del clero. Restavano insoluti i problemi più propriamente sociali dei contadini, anzitutto le case e i servizi.

La fondazione di Tor Sapienza: Michele Testa

Su questo tema si è brillantemente cimentata Rita Mattei illustrando la nascita della borgata di Tor Sapienza e intrecciandola con la vita del suo artefice Michele Testa, profondo osservatore della realtà, spirito innovatore, di grande rigore morale e sociale.

Geometra, dopo sposato, riesce ad entrare nelle Ferrovie, interessandosi alle dure  condizioni di lavoro dei ferrovieri (turni di 12 ore al giorno!) diventandone delegato sindacale. Per permettere ai figli di studiare chiede l’avvicinamento a Roma, ma  gli viene affidata la stazione di Tor Cervara, zona malarica ed è proprio qui che si interessa alla redenzione dell’Agro Romano.

Dal 1918 al 1921 Testa lavora per la bonifica del territorio e per formare una cooperativa di abitazioni che viene chiamata “Cooperativa Tor Sapienza per la redenzione dell’Agro Romano”: è composta da 25 soci, ognuno dei quali ha in gestione un pezzo di terra  su cui in seguito  viene costruita una casa rurale.

La borgata di Tor Sapienza viene inaugurata il 20 Maggio 1923. Testa rifiuta  e contrasta qualsiasi tipo di speculazione su questi terreni, lottando per un quartiere a misura d’uomo, richiedendo un secondo mutuo per la realizzazione di un cimitero, un teatro, un campo sportivo, un sistema fognario, la rete idrica, la rete elettrica e tutti i servizi essenziali.

Ma siamo già nel fascismo e  il regime, per  accaparrarsi case e terreni, per speculare, per intitolarsi lo sviluppo di quel territorio non può tollerare la figura di Michele Testa che viene perseguitato e più volte aggredito  dalle squadracce fasciste. Nel Settembre del 1923 viene estromesso dall’impiego di ferroviere, costretto a dimettersi dal ruolo di presidente della cooperativa e da questa espulso per aver chiesto la revisione dei conti (soldi destinati ai servizi  e invece utilizzati per costruire la  caserma dei carabinieri), infine mandato al confino.

I  lotti di proprietà della cooperativa vengono ripartiti tra i seguaci del fascismo; si costruisce  intorno all’Acquedotto Vergine con permessi provvisori. La zona di Tor Sapienza perde via via il carattere agricolo e di comunità.

Il 22 maggio 1944 Tor Sapienza viene occupata dalla milizia tedesca e utilizzata come deposito di munizioni, la famiglia di Michele Testa viene aggredita e i suoi libri bruciati. Nel giugno del 1944 il deposito di munizioni viene fatto brillare dai tedeschi in ritirata: crolla completamente la torre.

Michele Testa muore a Tor Sapienza il 24 settembre del 1944 assistito da tutto il quartiere.  La borgata è cresciuta e già nel ’24 contava 200 residenti, con una sessantina di bambini in età scolare.

Nasce la prima scuola rurale

Si pone  il problema della scuola la cui storia complicata viene raccontata, con tenerezza,  da  Fiorella Tolazzi, già maestra alla scuola Gesmundo.

Promotore della prima scuola rurale fu tenacemente caldeggiata dal direttore didattico prof. Ermanno Leoni che ne fa richiesta nel settembre del 1924: “… gli alunni che intendono frequentare la scuola debbono percorrere a piedi 2 chilometri di pessima strada di campagna, per raggiungere La Rustica, località vicina dove esiste un’unica sezione di Scuola diurna, gestita dall’associazione culturale Ente Scuole per i Contadini dell’Agro Romano e delle Paludi Pontine”.  E’ l’incipit della scuola elementare che tuttavia nel novembre 1924  viene  collocata in due locali di un villino di proprietà di Guido Proietti-Rossetti: con un’unica aula, doppi turni o a giorni alterni.

La borgata cresce e l’iscrizione dei bambini sale a 103 e così viene concessa in affitto una seconda aula. Si passa nell’anno scolastico 1925-1926 a 121 alunni e nel successivo anno a 141 iscrizioni. Le due aule, scriveva il direttore Leoni “erano insufficientissime”. Per risolvere la drammatica situazione giunge l’offerta di un terreno di proprietà del signor Americo Proia, Presidente della Cooperativa Tor Sapienza C.T.S. Inizialmente l’offerta viene caldeggiata e accolta dal Governatorato, ma ecco che Michele Testa (emarginato dalla cooperativa ma sempre vigile sulla realtà della borgata)  denuncia il tentativo di speculazione sull’affitto : “Tanto perché non si faccia scempio del pubblico denaro e della fiducia mal riposta, dall’ E.V. e del Rettore del ramo in funzionari  compiacenti”. L’Amministrazione riconosce la validità della denuncia, revoca l’affitto e diffida il proprietario.

Nel 1927 si registrano 186 iscrizioni e la scuola elementare rurale di Tor Sapienza  continua ad utilizzare tre angusti locali. Protesta il direttore didattico Leoni :  “Non corridoi sufficienti, non posti adeguati di latrine, non accessori di ripostiglio, di biblioteca, di Direzione, di vestizione, di guardia profilattica e medica, nulla. Si soffoca con orari alternati e ridotti.”

La situazione diventa insostenibile e nell’anno scolastico 1928-1929 la popolazione scolastica raggiunge  il significativo numero di 244 iscrizioni. Una soluzione improvvisa è l’offerta di vendita o affitto del villino del signor Giuseppe Perini con una lunga e complicata trattativa con il Governatorato. Il Perini subirà gravissimi danni economici da questa vertenza e l’assillante problema dei locali scolastici nella borgata troverà definitiva soluzione solo nel novembre del 1938, con  l’inaugurazione e la benedizione delle aule scolastiche. Finalmente alunni, insegnanti e Direttori didattici della scuola elementare e della scuola di avviamento al lavoro agrario avranno, dopo tante «angustie», dignitosa accoglienza in quell’edificio considerato da tutti «la Perla dell’Agro Romano».

Coordinamento Uniti per la Cervelletta


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